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Berlusconi è deciso: più poteri al premier

Autore: . Data: lunedì, 30 marzo 2009Commenti (0)

Il congresso del Pdl si è concluso senza nessuna novità. L’incoronazione ‘dell’imperatore’ si è compiuta e lui ha ripetuto le cose già annunciate nel discorso di apertura ribadendo necessità della soluzione finale.

pdl1Ha detto Berlusconi: “La Costituzione va rivitalizzata e arricchita. Una delle missioni della nostra maggioranza è ammodernare l’architettura istituzionale dello Stato. Slle tesi dell’opposizione: “Le riforme andrebbero fatte in due, ma dopo le esperienze di questi anni c’è molto da dubitare sulla serietà della nostra controparte. Se ci sarà un atteggiamento di confronto, sarò il primo a rallegrarmene e a darne atto ai leader della minoranza; ma nel frattempo la nostra maggioranza e il Pdl non possono sottrarsi al dovere di fare la loro parte”.

E sui poter del premiser, cioè i suoi: “La Costituzione assegna al presidente del Consiglio dei poteri quasi inesistenti. In altri Paesi, invece, il premier ha poteri veri: in Italia ahimè ha solo poteri finti e così il governo non può intervenire con prontezza e lo Stato non può funzionare. Il Paese ha bisogno di governabilità”.

Inutile aggiungere altro, perchè la profondità politica non è nel Dna del Pdl. Solo un passaggio del Cavaliere può essere ricordato ancora, perchè dimostra il vuoto pneumatico di intelligenza ed idee del partito appena fondato. Sull’emergenza ambientale, sul degrado drammatico che sta travolgendo il pianeta e sulle misure da prendere per garantire alla Terra un futuro Berlusconi ha detto: “La nostra attenzione per l’ambiente è nei fatti, ma la tutela parte anche dalle piccole cose come facendo rispettare il divieto di imbrattare e lordare le strade e le costruzioni. Vogliamo riportare le nostre città al decoro e alla civiltà che meritano e che meritiamo”. Insomma, per risolvere la questione del buco dell’ozono si parta dai writers.

L’eversività del Pdl è nella sua essenza, non solo nelle proposte politiche sgangherate rese note in questi tre giorni di monologhi. Il solo aver diffuso il proclama del ‘Capo’ del 26 gennaio 1994 in finta carta pergamena e stampato con caratteri gotici svela l’humus della nuova forza poltica e gli intenti tradizionali dell’uomo di Arcore.

Un lettore svizzero di InviatoSpeciale ha voluto scriverci: “Vi scrivo ancora per congratularmi di nuovo, sopratutto per i vostri lucidi articoli sul Pdl, i suoi legami col fascismo e le sue mire. Possibile che la maggioranza degli italiani accetti un simile sfascio?”.

Ed è questa la domanda del giorno, l’unica e la più drammatica. L’idv, anche per la scarsa forza ideologica del movimento di Di Pietro, ha colto il pericolo, ma lo ha ricondotto ad un passaggio marginale della srotia politica italiana. Ha detto l’ex magistrato: “Da Berlusconi un tipico discorso da vero e proprio ducetto: vuole azzerare la Costituzione e diventare il padre padrone della sua nuova azienda ‘Italia’. Propone la riforma dei regolamenti parlamentari al solo fine di eliminare definitivamente quel che lui considera un inutile ingombro, ossia l’opposizione; pretende che vengano dati maggiori poteri al premier, cioè a lui, così avrà mano libera su quello che lui percepisce come una zavorra: la democrazia”. Poi di Pietro ha concluso: “Dopo il controllo dell’informazione, l’attacco all’indipendenza della magistratura, l’indebolimento del sindacato, ecco il potere assoluto, ultimo tassello per il compimento del piano di rinascita democratica della P2, di cui Berlusconi è un noto affiliato”.

Il leader dell’Idv non ha compreso che dietro Berlsuconi non c’è un ‘piano’, ma un molto più complesso processo politico intorno al quale è stato costruito un blocco sociale ormai possessore di una cultura condivisa.

Anche Pierferdinando Casini coglie i rischi: “Berlusconi ripropone quella che ha proposto quindici anni fa, come se fosse Alice nel Paese delle meraviglie. Nessuno, in Italia, ha mai avuto tutto il potere che ha lui. Non credo che neanche De Gasperi lo abbia mai avuto. Anche lui come me ha preso impegni, come ad esempio l’abolizione delle province. Invece di questo non si parla neanche più, visto che è la Lega ad avere la golden share sulla materia. Berlusconi non ha fatto tutto quello che ha promesso, pur avendo un potere immenso”.

Sconcertante, infine, la passività del Pd. Pierluigi Bersani ha detto al Tg1 che nel discorso del ‘Capo’ c’era “molta retorica, molta auto celebrazione, un’ennesima auto apoteosi, niente di concreto per questo Paese: le parole sulla crisi sono state di una distanza stellare dalla realtà”.

Una voce più probelmatica nel partito di Franceschini, per la verità c’è stata, quella di Vincenzo Vita, che però non ha un ruolo tale da poter aprire un dibattito serrato: “Nel 1994 Silvio Berlusconi entrò prepotentemente nella scena politica utilizzando la televisione. La sua televisione. Il percorso degli anni successivi ha come rovesciato l’ordine degli addendi: non è più la politica ad utilizzare la tv, bensì è quest’ultima a divenire direttamente politica. Ovviamente è una politica che non ci piace, lontanissima dai valori fondamentali della Carta costituzionale. Dobbiamo sapere, però, che è una novità tutt’altro che banale con la quale dovremo misurarci seriamente. Si tratta di una ripresa, in chiave apparentemente più leggera, dello spirito dell’autoritarismo, che non ammette debolezze o incertezze di critica e di contrapposizione”.

Da oggi in Italia esiste un partito nazional-imperiale, con veleità totalitare ed egemoniche, guidato da un uomo solo, senza alcun dissenso interno e con un solo soggetto interno distante dal progetto complessivo, Gianfranco Fini, che tuttavia è isolato e non di certo in grado di ‘controllare’ le spinte del ‘Capo’.

Dopo le europee, se nessuno si metterà di traverso sulla via tutta in discesa del Pdl, la democrazia italiana sarà davvero a rischio e forse le possibilità per correre ai ripari saranno definitivamente tramontate.

Riusciranno a comprenderlo i leader dell’opposizione?

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