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An e la ‘sezione politica’ di Mediaset

Autore: . Data: sabato, 21 marzo 2009Commenti (0)

Oggi comincia alla fiera di Roma quello che nelle intenzioni dovrebbe essere l’ultimo congresso di Alleanza nazionale prima della definitiva fusione con il partito personale di Berlusconi.

fini-berlusconiGiornalisti, analisti, persino ‘opinionisti’ tv si sono avventurati in complicatissime analisi sul presente e sul futuro, ognuno proponendo tesi e valutazioni differenti.

Lo sport preferito dai notisti poltici italiani è il retroscena e così liti, conflitti, invidie e manovre oscure hanno riempito le pagine dei giornali e lo spazio di qualche talk show tv. Tuttavia, per quanto  in Italia sia degradata e quasi in coma, la politica rimane un mestiere complicato, non riconducibile solo al gossip o ai pettegolezzi di Palazzo.

Da molti anni il leader di An, Giafranco Fini, e l’amministratore unico di Forza Italia, Silvio Berlsuconi, sono alleati. Con loro, intruppato nel governo, il Senatùr Bossi e le sue armate celtico-padane.

Un partito politico è per sua definizione un luogo nel quale si riuniscono persone in possesso di identità simili o compatibili, interessi comuni, esperienza condivisa. Quel’idem sentire produce la riconoscibilità e porta i voti. Almeno così dovrebbe essere.

In realtà in Italia, dopo l’arrivo di Berlusconi, tutto è cambiato e l’ultimo partito sopravvissuto alla cosiddetta Prima repubblica sta lasciando la scena, per imboccare una strada che appare davvero senza uscita. Ed è per questo che è possibile nutrire dubbi sul fatto che quello di queste ore sia davvero l’ultimo congresso degli antichi seguaci del fascismo mussoliniano.

La lunga strada di Fini verso la democrazia è stata accidentata e piena di ostacoli. I ragazzi della Giovane Italia, poi del Fronte della Gioventù, erano crescuti coi busti e le foto del Duce nelle sezioni, il saluto romano, in alcuni casi anche il mito della squadraccia e della spedizione punitiva. Alla fine degli anni sessanta erano prevalentemente incolti ed i più profondi conoscevano Evola per sentito dire e Diabolik e Tex Willer molto bene.

Però anche l’essere minoranza isolata e senza sbocchi, quasi una tribù nella riserva, ha prodotto riflessioni, pensieri e consapevolezze. Uno dei più dotati tra i giovani camerati di un tempo, Gianfranco Fini, ha cominciato a capire che si doveva uscire dal guado e la storia del dopo la conoscono tutti. Insieme ad un furbo ed intelligente barese, pragmatico e levantino, Pinuccio Tatarella i due si sono messi al lavoro. Ad un certo punto è passato per caso Berlusconi, che con la fine di Craxi, Forlani e della ‘Milano da bere’ vedeva i suoi affari in pericolo e doveva trovare un rimedio subito.

I post-fascisti, gli eredi del Msi di Almirante, debbono aver pensato che finalmente era arrivato il momento per uscire dalla riserva, mentre il Cavaliere si è facilmente adattato ai nuovi ‘quasi’ compagni di strada, perchè aveva bisogno prima di tutto di sconfiggere il pericoloso schieramento di sinistra, che se avesse vinto avrebbe rapidamente affossato la sua già indebitatissima azienda.

Il segretario di Alleanza nazionale, anche se la scomparsa prematura di Tatarella è stata un terribile colpo, è andato avanti nella trasformazione di un partito arcaico e impolverato, inseguendo un modello di destra un po’ francese, nazionalista e laico, pratico e moderato.

Berlusconi, invece, del tutto all’oscuro dell’esistenza di ideali e ignaro di cosa sia la democrazia, nella costruzione della ‘sezione politica’ della Fininvest prima e di Mediaset dopo, ha messo in piedi un mix di interessi incrociati, di uomini delle più diverse provenienze (craxiani, ex repubblicani, qualche liberale, molti Dc di secondo piano, un paio di socialdemocratici, qualche prete alla Badget Bozzo e chiunque fosse alla ricerca di posto al sole) per proteggere il suo redditizio impero.

Ed è qui che viene il bello. I figli del fascismo, una parte di loro, guidati dal condottiero Fini marciavano dritti sul sentiero della politica, mantenevano il senso delle istituzioni fino a comprenderne il valore democratico, cercavano militanti ed elettori, si porgevano ai cittadini indicando dei valori, delle strategie, una visione della società.

L’alleato di Arcore invece, conquistato il suo spazio e salvate le aziende, voleva solo ed unicamente allargare la ‘sezione politica’ di Mediaset allo Stato, fondando una nuova società: la Repubblica italiana spa. Con lui, ovviamente, proprietario ed amministratore unico.

A parti invertite i fascisti di un tempo si sono trasformati in democratici (così così) di destra, mentre i ‘liberali a parole’ in una casta di potere di cultura reazionaria.

Insomma, i fascisti del nuovo millennio si sono raccolti in Forza Italia e nel suo leader, mentre Fini contemporaneamente aveva abbandonato del tutto l’idea del regime in camicia nera.

In un anno di governo di centro-destra, infine, grazie alla delega alla gestione degli affari ‘razziali’ consegnata da Berluconi alla Lega e con l’elaborarsi del partito privato degli affari, alcuni dei collaboratori di Fini hanno scoperto le lusinghe del potere per il potere, lasciando sempre più solo il loro capo.

La nascita della nuova forza poltica, allora, è viziata da un problema insolubile: la coesistenza tra una identità, un percorso politico, un pensiero (condivisibile o meno che sia), una struttura organizzata ed una storia che è An ed un frullato misto dal sapore affaristico di proprietà di un paleofascista senza neppure una ideologia che è il Cavaliere.

Anche un inesperto comprende come i due partner siano destinati a fatale divorzio. Anche se alcuni collaboratori di Fini (Gasparri, La Russa) hanno trovato nell’orto del presidente del Consiglio un posticino per accomodarsi, riesumando anche la nostalgia per il passato mussoliniano, la loro capacità politica è decisamente  bassa, per cui non è probabile possano mettere in crisi l’autorevolezza del presidente della Camera.

Prima o poi, ma sta già avvenendo, Fini non potrà tollerare le cadute nel razzismo bieco, i tentativi di delegittimare il Parlamento di Berlusconi, l’adesione ‘per convenienza’ a posizioni ultracattoliche fuori dal mondo (caso Englaro, coppie di fatto, ecc) e fatalmente la ‘sezione politica’ di Mediaset comicerà a scricchiolare.

Quel giorno sarà, forse, un buon gioro per la democrazia, perchè un partito tornerà ad essere poltico, abbandonando per sempre non solo il compromesso con gli affari, ma anche le derive reazionarie pericolose per la libertà dei cittadini.

I gossip sulle manovre delle ultime ore che tanto appassionano i giornali sono pagliuzze che nascondono un errore politico generato dal folle sistema elettorale italiano. Esattamente come per il Partito democratico si è unito quello che unire non si può, per l’unico scopo di prendersi le chiavi della stanza dei bottoni. I prossimi mesi vedrannio la crisi crescere, il Paese andare sempre più allo sbando, i cittadini sempre più bombardati dalla demagogia e dagli annunci roboanti di un governo immobile. Forse mostreranno una sempre maggiore fiducia nel Cavaliere, padrone dell’informazione e delle tv. Però quando si vedrà che non è con le televendite che si affrontano la disocupazione, la mancanza di prospettive, il collasso di un sistema industriale vecchio e non competitivo sarà inevitabile che anche il popolo berlusconiano si desti, prima di non poter pagare più il condominio.

Allora, c’è da starne certi, il politico Fini dovrà scegliere e sceglierà quello che sa fare meglio, la politica, abbandonando il pantano nel quale Berlusconi ed altri hanno scaraventato l’Italia.

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