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Infortuni lavoro, il governo cambia la legge

Autore: . Data: lunedì, 23 marzo 2009Commenti (0)

In settimana le modifiche in Consiglio dei ministri. Le multe per le imprese inadempienti saranno più leggere e sparirà di fatto l’ipotesi di arresto a favore di un sistema che preveda l’alternativa con l’ammenda

mortibiancheMulte più leggere per gli imprenditori che sgarrano, pressochè scongiurato il pericolo di arresto per i casi di inadempienza più grave, “rimodulazione” degli obblighi per il datore di lavoro, potenziamento del ruolo della bilateralità, introduzione di misure di semplificazione relative, per esempio, alle comunicazioni all’Inail.

Quando un’agenzia stampa, l’Apcom, ha anticipato venerdì scorso le linee-guida del dietro front del governo riguardo al Testo Unico sulla salute e la sicurezza (legge 123/08) varato un anno fa dal centrosinistra, il ministro Sacconi si è affrettato a smentire. Sostenendo che la discussione, in vista del prossimo Consiglio dei ministri che si occuperà dell’argomento-infortuni, è ancora in corso.

In realtà, nella relazione di accompagnamento ai provvedimenti di attuazione del Testo Unico medesimo (resi noti dallo stesso governo) trovano sostanzialmente conferma le anticipazioni giornalistiche.

In effetti, il governo avrebbe preferito far saltare in modo più soft il banco di una normativa considerata da sempre troppo severa nei confronti delle aziende.

Tanto è vero che i cambiamenti sarebbero stati inseriti all’interno dei cosiddetti “decreti attuativi” della “123” (vale a dire le disposizioni necessarie a concretizzare alcuni aspetti della normativa finora non applicabili), facendo comunque in modo di “picconare” le misure sanzionatorie (rigettate da Confindustria in quanto “punitive”).

Le disposizioni “integrative e correttive” alla legge sono raccolte in un nuovo testo che, compresi gli allegati al decreto legislativo, conta oltre 170 articoli.

Rispetto alla versione originaria, e in particolare a proposito delle nuove sanzioni introdotte, il governo nella relazione di accompagnamento osserva che “non è certo introducendo la sanzione dell’arresto che si realizza l’obiettivo di innalzare i livelli di tutela negli ambienti di lavoro”.

Ecco allora che l’esecutivo si propone di “eliminare le ipotesi del solo arresto a favore di un sistema che privilegi l’applicazione di sanzioni che prevedono l’alternativa tra arresto e ammenda”.

Risulterà assai più difficile effettuare l’arresto anche per i casi di aziende ad elevato rischio industriale, quelle sottoposte alla “direttiva Seveso”. Per esempio: centrali termoelettriche, impianti e installazioni dove è presente il rischio di radiazioni ionizzanti, fabbriche di esplosivi, miniere con più di 50 addetti, case di cura e ricovero con oltre 50 addetti, cantieri temporanei con più di 200 uomini-giorno e attività che espongono a gravi rischi biologici, ad agenti cangerogeni e all’amianto.

L’articolo 31 del nuovo testo, che sostituisce il numero 55 del precedente (“sanzioni per il datore di lavoro e il dirigente”) alleggerisce, come detto all’inizio, anche le multe: quelle relative al primo comma passano da 5-15mila a 2.500-6.400 euro, quelle del terzo comma a carico del datore di lavoro si riducono da 3-9mila a 2.000-4.000mila euro.

Tra le novità del nuovo testo c’è il potenziamento della “bilateralità”. In pratica, gli enti bilaterali potranno certificare che le norme in azienda siano ben applicate andando, così, verso una sorta di privatizzazione di funzioni più strettamente pubbliche.

Il nuovo testo propone poi una riscrittura dell’articolo che regola la sospensione dell’attività imprenditoriale “in modo da eliminare – si legge ancora nella relazione – una serie di problemi operativi. In particolare, eliminare qualsiasi discrezionalità nell’adozione del provvedimento sanzionatorio e di rendere attuale, dopo l’abolizione dei libri matricola e paga, il parametro relativo al lavoro irregolare”.

Va ricordato che proprio l’abolizione dei libri “matricola” e “paga”, decise dal governo pochi mesi dopo l’insediamento a palazzo Chigi di Silvio Berlusconi, aveva suscitato molte polemiche.

Infatti, i critici sostenevano che l’attività degli ispettori non ne avrebbe di certo giovato: decadendo l’obbligo per l’imprenditore di dover esibire quei due libri durante un controllo a sorpresa, il datore di lavoro poco avvezzo a rispettare i diritti del lavoro avrebbe potuto agilmente dare disposizioni in un secondo tempo al proprio commercialista per provvedere frettolosamente alla messa in regola. Evitando così guai maggiori.

Ulteriori novità riguardano anche la redazione del “Duvri”, il documento unico di valutazione dei rischi da interferenza delle lavorazioni.

Secondo l’esecutivo, il Duvri dovrà essere “correlato all’esistenza di un contatto rischioso tra le lavorazioni” e, quindi, non si applicherà “alle mere forniture di materiali, ai servizi di natura intellettuale e ai lavori la cui durata non sia superiore ai due giorni”, a meno che non sussistano rischi da interferenza derivanti dalla presenza di agenti chimici, cancerogeni, biologici ed esplosivi.

Questa misura, in concreto, si traduce in una riduzione di costi e oneri per le imprese.

Le opposizioni non hanno reagito allo stesso modo alle intenzioni del governo sul tema-infortuni.

Critico ma attendista Cesare Damiano, parlamentare del Pd e ministro del Lavoro durante il governo Prodi: “Aspettiamo di vedere la versione definitiva del decreto correttivo che verrà presentato dal governo per dare un giudizio circostanziato, ma le scelte compiute dall’esecutivo in questi mesi su questa materia non ci lasciano per niente tranquilli”.

Il Pd, ha aggiunto, non si oppone a correzioni “là dove il testo presenta inesattezze o necessità di chiarimenti ma sarebbe inaccettabile uno stravolgimento dell’impianto normativo. La guardia – ha concluso – non va abbassata perché, nonostante i risultati conseguiti grazie alla lotta contro il lavoro nero, voluta dal governo Prodi e alla nuova sensibilizzazione che si è prodotta, la battaglia contro gli infortuni e per l’integrità psicofisica dei lavoratori non è ancora vinta”.

Assai più duro Gianni Pagliarini, responsabile Lavoro del Pdci e presidente della Commissione Lavoro della Camera nella scorsa legislatura: “Chi ha mostrato nei mesi scorsi grande preoccupazione per le picconate al Testo Unico ha avuto ragione”.

I “goffi” tentativi di smentita del ministro Sacconi, ha continuato Pagliarini, “non cambiano la realtà: il governo intende stravolgere la natura della legge in particolare sul terreno sanzionatorio venendo incontro alle esigenze della parte peggiore del sistema delle imprese e complicando ulteriormente il lavoro quotidiano degli organismi ispettivi”.

Il governo, inoltre, “pone lacci e lacciuoli anche all’attività di prevenzione, fortemente legata agli interventi repressivi, decidendo di destrutturare il complesso intervento politico-giuridico intrapreso nella scorsa legislatura nel tentativo di porre un freno al dramma quotidiano delle morti bianche”.

A palazzo Chigi “continuano a pensare che gli infortuni sul lavoro siano conseguenza di ‘fatalita’ e agiscono di conseguenza. Perciò mentre versano lacrime di coccodrillo ogni volta che si verifica una strage in una fabbrica o in un cantiere – ha concluso l’esponente del Pdci – lavorano concretamente per peggiorare le condizioni di vita e di salute degli operai”.

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