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Il processo Meredith: la tragedia dell’informazione

Autore: . Data: lunedì, 30 marzo 2009Commenti (0)

La crisi della stampa italiana è una delle cause principali della confusione che dilaga nel Paese. Nella conaca del ‘Corriere Della Sera on line’ e de ‘la Repubblica’ lo stesso fatto, oggettivo ed incontrovertibile com’è un atto processuale, è stato raccontato in modo diametralmente opposto.

stampaIl processo per l’omicidio della studentessa inglese, avvenuto a Perugia il 1 novembre di due anni fa, ha catalizzato l’interesse dei media, che si sono sentiti liberi di scrivere sull’argomenti di tutto e di più. Dell’affaire capire cosa sia vero e cosa falso, cosa credibile e cosa no è impresa titanica.

Un fatto è certo: due persone sono in prigione e la loro vita è stata offerta alla curiosità dei lettori senza alcuna cautela. Alcuni giornali ‘colpevolisit’, altre tv ‘innocentiste’, tutti ‘esperti’ del caso. Eppure i processi si dovrebbero fare nei tribunali e le notizie dovrebbero essere date ai cittadini per informarli, non per orientarli.

Tuttavia, sabato nell’aula del processo di Perugia si è verificato un accadimento interessante. Se, per ipotesi, lo stesso trattamento subito dalla cronaca di quel giorno si applica anche al ‘pericolo stranieri’, al ‘testamento biologico’ o all’attività del governo, si potrebbe scoprire che nessuno sa più con certezza nulla di vero. Come possono gli elettori essere consapevoli se non conoscono la realtà dei fatti?

Gli avvenimenti. Come ha raccontato una fase del processo il ‘Corriere della Sera on line’? Dall’articolo non firmato: “Sul banco dei testimoni è salito anche un clochard che frequentava piazza Grimana, la piazza sovrastante il casolare degli orrori di via della Pergola. Il teste ha confermato – come nei verbali della Procura – di aver visto, la notte dell’omicidio di Metz, Amanda e Raffaele insieme, in più ha aggiunto che “i due giovani guardavano con fare sospetto verso l’abitazione di via della Pergola”. Un testimone dunque importante, perché smonterebbe l’alibi dei due fidanzatini e proverebbe un coinvolgimento diretto sempre dei due indagati sull’azione dell’omicidio. Però il clochard ha commesso in aula qualche passo falso: nei verbali aveva ribadito di aver visto Amanda e Raffaele intorno alle 23, mentre oggi, dopo diversi tentennamenti, ha spostato le lancette dell’orologio tra le 21 e le 21.30″.

E ‘la Repubblica on line che ha scritto? Da un pezzo firmato dall’inviato Meo Ponte: “Doveva essere il teste chiave dell’accusa, la voce che avrebbe irrimediabilmente inchiodato all’uccisione di Meredith Kercher Amanda Knox e Raffaele Sollecito. Oggi invece Antonio Curatolo, 53 anni, un filosofo di strada che da una decina di anni dorme sulle panchine di piazza Grimana, a pochi passi dalla villetta dove la notte del 1 novembre fu uccisa la studentessa inglese, con la sua sua deposizione ha di fatto dato un alibi ai due imputati. “Quella sera stavo leggendo l’Espresso su una panchina – ha raccontato il clochard che qualche anno fa aveva testimoniato in un altro processo per omicidio incastrando l’imputato” – mentre fumavo una sigaretta ho notato in fondo alla piazza, vicino al campo da basket due fidanzati, per lo meno mi sono sembrati tali, che discutevano tra loro, come stessero litigando. Li ho osservati dalle 21,30 sino a quando me ne sono andato a dormire nel parco, verso le 23,30. Quei due ragazzi sono in quest’aula. Sono Amanda e Raffaele”.

Come è facile constatare si tratta di due ‘letture’ opposte degli avvenimenti. InviatoSpeciale non ha una tesi e neppure intende ‘censurare’ uno dei due importanti quotidiani. Ci limiteremo, per evitare qualunque ipotesi di manipolazione dei fatti, a fornire una terza cronaca, quella dell’Ansa: “CRO S0B S41 S42 QBKU MEREDITH: CLOCHARD, NOTTE DELITTO IMPUTATI IN PIAZZA GRIMANA (ANSA) – PERUGIA, 27 MAR – La notte dell’omicidio di Meredith Kercher il clochard Antonio Curatolo vide Raffaele Sollecito e Amanda Knox in piazza Grimana, non lontano dalla casa del delitto, dalle 21.30 fino “a poco prima di mezzanotte”. Lo ha detto oggi deponendo davanti alla Corte d’assise di Perugia nel processo ai due giovani. “Da otto-nove anni – ha detto Curatolo – vivo per strada nella zona di piazza Grimana. Quella sera stavo su una panchina a leggere l’Espresso. Fumavo una sigaretta e vidi intorno al campo di basket (che si trova sulla piazza – ndr) due ragazzi che sembravano fidanzati discutere tra loro. Lui ogni tanto andava alla ringhiera a guardare di sotto (nella zona in cui c’è anche la casa di Mez – ndr)”. Alla domanda del pm Giuliano Mignini su chi fossero, il clochard ha indicato Sollecito e la Knox, entrambi in aula. Ha quindi sostenuto di avere “osservato quattro-cinque volte” i due imputati. Curatolo ha affermato di essere tornato in piazza Grimana “nella tarda mattinata” del giorno dopo, notando che “c’era qualcosa di strano, con la polizia che andava e veniva”. L’uomo ha sostenuto inoltre di non avere mai visto Rudy Guede, già condannato per il delitto. Un altro dei testimoni sentiti stamani, Fabrizio Gioffredi, ha detto di avere visto insieme Sollecito, la Knox, la Kercher e un “ragazzo di colore che al 99 per cento era Guede” uscire dalla casa di via della Pergola nel pomeriggio del 30 ottobre. (ANSA). SEB/AM 28-MAR-09 10:43 NNN”.

Lasciamo ai lettori le deduzioni, solo avvertendo che non si tratta di un episodio raro o casuale. Se qui gli articoli ‘divergenti’ erano di ‘Corriere’ e ‘Repubblica’, si può ripetere eguale ‘esercizio’  con qualunque telegiornale o giornale in circolazione, tutti i giorni dell’anno. L’effetto sulle consapevolezze dell’opinione pubblica è drammatico e colpisce l’essenza stessa della democrazia.

La libertà conscessa dalla Costituzione è quella di stampa, in particolare di cronaca e di crititca. Per le invenzioni o le manipolazioni, invece, andrebbero previste pesanti sanzioni.

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