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I produttori di latte assediano Arcore

Autore: . Data: martedì, 3 marzo 2009Commenti (1)

Più di mille trattori diretti verso la villa del premier Berlusconi ed altri cinquanta a Gemonio, a casa di Umberto Bossi. Per tutti uno slogan: “Non votiamo più Lega”. Gli allevatori sono sul piede di guerra.
allevatoriIn Italia le forme di contestazione all’operato del governo però passano quasi inosservate sui media, come la manifestazioni contro la crisi e per il lavoro di Pomigliano, alla quale ha partecipato tutto la città o la marcia di Torino, con oltre 70mila presenze e che si sono svolte nei giorni scorsi.

La vicenda ‘latte’ è complicata. Nel 1984, per ridurre la produzione di latte e sostenere i prezzi a livelli remunerativi, fu introdotto in Europa il sistema delle quote. Il meccanismo assegnò all’Italia circa 10,3 milioni di tonnellate di latte che corrispondevano al 56 per cento del fabbisogno nazionale. Tutto è andato avanti così fino all’accordo, raggiunto dal Ministro Luca Zaia il 20 novembre 2008, che ha permesso all’Italia di aumentare del 5 per cento la produzione della prossima stagione, cioà da aprile, quando sarà possibile immettere sul mercato circa 640.000 tonnellate di latte in più.

Il minstero guidato da Zaia ha presentato un decreto, che sarà votato oggi dal Senato, nel quale sono indicati gli assegnatari delle nuove quote di produzione: primi sono i possessori della cosiddetta ‘quota B tagliata’, in rappresentanza di oltre 4.718 aziende, secondi sono quegli allevatori che hanno superato il limite loro assegnato e presenti nelle zone di pianura svantaggiate e in montagna, terzi gli affittuari di quote latte che grazie ad alcuni emendamenti parlamentari sono stati accorpati ai colleghi che hanno violato le quantità. Pe4r chi non si è attenuto alle regole sono previste multe.

Le aziende italiane che producono latte sono 40.895 e di queste 8.404 devono pagare le multe. Tra i sanzionati 4.264 sono ancora in attività e devono versare un importo complessivo di prelievo pari a 1,386 miliardi di euro. Di questi sarebbero 646 i ”grandi splafonatori” che – secondo Confagricoltura – hanno generato l’ 80 per cento dei 168 milioni di multe dell’ultima campagna.

L’importo totale proveniente dalle sanziooni e versato all’Ue fino alla campagna 2007/2008 ammonta a 2,492 miliardi di euro, mentre 1,925 miliardi di euro debbono essere ancora riscossi.

Confagricoltura, Cia-Confederazione Italiana Agricoltori, Fedagri-Confcooperativa, Legacoop Agroalimentare, Unalat, gli organizzatori della protesta di ieri, chiedono la modifica del decreto e vogliono che gli “splafonatori”, prima di vedersi assegnate le nuove quote, ”ritirino tutte le forme di contenzioso” e che l’assegnazione dalle nuove quote avvenga solo dopo che l’azienda abbia regolarizzato la propria posizione, aderendo esplicitamente alle modalità di versamento del prelievo ancora dovuto. Insomma, saldino i conti in sospeso. I produttori, inoltre, invocano una adeguata dotazione finanziaria (300-500 milioni e non 25 come dagli ultimi emendamenti) per il fondo da destinare unicamente a sostenere gli investimenti effettuati dalle aziende in regola che hanno acquistato quote.

Il ministro Zaia difende il proprio decreto assicurando che ”non è una sanatoria” perchè la rateizzazione prevede tassi di mercato del 6-6,5 per cento.

I contestatori di Arcore, Gemonio e di diverse altre zone d’Italia come, per esempio, Reggio Emilia, e sopratutto nel triangolo del latte Brescia-Mantova-Cremona hanno ottenuto un primo successo: Zaia si è dichiarato disponibile ad un incontro a Palazzo Chigi e il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta, si è detto pronto a fare da mediatore.

Anni fa vi era stata una protesta per le multe, ma poi alcuni allevatori avevano accettato di pagarle rinunciando ad ogni violazione delle quote imposte. Adesso i ‘regolari’ sono disposti ad andare fino in fondo affinchè venga riconosciuto il loro rientro nella legalità e non vengano premiati quegli allevatori che non hanno pagato le multe e che ancora splafonano come, secondo loro, il decreto del ministro permetterebbe di fare.

La rivendicazione sindacale ha assunto anche un significato politico molto preciso, fortemente critico verso la Lega Nord.

Il segretario di Confagricoltura, Federico Vecchioni, è stato chiaro: ”Chi ha rapinato gli interessi del Nord e poi è andato a Roma a fare gli interessi di pochi deve essere cacciato via a calci nel sedere”.

Il partito di Umberto Bossi ha sempre sostenuto la lotta dei Cobas del latte, cioè di chi oggi sarebbe premiati dal decreto Zaia, per cui l’invito al premier è stato inequivocabile: ‘Silvio abbandona le cattive compagnie’.

Dai microfoni di Radio padania il ministro Zaia ha accusato gli allevatori di raccontare bugie sui contenuti del suo decreto: ”Non ho scritto il decreto nel sottoscala di casa mia o tra quattro amici, tutti avevano informazioni, tutti sono stati ascoltati e informati, quindi non tollero bugie, che peraltro hanno le gambe corte”.

Per tutta risposta, lungo il corteo che hanno organizzato a piedi dal piazzale dove hanno parcheggiato i trattori fino a Villa San Martino, residenza del premier, gli allevatori hanno fatto sfilare un asino con una coperta con la scritta ‘Luca’.

Il presidente della Confagricoltura della Lombardia, Francesco Bettoni, è stato altrettanto esplicito: ”Il decreto del ministro Zaia premia i furbi. Speriamo che il Palazzo Romano accolga le nostre proteste altrimenti sarà lotta ad oltranza”.

I produttori non sono intenzionati a rinunciare alle loro richieste per la modifica del decreto: il preventivo ritiro di tutte le forme di contenzioso prima dell’assegnazione di nuove quote latte; l’assegnazione delle nuove quote solo dopo che l’azienda abbia regolarizzato la propria posizione, aderendo esplicitamente alle modalità di versamento del prelievo ancora dovuto; la determinazione di una adeguata dotazione finanziaria per il fondo da destinare unicamente a sostenere gli investimenti effettuati dalle aziende che hanno acquistato quote.

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Commenti (1) »

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