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Benvenuti in cantiere. Dove spesso si muore

Autore: . Data: lunedì, 2 marzo 2009Commenti (0)

Nei primi mesi del 2009 già 30 morti bianche in edilizia. Senza contare i lavoratori “clandestini”, che sfuggono ad ogni controllo. Intervista a Franco De Alessandri, segretario generale della Fillea-Cgil Lombardia 

ponteggioLa Lombardia è una delle realtà più colpita dal dramma degli infortuni. Vuole entrare nel merito della situazione vissuta dalla Fillea lombarda?
Il quadro nel quale si colloca il dramma degli infortuni in Lombardia è contrassegnato da una grave destrutturazione delle imprese edili, dal permanere di larghe fasce di lavoro nero, grigio, irregolare e dal caporalato. Al di là dei dati drammatici (38 morti nel 2007 e 16 nel 2008) e di migliaia di infortuni registrati, vorrei sottolineare che in molti casi, alcuni forse anche mortali, le vittime sono soprattutto lavoratori immigrati, anche clandestini, e che per effetto delle leggi razziste e xenofobe del governo attuale non compaiono. In questa drammatica situazione la Fillea Lombardia ha deciso che valuterà, di volta in volta, la possibilità di costituirsi parte civile. Molte di queste morti bianche evidenziano la chiara responsabilità dell’imprenditore per non aver ottemperato alla norme minime di sicurezza in particolare nelle situazioni di rischio grave. La necessità di punire severamente i responsabili con pene pecuniarie e, nei casi più gravi, anche con misure penali è giusto e necessario. Vorrei aggiungere che i dati nazionali sono particolarmente drammatici: nel 2007 in edilizia sono morti 235 lavoratori e 184 nel 2009. Nei primi due mesi del 2009 siamo già a 30 morti bianche. Il tema della sicurezza e degli infortuni continua ad essere l’assillo della Fillea, anche perché purtroppo nei cantieri si continua a morire con le stesse cause e modalità di cinquant’anni fa.

I limiti del complesso apparato ispettivo è sotto gli occhi di tutti. Come interagisce il sindacato con gli operatori pubblici che a diverso titolo si avvicendano nei cantieri?
Intanto devo denunciare il fatto che l’insieme dei soggetti preposti ai controlli, alla sorveglianza e alla prevenzione nei cantieri – Ispettorato del Lavoro, Asl, Guardia di Finanza, Carabinieri, Comitati Paritetici Territoriali – riesce a malapena a toccare circa il 7% dei cantieri. Anche il sindacato con le sue strutture territoriali e di zona, gli Rls e gli Rslt che agiscono ovviamente in modo autonomo, assume un ruolo molto importante nell’informazione e nella prevenzione. Ma è impossibile raggiungere tutti i luoghi di lavoro in un settore dove vi è una polverizzazione dell’impresa e del settore. Per le strutture pubbliche e per gli organi di vigilanza va ancora una volta sottolineata la strutturale mancanza di organici adeguati. Va anche sottolineato che gli interventi del governo Berlusconi e del Ministro Sacconi vanno esattamente nella direzione opposta, svuotando di fatto gli effetti della legislazione dal lato delle sanzioni penali.

La categoria degli edili è storicamente poco sindacalizzata. Come vi rapportate in Lombardia ai lavoratori edili e con quali risultati?
Intanto non è vero che la categoria è scarsamente sindacalizzata. In alcuni comparti che organizziamo, legno, manufatti in cemento e laterizi, lapidei, cemento, cioè dove ci sono le fabbriche (gli impianti fissi), il tasso di sindacalizzazione è mediamente molto alto e la Fillea è ampiamente il primo sindacato in quasi tutti i comparti, le Rsu sono presenti, attive e combattive. Il problema vero è il settore edile. La presenza del sindacato è buona nei cantieri medio-grandi, dove ci sono le imprese un po’ più strutturate, dove la durata del cantiere permette un lavoro di organizzazione sindacale più puntuale e dove c’è meno mobilità del lavoro. Ma è maledettamente difficile avere Rsu strutturate nei cantieri e nelle imprese di piccolissime dimensioni. Le complicazioni aumentano quando la “fabbrica” ha una sua durata: finita l’opera il cantiere chiude. Il lavoratore viene assunto e alla fine o c’è un altro cantiere in un altro territorio o regione  o viene licenziato. Gli edili sono per antonomasia una categoria nomade e convive con una precarietà permanente. Ricordo che la media di addetti per impresa in Lombardia è di 4 circa.

Da anni, in Lombardia, avete intrecciato attività sindacale e lotta a quelle forme di criminalità organizzata che trovano terreno fertile in edilizia: così è nata la “carovana antimafia”. Come procede l’attività della “carovana” e quali risultati produce?
Abbiamo stabilito un grande rapporto di collaborazione con Don Ciotti, Libera e l’Arci ponendo al centro il binomio legalità e giustizia sociale. Lo abbiamo fatto attivando un felice connubio tra il sindacato ed una grande associazione sociale con una forte rete ed una vasta credibilità sul territorio sostenuta da moltissimi ragazzi e ragazze, per una ragione essenziale: dal 2004 ad oggi nella regione Lombardia, uno dei quattro motori d’Europa e nella Milano dal futuro a stelle filanti e dai colori scintillanti Governo, Regione e Provincia hanno tagliato nastri di inaugurazione delle opere senza mai rammentare il ruolo dei lavoratori, il tema degli infortuni, i fenomeni di lavoro nero e grigio, l’infiltrazione della criminalità organizzata, del caporalato con la sua dose di nuova schiavitù. Il sindacato ha dovuto combattere spesso in solitudine tutto questo senza peraltro avere una sponda legislativa, sul lato dei lavoratori migranti. Abbiamo fatto una grande battaglia innanzitutto con iniziative pubbliche nei teatri di Milano, al Circolo della Stampa con i magistrati, le associazioni del volontariato, uomini della cultura, dello spettacolo, ragazzi delle scuole medie. Abbiamo, però, registrato un’assenza della politica tutta e delle istituzioni. La mia opinione è che nel 2009 non è cambiato nulla e se, in occasione di expo 2015, non ci sarà un’azione di intervento preventivo sull’apertura dei cantieri, per prevenire l’infiltrazione della criminalità organizzata, l’illegalità, la non trasparenza, il caporalato, attraverso l’esercizio del “controllo sociale”, è facile prevedere impatti urbanistici molto negativi e grandi difficoltà, per chi come noi svolge un ruolo di rappresentanza sociale, a tutelare fino in fondo il lavoro.

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