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Il governo vieta lo sciopero di Alitalia

Autore: . Data: martedì, 3 marzo 2009Commenti (0)

Domani erano state proclamate due agitazioni per contestare la situazione a Linate e Malpensa e le scelte della Compagnia di Colaninno e Sabelli.

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Un nuovo durissimo attacco del governo alle libertà democratiche ha colpito i lavoratori del trasposto aereo. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Altero Matteoli, ha bloccato due scioperi proclamati per domani.

Secondo il ministro il provvedimento “si è reso necessario e urgente allo scopo di evitare un pregiudizio grave ed irreparabile al diritto di libera circolazione costituzionalmente garantito”.

Lo sciopero, uno dei diritti più importanti, non viene più ritenuto dall’esecutivo una forma di lotta tollerabile.

Cgil, Cisl, Uil avevano indetto un’agitazione di quattro ore (dalle 10 alle 14), negli aeroporti di Malpensa e Linate, per protestare contro la fortissima riduzione dei voli operata da Alitalia nel traffico passeggeri e la totale chiusura dell’attività cargo su Malpensa.

Sdl intercategoriale, sempre per domani, aveva proclamato un’agitazione di 24 ore e Fabrizio Tomaselli, coordinatore nazionale dell’organizzazione, prima di apprendere la notizia del blocco, aveva chiarito i motivi dell’iniziativa: “Lo sciopero che il 4 marzo interesserà tutto il personale (piloti, assistenti di volo e personale di terra) della nuova e della vecchia Alitalia, rappresenta l’unica risposta che oggi è possibile dare ad un’azienda che non tiene in alcun conto i lavoratori. Ed è veramente difficile che un’azienda tratti bene i propri clienti se non riesce a trattare dignitosamente i propri dipendenti. Da mesi questa dirigenza ha fatto di tutto per demotivare il personale: è ora di cambiare radicalmente atteggiamento e comportamenti; è ora di ridiscutere molto di ciò che è stato concordato con sindacati che hanno aderito acriticamente alle richieste dell’azienda, senza considerare le esigenze ed i bisogni dei lavoratori”.

Dal canto loro Cgil, Cisl, Uil chiedono la liberalizzazione degli accordi bilaterali e dei diritti di traffico. Il segretario generale della Filt-Cgil Lombardia, Nino Cortorillo, prima di essere informato dello stop imposto dal governo, aveva detto: ”Serve un’azione decisa che consenta ad altre compagnie aeree che ne facciano richiesta di poter operare. Le autorizzazioni temporanee sono un pannicello caldo e servono solo a fare credere che il problema sia risolto”.

Nonostante fosse chiaro fin dalla cessione di Alitalia a Cai che le garanze per i lavoratori sarebbero state minime, i sindacati confederali solo con grande ritardo hanno compreso che i dipendenti coinvolti nel passaggio di attività da una società ad un’altra debbano essere tutelati sia nell’occupazione sia nei contratti applicati.

Secondo Cortillo ”la clausola sociale deve valere per tutte le società di handling (assistenza a terra ndr) e di catering”. Quanto agli ammortizzatori sociali il sindacato chiede che ”sia previsto l’accesso in modo certo: questo consentirebbe sia ad aziende che a lavoratori di poter valutare come affrontare l’attuale crisi avendo la possibilità di costruire un programma di sviluppo”.

Tomaselli, invece, concludendo la sua analisi sullo sciopero posticipato da Matteoli a data da destinarsi aveva aggiunto: “Sdl fa appello ai lavoratori assunti, ai cassaintegrati ed ai precari, a tutte le categorie, personale di terra, assistenti di volo e piloti, affinché questo sciopero rappresenti un segnale forte e chiaro rivolto all’azienda. Uno sciopero dove i lavoratori, in modo trasversale ed a prescindere dalle sigle, dimostrino che nella nuova Alitalia non sta andando bene nulla, che i ricatti aziendali e la “collaborazione” dell’intero sistema politico sindacale, non sono stati sufficienti per piegare la schiena e per annientare la dignità di chi lavora”.

Il comportamento del governo è inaccettabile, anche perchè non è la prima agitazione che viene impedita ricorrendo ad una giutificazione singolare: il diritto alla mobilità. Ormai appare chiaro che l’esecutivo ha deciso di non consentire più ai lavoratori del trasporto aereo di poter ricorrere ad uno strumento considerato legittimo dalla Costituzione. Il sospetto che si voglia partire da un comparto specifico per erodere uno strumento di contrattazione importante come lo sciopero non è peregrina, anche perchè il dibattito di questi giorni sulla regolamentazione è arrivato a mettere in dicussione lo sciopero in assoluto, introducendo la domanda: è ancora uno strumento utile?

Nella giornata di oggi sarà interessante vedere come reagiranno le organizzazioni sindacali.

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