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In Spagna ancora un successo della comunità gay

Autore: . Data: venerdì, 13 marzo 2009Commenti (0)

La Federazione dei collettivi Lgtb ha sostenuto la fondazione di una Camera di Commercio dedicata alle imprese gestite da gay, lesbiche, transessuali e bisessuali. Ancora un segnale di modernità del Paese.
spagnaL’ iniziativa intende dare maggiore visibilità a un business che riguarda il 6,5 per cento della popolazione spagnola con un potere di acquisto di 72 miliardi di euro l’anno, pari al Pil delle Baleari e di Valenzia messi assieme.

A dare notizia dell’istituzione della nuova Camera è il neo-presidente, l’economista Josè Vila, citato dall’agenzia Efe. Con l’iniziativa, ha spiegato Villa, gli imprenditori e i commercianti del collettivo Lgtb mirano a rafforzare il proprio business e ad avviare vincoli con imprese Lgtb-friendly, marchi eterosessuali amici che rispettino i ”valori di diversità e inclusione”.

Oltretutto, in un momento di crisi economica come quello attuale, l’unione fa la forza. La Camera punta a stabilire contatti con grandi imprese, con ”un’autentica coscienza di integrazione”, per offrsire servizi di consulting o avviare collaborazioni.

Al riguardo Villa ha citato i casi della banca ING Direct e dell’IBM. La Camera di Commercio Lgtb ha previsto anche l’organizzazione di seminari, cicli di conferenze, iniziative sociali e l’avvio di una pagina web di consultazione.

Avrà sedi a Madrid, Barcellona e Lisbona, oltre a promuovere un Circolo di Economia e Business. La comunità omosessuale, che in Spagna è uscita dall’isolamenro anche grazie alle riforme introdotte dal governo Zapatero, tra le quali la legalizzazione delle unioni, va guadagnando visibilità di pari passo con la conquista dei diritti sociali.

La popolazione omosessuale è un buon ‘mercato’ e si moltiplicano i negozi Glbt (gay, lesbiche, bisessuali e transessuali) e le offerte specializzate di compagnie di viaggi, tour operatori, linee aeree o di crociera, ma di holding come Visa, Ibm o Google dirette a questo target che, seppure estremamente variegato, secondo le indagini di mercato non solo spende di più, ma anche suggerisce nuove tendenze.

Madrid ha proseguito nella libealizzazione dei diritti civili degli omosessuali, fin dalla movida gay degli anni Ottanta, quando Pedro Almodovar con la sua schiera di drug queen andavano in giro a esibirsi nei bar o locali rock eterofriendly.

Dai bar a quei tempi circondati dallo scetticismo, se non dalla diffidenza, alle gallerie d’arte di oggi o al quartiere di Chueca, colonizzato venti anni fa dalla comunità omosessuale e adesso completamente risanato, disseminato di hotel, ristoranti, centri di benessere, negozi di design e d’abbigliamento, fiorai e sedi di aziende di una certa importanza.

Nel Gaixample di Barcellona, come è stato ribattezzato il quartiere gay, l’Hotel Axel inaugurato nel 2003, dove sono benvenuti i Glbt di tutto il mondo, ha avuto un tale successo che il promotore Juan Julia ha investito 13 milioni di euro per l’apertura di un secondo albergo a Berlino e ha creato un fondo di investimenti per l’Axel di Buenos Aires, che si dedica anche all’acquisto di appartamenti.

Ma lo stesso avviene a Stiges, Masplomas, Ibiza o nelle Canarie, tradizionali destinazioni estive per gli omosessuali, dove per molte catene alberghiere è finita la discriminazione ed esistono offerta dedicate a questa nicchia del mercato, finora ignorata per il timore di perdere la clientela tradizionale.

Da oggi una Camera di Commercio, lontana anni luce dal ritardo iltaliano.

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