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Quote latte, truffa da 90 milioni di euro

Autore: . Data: martedì, 10 febbraio 2009Commenti (0)

Un meccanismo ben oliato, in essere da almeno sei anni e che coinvolgeva decine di complici, per un danno all’erario di 90 milioni di euro.

mucca-latte1Nel clima di contestazione del mondo agricolo per l’entrata in vigore del nuovo Decreto legge sulle ‘quote latte’, un’indagine delle Fiamme gialle di Milano, che ha eseguito due arresti e sequestrato due grandi cooperative del settore, ha fatto emergere una serie di contenziosi ad hoc e intermediazioni di comodo finalizzate ad eludere le somme da versare all’erario e ad una sistematica loro spartizione in quanto “inique”. Con un danno, per l’erario, di almeno 90 milioni di euro.

Le accuse ipotizzate nell’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Frank Di Maio e che ha portato agli arresti domiciliari Alessio Crippa, 41 anni, della cooperativa ‘La Lombarda’, e Gianluca Paganelli, di 52, titolare della società ‘La latteria di Milano’, sono di peculato e truffa aggravata.

I due sono ritenuti responsabili di un sistema di frodi ai danni dell’Agea (Agenzia per le erogazioni in agricoltura) ideato per eludere la normativa sulle quote latte. Un meccanismo ben oliato, in essere da almeno sei anni e che coinvolgeva decine di complici, dato che le due cooperative acquistavano latte da oltre 200 aziende agricole in Lombardia, Piemonte ed Emilia Romagna.

Oltre cento produttori, secondo indiscrezioni, potrebbero essere chiamati a risponderne penalmente. In sostanza le sanzioni previste per il latte prodotto oltre le quote stabilite dalla legge (quantificato, nel caso, in 270mila litri di latte) venivano trattenute dalle cooperative che le ridistribuivano tra i produttori che le avevano versate.

Proprio gli agricoltori conniventi avrebbero creato le cooperative, riuscendo poi ad accreditarle come ‘primo acquirente’, a cui spetta l’onere, per legge, dei versamenti all’erario. Invece erano solo delle società di comodo.

I soldi, così, invece di essere versati nei conti correnti dell’Agea, venivano trattenuti grazie a facili ricorsi al Giudice di pace (al posto del competente Tribunale amministrativo regionale). Poi, in attesa della determinazione dei contenziosi, venivano restituiti. In sostanza, spartiti.

Il gip Enrico Manzi, in un punto del suo provvedimento cautelare, sottolinea che “gli stessi protagonisti di queste vicende dichiarano, quasi con orgoglio, a tutti i loro interlocutori che lo scopo dichiarato e palese delle cooperative da loro costituite volta per volta, era quello di aggirare il sistema delle quote latte per consentire la restituzione ai produttori del superprelievo che dovevano pagare alla Agea”.

“Si può sostenere – prosegue il gip – che sia proprio la convinzione intima degli indagati il ‘movente’ più pericoloso delle loro azioni: dallo stesso contenuto delle telefonate emerge la loro determinazione nel restituire agli allevatori i prelievi che ritengono iniqui”.

“Peccato che – ha spiegato un ufficiale della Gdf – proprio per colpa anche di questi mancati versamenti l’Italia è stata fatta oggetto di contestazioni da parte dell’Unione europea, che hanno portato a ‘compensazioni’ ovvero a minori finanziamenti”.

L’inchiesta di Milano riguarda le campagne di raccolta del latte a partire dal 2002-2003. Una delle due aziende, alla fine, era stata espulsa dall’albo regionale dei ‘primi acquirenti’, ma solo alla fine dello scorso anno.

E il business era andato avanti ugualmente, facendo convergere le compravendite sulla seconda società, oggi anch’essa sotto sequestro.


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