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Il Pdl, il nuovo partito nazional-imperiale

Autore: . Data: sabato, 28 marzo 2009Commenti (1)

Sembra incredibile, ma nessuno vuole accorgersi che nel discorso di Berlusconi c’era il manifesto del fascismo del 2000.

pdlIl congresso fondativo del Popolo della libertà è cominciato subito con una appropriazione forse indebita. Un coro, schierato su un palco che faceva da sfondo ad una parete video di dimensioni incomprensibili, ha intonato l’Inno alla gioia di Ludwig van Beethoven. Il grande compositore tedesco era un grande sostenitore della Rivoluzione francese, dell’Illuminismo, delle conquiste di libertà.

Quando Beethoven comprese che Napoleone stava tradendo lo spirito rivoluzionario, che il generale corso aveva deciso di farsi ‘imperatore’ disse: “Anch’egli non è altro che un uomo comune! Ora calpesterà i diritti dell’uomo e asseconderà solo la sua ambizione, si collocherà più in alto degli altri, diventerà un tiranno!”.

Il primo partito repubblicano-imperiale ha preso via ieri. Subito il sindaco Alemanno, salutando il congresso, ha promesso di fare di Roma il “centro universale del cattolicesimo”, pronunciando le parole con le pause secche e imperiose di chi comanda e non dibatte.

La kermesse ha cominciato subito a far paura. Stacchetto musicale (come in un varietà televisivo) e alcuni giovani hanno cominciato a leggere alcuni mini procami.  Una ragazza, vestita con tailleur da hostess per congressi, ha subito proclamato che Berlusconi ha salvato il Paese “dalle forze antidemocratiche della sinistra” togliendolo dalle “mani di una sinistra che voleva conquistare il potere e che voleva ridurre la libertà e democrazia” e di volere un’Italia con “più gente al lavoro e  meno femministe in televisione”. Poi altri ‘giovani’ e frasi del tipo: “Questi miei coetanei di sinistra non mi piacciono. Meglio non mi piacciono le loro idee. Non mi piace la cultura dello sballo, mi piace vedere le divise di poliziotti e militari schierati per le strade delle nostre città. Non mi piace il buonismo. Mi piace il mio Paese e la mia patria, il tricolore e l’inno di Mameli”. “Sono una donna libera e una moderata e non sono la sola, siamo in tanti ed abbiamo un grande leader Silvio Berlusconi”. “Non voglio un’Italia nella quale alcuni docenti hanno trasformato le aule delle scuole in aule di partito”. “Abbiamo bisogno di uno Stato meritocatatico”, “Un’dea può dichiararsi ‘vincente’ quando…”. Stacchetti di ‘nel blu dipinto di blu’ a volontà.

Dopo saluti e procedure burocratiche è arrivato il Capo, presentatato da Anna Grazia Calabria, 26 anni, la più giovane deputata del Pdl: “Sono emozionatissima è arrivato il momento (tono accorato e instabile, ndr), invito il presidente Silvio Berluconi qui”. Stacchetto musicale ed aula in piedi tra urla: “Silvio, Silvio”.

Il presidente del Consiglio ha subito affermato: “Abbiamo voluto innovare rispetto al passato e volevamo qualcosa di intimo e contravvenendo a tutte le regole della politica ho voluto che con noi ci fosse solo il nostro alleato, Umberto Bossi”. Gli altri partiti non sono stati invitati. Poi ha aggiunto: “Mi hanno assegnato solo due momenti di intervento, questo e l’intervento conclusivo”. Forse avrebbe voluto parlare anche di più, chissà.

E l’incubo è cominciato. Berlsuconi: “Adesso voglio parlare del percorso che abbiamo compiuto, domenica parleremo del futuro”. Un congresso che non comincia con l’esposizione di una piattaforma programmatica, quella sarà nota solo alla fine. Come mai?

Subito il Capo assoluto ha reso noto che “oggi i sondaggi, quelli veri e non quelli fasulli ci danno al 43,2 per cento. Noi intendiamo puntare al 51 per cento e sappiamo come arrivarci e sono sicuro ci arriveremo”.

Ed è qui che è arrivato il vero ed unico punto ‘poltico’ di tutto il discorso. “Grazie a noi la sovranità è stata restituita nelle mani del popolo” ha spiegato Berlusconi: “I governi invece di ammodernare l’italia hanno prodotto il terzo debito pubblico del mondo”. L’intera storia repubblicana è stata distrutta in un solo momento, perchè l’obiettivo era di dimostrare che nel maggioritario c’è la sola formula accettabile è necessaria per arivare ad un secondo passaggio. “Grazie ad una legge elettorale voluta da noi e giustamente avversata della snistra” abbiamo vinto le elezioni e quindi “Dove non è riuscito il Palazzo è riuscito il popolo”. Dal bipartitismo senza avversari all’impero il passo è breve. Il 51 per cento è l’evoluzione del sistemea monopartitico.

Possibile? Vediamo, cos’è il Pdl per il leader? E’ una aggregazione politica per mezzo della quale il popolo ‘dialoga’ direttamente con l’esecutivo, saltando le forme intermedie di rappresentanza democratica. Un partito ‘nazione’, che ha come scopo quello di garantire la libertà, che viene prima della fondazione dello Stato ed è del popolo direttamente. Il passaggio della rappresentanza è scomparso, i cittadini sono individui che assumono diritti nella ‘realazione’ coi capi, non è la Repubblica a possedere e difendere Libertà, Eguaglianza e Fraternità, ma solo ed esclusivamente il binomio popolo-capo. E’ lui, con la sua ‘verità’, a concedere i diritti.

La tesi è di per sè eversiva, perchè di fatto smantella i principi della democrazia. Non è nuova, perchè negli ultimi mesi i riferimenti ai ‘parlamentari inutili’ sono stati continui, la megalomania di Berlusconi è enormemente cresciuta, la limitazione dei diritti civili è stata progressiva, il collegamento famiglia-religione-impresa-patria è esploso in tutta la sua ingannevole pericolosità per la laicità dello stato democratico.

Berlusconi ha indugiato, quindi, in una ossessiva e lunga narrazione sul pericolo del ‘comunismo’. Un altro aspetto del nulla politico del nuovo partito. Per il Capo in passato c’è stato una specie di ‘patto’ tra le ‘plutocrazie’, ovvero la magistratura, i media e i “salotti buoni” per favorire la presa del potere dei ‘comunisti’.

La tesi del ‘nemico’ e del pericolo, qui visto nei ‘comunista’ è necessaria per compensare l’assenza di strategia politica. In Italia i comunisti sono scomparsi, ma non importa. Conta la sovrapposizione tra popolo e leadership che ‘difende’. Il governo non deve indicare una strada, ma proteggere dalla possibilità che ve ne siano altre.

E il Partito democratico?  Presto fatto: “La sinistra italiana non è mai mutata” e poi “non ha mai avuto il coraggio di rinnegare il comunismo e di chiedere scusa agli italiani”. Ancora: “La destra in Italia si è trasformata veramente, loro hanno fatto finta”. “Questa sinistra è incapace di governare, è sempre divisa e sa solo insultare. Anche per questo continua a perdere ogni consultazione elettorale”.

Walter Veltroni è stato “un bluff” e sul governo di Romano Prodi è meglio “stendere un velo pietoso”.  Dario Franceschini “ha subito rinnegato quello che era stato il suo segretario per cercare di salvare il salvabile”, ma gli italiani “non hanno gli occhi bendati, ci vedono benissimo e sanno che noi andiamo avanti, mentre loro hanno la testa rivolta all’indietro, guardano al passato, continuano nelle loro liti e ad insultarci. Non esiste e non è mai esistita discontinuità nella sinistra e mentre noi andiamo avanti, loro vanno indietro”.

L’opposizione è ‘comunista’, quale che sia la sua identità, quindi è pericolosa e per questo non può essere ‘giustificata’ nella sua esistenza.

Sarà, un giorno, il leader a legittimare gli avversari, quando saranno ‘liberali’. Per il momento sono nemici e pericolosi.

Il Capo ha centrato il suo discorso su un falso doppio binario. Il positivo del Pdl è stato descritto come se Berlsuconi stesse leggendo uno speciale ‘Bignami’ dedicato alle ovvietà della politica: intenzioni fragilissime, frasi ad effetto, invocazioni, slogan.

Eccome una sintesi: “Gli italiani hanno condiviso il bipolarismo e ci auguriamo in prospettiva il bipartitismo”. “La libertà è la nostrareligione laica”. La storia nazionale “ha una lacuna nel suo percorso storico. L’Italia, si è detto, non ha avuto come la Francia, la Gran Bretagna o gli Usa, una vera e propria, autentica rivoluzione liberale. Noi abbiamo oggi l’ambizione di colmare questo vuoto e rispondere a questa domanda inevasa da decenni: di fare cioè una rivoluzione liberale, borghese, moderata e interclassista”. “L’Italia oggi è rispettata nel mondo e io personalmente presiederò per la terza volta il G8. A nessun leader dei maggiori Paesi del mondo gli elettori hanno assicurato un consenso così duraturo e io ringrazio gli italiani, che mi hanno così a lungo confermato e rinnovato la loro fiducia”. “Noi siamo l’unico governo possibile oggi in Italia”. “Il nostro governo e la nostra maggioranza è il luogo dove c’è il massimo del riformismo possibile, che si realizza grazie a una solidità senza precedenti”. Di fronte alla crisi economica “sosteniamo che l’autorità del governo e i tempi brevi devono trovare risposta nelle istituzioni. Noi rispettiamo la Costituzione e in essa ci riconosciamo, sentiamo il patriottismo della Costituzione, ma non fine a se stessa”. “Celebriamo la Resistenza e la Repubblica nella memoria dell’Italia una e indivisa la cui storia viene da molto lontano. Questo è il nostro patriottismo della tradizione e della nazione”.

Sulle radici del partito Berlusconi ha citato Don Sturzo, Alcide De Gasperi, Pinuccio Tatarella, Bettino Craxi, Barack Obama, ma anche i Padri fondatori degli Usa, “Franklin, Jefferson, Washington” che “scrissero la Dichiarazione d’Indipendenza. Tutti insieme appassionatamente, Tatarella e Obama.

Comprendere che l’intero discorso di Berlusconi fosse destinato al ‘popolo’, che fosse senza alcuno spessore politico o analitico e che per paradosso proprio in questo trovava la sua forza travolgente, perchè in grado di mobilitare i cittadini su una piattaforma ‘semplice’, istintiva, reazionaria e ottenenbrante non è facile.

Si tratta di tesi calibrate per individuare un nemico, riaffermare una leadership ‘imperiale’ e avviare l’ultima fase per il consolidamento di un regime con fortissime caratteristiche fasciste, lanciando la campagna elettorale di giugno in un processo drammatico per la stessa sopravvivenza della democrazia italiana.

La cosa non sembra essere stata capita da Franceschini. Il segretario del Pd ha commentato: “Berlusconi dice le stesse cose, usa gli stessi slogan dal 1994, quando avevano tre anni molti degli elettori che voteranno nelle prossimo elezioni di giugno. Bisogna che si tolga dal linguaggio e dalla mente cose del passato e faccia uno sforzo di guardare avanti”

Per Pierluigi Castagnetti, sempre del Pd, il discorso era “pieno di odio e falsità, senza la forza di guardare al futuro. Di certo non degno di chi si trova a governare un Paese. Le parole di Berlusconi suonano come un invito ad imbracciare le armi, mentre il Paese soffre una crisi economica e sociale senza precedenti e non ha certo bisogno di un populismo capace solo di accendere micce e creare divisioni per nascondere l’incapacità nella risoluzione dei problemi”.

Bersani, invece si è messo a fare il contabile: “Non è detto che chi ha il 40 per cento dei consensi nei sondaggi debba per forza avere ragione. I rapporti di forza sono questi, ma il Partito Democratico non può pensare di risalire nei consensi con delle invenzioni. Dobbiamo impegnarci sul territorio a favore dei lavoratori, dei precari, dei disoccupati, dei giovani e dei piccoli imprenditori. Insomma, tutti quelli a cui questo governo non pensa”.

Il leader dell’Idv, Antonio Di Pietro, ha criticato con maggior durezza dei colleghi del Pd il presidente del Consiglio, ma anche lui senza rendersi conto della reale gravità del dscorso del Cavaliere, definito “il nuovo ducetto d’Italia”.

Per l’ex magistrato di Mani pulite Berlusconi dice di essere fedele alla Costituzione “ma non è vero”. “Invertendo l’ordine degli addendi – ha aggiunto Di Pietro – la somma non cambia: al comando c’è Silvio Berlusconi che ha voglia di fare il nuovo ducetto d’Italia togliendo spazio all’informazione e al Parlamento, visto che il Premier non vuole neanche che si vada a votare”. “La cosa più falsa che ha detto, comunque  è il suo richiamo alla fedeltà per la Costituzione. Tra il dire e il fare, infatti, c’è di mezzo un mare di illegittimità costituito dalle sue leggi ad personam e da altri provvedimenti come quello del testamento biologico che è profondamente incostituzionale”.

Di Pietro ha contestato anche a Berlusconi di essersi attribuito “il merito di essere il prosecutore della Democrazia cristiana”. “È la più grossa, falsa informazione che abbia mai potuto dare. Il suo odio, poi, nei confronti della Magistratura dimostra ancora di più il suo scarso rispetto per la Costituzione. E rivela la sua profonda contraddizione. Lui infatti è una sorta di Abele-Caino messi insieme perchè da una parte attacca la magistratura e la legalità pure dichiarando di difendere la Costituzione e dall’altra fa ponti d’oro a tutti i delinquenti che entrano in Parlamento. Il suo obiettivo, insomma è avere un Paese senza regole e senza democrazia”.

Neppure i commenti degli analisti riescono a cogliere gli aspetti eversivi del pensiero berlusconiano.

Tutto questo accade per due motivi semplici: l’assoluta non conoscenza delle pulsioni, dei sentimenti e delle domande che una gran parte della sociatà italiana ha ‘scoperto’ di avere dopo quasi trent’anni di cura ‘televisiva’ prescritta dal Cavaliere ed a causa l’arretratezza culturale del nostro Paese, un luogo nel quale alla scomparsa della dimensione psicologica del ‘moderno’ si è sostituita la percezione elementare e rozza della ‘contemporaneità’.

Milioni di cittadini senza visione di insieme, paralizzati in un recinto nel quale il ‘leader’ insividua il ‘pericolo’ (comunista) e offre il rimedio (se stesso), smettono di pensare e di guardare al futuro. E questo, in sintesi e per concludere, è il perfetto equilibrio sul quale si stabilizza il fascismo ‘riformato’ del nuovo millennio.

Non quello con bastone e manganello del Duce, ma la sua evoluzione da era digitale. Oggi non si manda l’avversario al confino, leggittimandone l’esistenza. Lo si distugge per farlo sparire, togliendogli completamente lo spazio per esistere nel vissuto dei cittadini. Perchè l’obiettivo del potere assoluto è alla fine quello che si vuole, a prescindere dal perchè. E Berlusconi lo sta raggiungendo.

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Commenti (1) »

  • MissMcGonegall ha detto:

    e’ la fine dell’italia, almeno quella che avevano in mente coloro i quali hanno scritto la costituzione…manca una rivoluzione vera e propria del sistema…

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