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Nascondere sotto il tappeto regala voti

Autore: . Data: lunedì, 2 febbraio 2009Commenti (0)

Il sindaco di Padova, Zanonato, vuole multare chi consuma stupefacenti ‘in pubblico’, ma se vuole lo sconto può andare al Sert.

perbenistiIl viaggio del Partito democratico verso le spiagge del conservatorismo si avvicina di giorno in giorno all’approdo. Nel partito di Veltroni non si parla più di riconoscimento delle unioni di fatto, di diritti delle minoranze, di libertà individuali. E non passa giorno che una visione restrittiva della realtà non compaia nelle dichiarazion o nelle decisioni di qualcuno dei suoi dirigenti.

Adesso siamo ad un nuovo capitolo, questa volta frutto della fantasia del sindaco di Padova, Fravio Zanonato. L’esponente del Pd, ha stabilito che chiunque venga ‘sorpreso’ a consumare stupefacenti ‘in pubblico’ debba pagare una sanzione di 500 euro o, in alternativa, si sottoponga a un programma di riabilitazione. A prescindere dalla differenza tra droghe ‘pesanti’ o ‘leggere’.

L’ordinanaza è stata possibile grazie ai poteri che il cosidetto ‘pacchetto sicurezza’ offre ai sindaci. Durante l’estate scorsa l’estro dei primi cittadini italiani aveva partorito idee inarrivabili, come il divieto di usare il tagliaerba al sabato o di raccogliere conchiglie dal mare.

Zanonato è abiltualmente definito il ‘sindaco sceriffo’: in passato si era gia fatto notare per la costruzione di un muro che avrebbe dovuto contenere lo spaccio in un complesso abitativo, senza per nulla risolvere il problema, ma riuscendo a chiudere in gabbia gli inquilini dei caseggiati (anche quelli estranei ai traffici). Poi aveva deciso di multare i clienti delle prostitute, senza naturalmente pensare alle organizzazioni criminali che le sfruttano. Adesso l’ultima decisione, che assimila sostanze diverse tra loro e, per di più introduce la novità del ‘recupero’ come alternativa alla multa, ovvero la sconfitta definitiva del principio della consapevolezza, fondamentale per le terapie disintossicanti.

Il sndaco è convinto: “Come previsto dal decreto Maroni, proviamo a dare un contributo: è una piccola arma in più” ed è certo di sconfiggere le organizzazioni internazionali di smercio con la sua ‘multa’.

“Mi sono concentrato soprattutto sull’acquisto e il consumo in luogo pubblico, sulle due situazioni che creano maggior degrado, perché lo spaccio è un reato già pesantemente punito dal codice penale” ha detto il sindaco.

Il perbenismo che, indubbiamente in modo incolpevole, finisce con l’essere il maggior alleato del crimine, trova giustificazione nella tecnica facile del ‘nascondere sotto il tappeto’ i problemi reali e complessi. Per altro con annunci poi impraticabili nella realtà. La prostituzione stradale, repressa per non ‘vedere’ un fenomeno esistente, seppellita nel buio fa sparire le ragazze chissà dove e le rende introvabili, incontrollabili e quindi aiuta di fatto lo sfruttamento. L’idea di contenere la crescita esponenziale dell’uso di droghe pesanti a colpi di 500 euro di sanzione diventa paradossale, come l’idea di fare una multa a chi vive rovistando nei cassonetti.

Se è comprensibile che la cultura di destra proponga modelli di questo tipo è inconcepibile lo faccia la sinistra. Assimilare droghe leggere e pesanti, spingersi sul terreno del recupero pensando alla terapia in cambio dello sconto sulla multa, nascondere i mercatini della droga dietro l’angolo per dar l’impressione di aver ripulto’ la città senza in realtà aver otteuto alcun risultato postivo serve solo a peggiorare le cose.

L’assessore padovana Daniela Ruffini, di Rifondazione comunista, è critica: “Zanonato è uno che ha governato bene, non ha bisogno di propaganda. Gli spacciatori non sono nemmeno considerati, in compenso il consumo di droghe leggere e pesanti è messo sullo stesso piano. Francamente ho qualche dubbio sul mandare un ragazzino che si fa uno spinello al Sert. Il nostro ruolo non è criminalizzare ma dare un sostegno alle famiglie”.

Carlo Covi, di Intesa Veneta, ha sostenuto: “Polemica è sterile, Padova è diventata la Bangkok del Nord Est ma questa non è la strada. Una legge del sindaco che oltrepassa quella dello Stato induce tra i giovani un grande equivoco: che con 500 euro te la puoi sempre cavare”.

Ma anche nella vicina Venezia si discute. Il sindaco Cacciari ha detto: “Le cure mica le stabilisce un sindaco. Stavolta mi sembra che Flavio abbia esagerato. È assurdo che una multa possa essere tolta con l’adesione al Sert”.

Singolare la posizione del verde Gianfranco Bettin. “L’idea è fondata, il consumo di droga è in netto aumento e servono nuovi strumenti dissuasivi e repressivi, soprattutto per i giovani”. Il vicensindaco di Venezia, però, considera il rinvio al Sert “una stupidaggine assoluta”, e aggiunge: “se non è uno spot poco ci manca”.

Chiedere a costoro quali modelli siano suggeriti ai giovani (e non solo) da una classe dirgente che non è in grado di suggerire un diverso modo di intendere la vita, dalla televisione o dalla pubblicità o dai teorici della ‘competizione’, che hanno portato Milano ad essere la prima città in Europa per il consumo d cocaina è inutile.

Il Pd non è più parte della cultura di sinistra. Riaprire la  riflessione sulla liberalizzazione, presente in aree più o meno ampie in tutti i partiti della socialdemocrazia europea e sostenuta da molti esperti internazionali, non è neppure nelle ipotesi del partito. Eppure al contrario del nascondere sotto il tappeto con una bella multa questo provvedmento darebbe un colpo mortale al crimine organizzato, ridimensionerebbe la microcriinalità e consentirebbe un controllo sul consumo, con l’indubbio vantaggio di rendere più efficaci le politiche di recupero delle vittime di droghe pesanti.

Ma questi sono discorsi considerati quasi ‘immorali’ in un Paese che combatte la droga e impone la tassa sugli alcolici, urla contro il traffico delle donne e colpisce le vittime, considera l’immigrazione un’emergenza e non parla di crimine organizzato.

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