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Brunetta non ama le donne (che lavorano)

Autore: . Data: martedì, 17 marzo 2009Commenti (1)

Il ministro ha aspettato proprio l’8 marzo per annunciare i passaggi del Governo per innalzare l’età pensionabile delle donne sino a 65 anni: è davvero un passo verso la parità? Un articolo per “Tu Inviato”

telefonisteSaranno rimaste deluse le donne lavoratrici che, in occasione della recente ricorrenza dell’8 marzo scorso, si aspettavano di ricevere una bella, simbolica mimosa. Buon per coloro che pensano si tratti di una festa superata, stupida, magari un po’ meno per chi nutre ancora un’idea “romantica” di quel giorno, utile a ricordare le infinite battaglie che l’universo femminile ha combattuto e continua a combattere per raggiungere pieni diritti ed uguaglianza.

La mimosa, dicevamo. Quel bel fiore non è arrivato, a dir la verità, ma un altro regalo ha “allietato” quella festa… Sì, perché il caro Ministro Brunetta, che non manca mai di stupirci, ha aspettato proprio il fatidico giorno per annunciare i passaggi del Governo per innalzare l’età pensionabile delle donne sino a 65 anni.

Finalmente… Un ulteriore passo verso la parità, come il caro Brunetta e tutta la compagine governativa si ostinano a ripetere.

Noi donne non aspettavamo altro. Ora Brunetta dovrebbe mettersi a tavolino a spiegare come può essere considerato un passo in avanti per le donne, verso l’abbattimento delle discriminazioni, il fatto di dover andare obbligatoriamente in pensione a 65 anni.

Possibilità che, inoltre, è contemplata come facoltà opzionale dall’art. 4 della legge sulla parità di trattamento, in vigore niente di meno che da 31 anni.

Sarebbe utile ricordare a Brunetta e soci che sulle donne grava, ancora oggi, tutto il lavoro di cura e l’attività familiare.

Vorremmo ricordare che abitiamo in un Paese in cui la disoccupazione interessa più le donne che non la loro controparte maschile, nonostante un più alto livello di scolarizzazione dei loro colleghi.

Vorremmo ricordare che le donne, oggi, si trovano a dover conciliare lavoro, maternità e servizi di assistenza in un’Italia sempre meno attenta, talmente poco attenta che molte donne, prima di essere assunte, saranno costrette a firmare una lettera di dimissioni, senza data e motivazione, offrendo al datore la possibilità di licenziarle, soprattutto nel caso avessero la malaugurata idea di rimanere incinte, usando quanto loro stesse hanno scritto (questo grazie proprio al Governo Berlusconi e al Ministro Sacconi, che ha ben pensato di ripristinare la norma in questione).

In questo contesto, sinceramente, non si comprende come andare in pensione a 65 anni possa aiutare le donne a raggiungere la parità con il popolo maschile.

Non sarebbe invece più importante che il Governo adottasse misure per cercare di aiutare le donne a conciliare nella maniera più semplice possibile lavoro e maternità, offrendo loro più servizi, cercando di far si che per una donna le possibilità di lavoro siano pari a quelle dei loro colleghi maschi?

La parità non si misura dall’età in cui si va in pensione, Ministro Brunetta.

Quando non saremo più costrette a firmare una lettera di dimissioni in bianco, quando avremo le stesse possibilità di essere occupate degli uomini, quando i nostri stipendi saranno pari ai loro, quando non dovremo più scegliere tra lavoro e famiglia, allora si che si sarà raggiunta la parità.

Altrimenti dovremo proprio seguire il consiglio che, qualche anno fa, ci diede il suo Capo di Governo: cercarci un marito milionario. C’è un problema, però: sono quasi tutti occupati.

Quindi dobbiamo trovare un ripiego e cercarci un lavoro, perché per ora, di milionari disponibili, neanche a parlarne.

E se anche ce ne fossero, il Paese è pieno di “veline”, che hanno sicuramente più possibilità di noi donne “comuni mortali”.

Purtroppo di Cenerentola una ce n’è stata, ed era solo una bella favola.

Elisa Mariotti

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Commenti (1) »

  • MissMcGonegall ha detto:

    …temo che noi donne si debba continuare a lottare da sole, al limite supportate dai pochi uomini di più alta intelligenza che girano…(con tutto il rispetto per il genere, ma non è un giudizio, è una constatazione). Di sicuro il Brunetta non vede molto oltre il proprio naso…questo è certo!

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
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