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Se la Chiesa torna indietro

Autore: . Data: lunedì, 2 febbraio 2009Commenti (0)

Dopo la revoca della scomunica dei quattro vescovi lefebvriani, la nomina dell’ultraconservatore austriaco Wagner. Che definì l’uragano Katrina “una punizione divina”

candelaNon bastava la revoca della scomunica ai quattro vescovi lefebvriani, che ha riportato alla luce (e sui giornali) la deriva antisemita di qualche eminente rappresentante della Chiesa cattolica più tradizionalista e scatenato la durissima reazione delle comunità ebraiche (in seguito alle dichiarazioni negazioniste del porporato Richard Williamson).

Da un paio di giorni Benedetto XVI fa notizia anche per aver nominato vescovo ausiliario di Linz, in Austria, Gerhard Maria Wagner, in precedenza parroco di Windischgarsten e noto nel suo Paese per aver definito “satanica” la saga di Harry Potter e, soprattutto, per aver giustificato la devastazione seguita all’uragano Katrina a New Orleans come un castigo divino. Tanto è vero, aveva sostenuto, che sono state distrutte “tutte e cinque le cliniche per l’aborto così come i nightclub”.

Quanto sta accadendo nell’universo cattolico ha indotto il teologo Hans Kung, compagno di studi di Joseph Ratzinger negli anni 60 a Tubinga e oggi esponente della chiesa progressista, a condannare la “politica estremamente conservatrice” dell’attuale pontificato. Una scelta dottrinaria che deluderebbe chi nel mondo cattolico si aspettava un segno di rinnovamento e che renderebbe “opprimente l’atmosfera che sta vivendo la chiesa cattolica”.

Il Papa, ha spiegato il teologo in un’intervista al ‘Frankfurter Rundschau’ si “è allineato con l’ex presidente degli Stati Uniti George Bush, con il quale ha festeggiato il suo 81esimo compleanno alla Casa Bianca”. Mentre il Vaticano “avrebbe bisogno di un rinnovamento simile a quello che sta suscitando Barack Obama”, ha aggiunto tornando a criticare la decisione di revocare la scomunica dei quattro vescovi lefebvriani.

Ancora più dolorosa appare a Kung la linea di condotta vaticana visto che coincide con il cinquantenario del Concilio Vaticano II, uno dei cavalli di battaglia utilizzati dai seguaci di Lefebvre contro i pontefici da Paolo VI: “Purtroppo – ha sostenuto Kung – questo è il segnale di una linea ancora una volta più conservatrice che ha il Papa da tempo ha scelto”.

Una linea in sintonia con le direttive imposte dallo stesso Ratzinger quando era a capo della Congregazione per la dottrina della fede (l’ex Sant’Uffizio) che condussero l’alto prelato a proibire allo stesso Kung, nel 1979, l’insegnamento della teologia con l’accusa di essersi “allontanato dalla verità della fede cattolica”, perché mise in discussione il dogma dell’infallibilità papale.

Sempre a proposito della riabilitazione del vescovo britannico Williamson e degli altri tre illustri rappresentanti della “corrente” lefevbriana, prosegue la protesta delle comunità ebraiche: “E’ un passo che contamina l’intera Chiesa”, ha osservato il rabbino David Rosen, uno dei religiosi pur impegnati in questi giorni nel tentativo di riannodare il dialogo tra le due religioni spianando la strada a una visita del pontefice in Israele. “C’è stata una superficialità, almeno così voglio sperare, che mostra gravi lacune nel funzionamento interno del Vaticano”, ha aggiunto Rosen. “Accettare una persona (Williamson, ndr) chiaramente antisemita è farsi gioco di Giovanni XXIII e di Giovanni Paolo II e di tutti i papi” che hanno operato per il dialogo tra le religioni.

Non per questo il Vaticano intende tornare sui suoi passi: “I lefebvriani sono in piena comunione con la Santa Sede”, ha dichiarato il portavoce padre Federico Lombardi. Aggiungendo, però, in riferimento a Williamson, che la revoca della scomunica non significa “sposare le sue idee e le sue dichiarazioni, che vanno giudicate in sé”.

Critiche alla perseveranza papalina sono giunte anche dalla Germania. In un’intervista concessa al settimanale “Der Spiegel”, il vice presidente della Comunità ebraica tedesca Salomon Korn ha giudicato la decisione del Papa “un ritorno ai secoli passati”, per aver “reso presentabile un negazionista dell’Olocausto”. Korn ha definito l’atto del Papa “imperdonabile”, poiché con esso Benedetto XVI “mette in discussione la riconciliazione con gli ebrei, portata avanti dal suo predecessore”.

Dello stesso avviso i cristiano-democratici tedeschi che, per bocca del presidente del Bundestag Lammert, hanno manifestato la stessa condanna ed espresso preoccupazione riguardo al possibile stop imposto al dialogo interreligioso.

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