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Informazione dopata e stupro della Caffarella

Autore: . Data: martedì, 10 marzo 2009Commenti (0)

La “faccia da puglie” è scomparsa o quasi dalle cronache, ma adesso negli articoli sullo stupro della giovanissima ragazza a Roma sono arrivati “il biondino” e il “supertesimone”.

frankensteinIeri udienza di due ore davanti al Tribunale del riesame, presieduto da Francesco Taurisano, per decidere della scarcerazione dei due sospettati. Forse oggi la decisione.

Il pm, Vincenzo Barba, ha sostenuto la necessità del mantenimento della custodia cautelare in carcere per Alexandru Isztoika Loyos e Karol Racz. Il magistrato ha detto che la confessione di uno dei gli imputati, successivamente ritrattata, deve essere considerata comunque veritiera. I test del Dna non confermano, anzi smentiscono la presenza dei due rumeni sul luogo, ma il Pm ha obiettato che ”si tratta di dati contenuti in una relazione preliminare e, quindi, non definitivi. La polizia scientifica ha operato bene, ma ci sono ancora dei punti da chiarire e degli esami da ultimare. Sono stati anticipati dei risultati, ma devono essere ancora motivati”.

Poi Barba ha concluso: “Sono convinto che i due romeni fossero nel parco della Caffarella. Se non sono stati loro a compiere la violenza sessuale hanno assistito o fatto da palo”.

Le edizioni on line dei giornali più importanti titolavano nel pomeriggio di ieri “Testimone riconosce i romeni. Il pm: Restino in carcere” oppure “Caffarella, il pm conferma le accuse: C’è un altro testimone, era al parco”, “Caffarella, spunta un testimone. Il Pm: Non scarcerate i rumeni”.

Ma come stanno le cose, almeno per quanto riguarda il “supertestimone”? Un medico, nel pomeriggio del 14 febbraio, faceva jogging nel parco della Caffarella. L’uomo era stato sentito in un procedimento del pm Tiziana Cugini per la rapina ed il furto di telefoni cellulari avvenuto nel parco quel giorno ed aveva parlato di due uomini dell’est europeo incontrati nel parco e dal quale era stato infastidito poichè si erano seduti sui suoi attrezzi. La circostanza fu comunicata dal magistrato al collega Vincenzo Barba, titolare del fascicolo sulla violenza sessuale. Risentito dalla squadra mobile il medico ha confermato i fatti. Solo che ha identificato Alexandru Isztoika Loyos e Karol Racz  da fotografie e sono giorni che continua  il martellamento di stampa con immagini annesse.

Lorenzo La Marca, difensore di Karol Racz, ha detto: ”Agli atti dei riesame ci sono le testimonianze di cinque persone che scagionano Racz, sono testi che riferiscono di altre persone in grado di confermare il suo alibi, ma il pm ha cercato di screditare queste persone oggi in udienza”. L’avvocato ha riferito che agli atti depositati dal pm c’è una nota della questura di Roma nella quale si fa riferimento ad uno ”stratagemma messo in atto dalla polizia per screditare un testimone. Mentre era negli uffici della questura gli hanno chiesto l’ora – ha riferito La Marca – e il teste ha risposto che non aveva l’orologio. Insomma un tentativo di gettare discredito sulla attendibilità di questa persona quasi sostenendo che se non hai l’orologio non puoi riferire di un alibi perchè non puoi indicare un orario”.

L’avvocato, quindi ha aggiunto: “Non ci sono elementi per tenere in carcere Karol Racz. Lui con quella violenza sessuale al parco della Caffarella non c’entra proprio nulla. E’ stato tirato in mezzo perche’ è il più fesso del gruppo. Isztoika, picchiato e torturato dopo l’arresto, doveva fare un nome sulla base della querela della ragazzina e ha fatto quello del romeno più onesto e più poveraccio (‘faccia da pugile’, ndr)”.

La Marca dopo l’udienza era seccato per la situazione e si è sfogato con i giornalisti: “Nel fascicolo del pm sono stati prodotti gli interrogatori di alcuni cittadini indicati da Racz come alibi e costoro hanno confermato che lui era al campo con loro quando avvenne lo stupro alla Caffarella. La procura ha cercato di smontare la versione di questi testimoni producendo intercettazioni ambientali fatte in Questura peraltro incomprensibili”.

E ancora: “Sono rimasto sconvolto quando il pm Barba ha detto che gli esiti degli esami del dna, favorevoli ai due romeni, devono rientrare nel libero convincimento dei giudici, negando qualsiasi valore probatorio a una prova scientifica di tale significato. Per il pm, i giudici del riesame devono valutare altri elementi, non quelli ricavati dalla prova scientifica”.

Il legale ha anche affrontato un tema delicato: “Il fidanzatino della ragazza violentata, risentito in Questura dopo il ritrovamento al bar dell’impermeabile con cui era stata coperta la 14enne, ha di fatto modificato la versione originaria che la minorenne aveva rilasciato alla polizia e su cui, poi, si è strutturata la confessione di Isztoika. Quello che è avvenuto prima dello stupro, così come raccontato nella querela dalla ragazzina e poi ribadito dal romeno, indottrinato a suon di botte, è stato raccontato” in modo diverso dal fidanzatino, che ha aggiunto “altri particolari sul luogo dell’aggressione e sulle modalità di approccio”.

I dettagli della versione del ragazzo non combaciano con la confessione ritrattata dal rumeno. Non solo ma agli atti risulta, ha insistito La Marca, che “lo stesso ragazzino, in sede di ricognizione fotografica, si sia detto ‘estremamente certo’ che uno degli aggressori fosse Ciprian”, un uomo al quale mancano alcune dita di una mano.

Il penalista, parlando del nuovo ‘supertestimone’ ha concluso: “Si tratterebbe di un passante che ha visto due romeni quella sera al parco. Costui non solo non ha assistito allo stupro, ma è stato condizionato dalle foto dei due indagati che da giorni ‘spopolano’ su tutti i quotidiani”.

L’atteggiamento del media è incomprensibile. Dai dati di fatto la situazione appare confusa ed i soli punti certi sono i riscontri scientifici, perchè a meno di clamorosi errori l’esame del Dna non lascia spazio ad interpretazioni. Tuttavia l’informazione insiste coi i termini ad effetto. “Il  biondino”, dopo aver largamente usato “faccia da pugile”, “i mostri”. La domanda è: in un processo per reati connessi al mondo della politica o della finanza qualcuno scriverebbe mai “l’uomo dai capelli trapianatati” o “lo squalo di Parma”. E in passato si sarebbe detto “il diabetico latitante”.

Le parole indicano un sentimento o un orientamento e suggeriscono valutazioni da parte dei lettori. Aggettivi, toni ossessivi, insinuazioni, supposti dubbi. Basterebbe riguardare il materiale trasmesso da ‘Porta a Porta’ ieri sera. A questo si aggiunge la necessità di indicare a tutti i costi svolte, novità, notizie strabilianti.

L’udienza di ieri è stata quasi banale, perchè le parti sono limitate ad elencare fatti ancora tutti o quasi da dimostrare ‘al di là di ogni ragionevole dubbio’. Era dedicata semplicemente a convalidare le prove, se c’erano.  Vedremo oggi, con la decisione del Tribunale se l’accusa ha basi solide.

In questo caso giudiziario i dubbi sono moltissimi, almeno fino ad ora. Il pericolo di ‘usare’ un episodio per raccontarlo in chiave razzista e discriminatoria.

Lo stupro della ragazza alla Caffarella è un atto orribile e del tutto estraneo alla nazionalità della vittima e dei colpevoli. Come sempre quando si parla di crimini. Speriamo la stampa italiana impari a ricordarlo.

E la televisione ad evitare di sentirsi tribunale, cercando l’essenza delle cose, non sotituendosi alla giustizia. Ma è più ‘divertente’ risostruire modellini di case e ‘scene del crimine’ o giocare a Sherlock Holmes. Anche perchè c’è chi guarda, gli ascolti crescono e se ne giova ‘la notorietà’ dei ‘giornalisti’.

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