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La bufala del nucleare

Autore: . Data: mercoledì, 25 febbraio 2009Commenti (1)

Il vertice tra i due ‘condottieri’ d’Europa, il francese Nicolas Sarkozy e Silvio Berlusconi ha prodotto un accordo quadro sul nucleare, che prevede collaborazione in ricerca, produzione e stoccaggio.

scorieIl modello sul quale si dovrebbe operare e l’Epr, ovvero un reattore di terza generazione che è alla base della sperimetazione francese.

In conferenza stampa, Sarko ha definito “storico” l’accordo e ha affermato che se l’Italia dovesse confermare l’intenzione di aprire al nucleare, la Francia “propone una “partnership illimitata”. C’è da crederci, poichè il suo Paese dispone di insediamenti indstriali, brevetti, tecnologie e ricerca ben superiori al know how italiano, per cui per i cugini d’oltralpe si tratta di un vero affare.

Per quanto riguarda poi la saggezza delle intenzioni la cosa si fa preoccupante, perchè rientra nella tradizionale abitudine all’annucio roboante molto cara al governo di centro-destra, ma come è stato per Alitalia (poi finita nell’orbita Air France e costata più di due miliardi di euro ai contribuenti), del tutto sconveniente per i cittadini.

Il premio Nobel per la fisica Carlo Rubbia, uno dei maggiori esperti al mondo di energia, ha spiegato di recente che chi propone la tecnologia delle centrali nucleari come unica risposta al problema di approvvigionamento energetico deve tener conto “che il nucleare è un’attività che si può fare soltanto in termini di tempo molto lunghi. Noi sappiamo che per costruire una centrale nucleare sono necessari da cinque o sei anni, in Italia anche dieci. Il banchiere che mette 4 – 5 miliardi di Euro per crearla riesce, se tutto va bene, a ripagare il proprio investimento in circa 40 – 50 anni”.

Il premio Nobel ha aggiunto: “C’è un secondo problema: un errore che spesso la gente compie. Si pensa che il nucleare possa ridurre il costo dell’energia. Questo non è vero: un recente studio ha dimostrato, per esempio, che i costi per il nucleare in Svizzera continueranno ad aumentare. I costi per il nucleare variano notevolmente da paese a paese: in Germania ha un prezzo di circa due volte e mezzo in più rispetto a quello francese. Ciò è dovuto al fatto che il nucleare in Francia è stato finanziato per anni dallo Stato, quindi dai cittadini. Ancora oggi, le 30mila persone che lavorano per il nucleare francese sono pagate grazie agli investimenti massivi dello Stato. L’aumento del numero di centrali atomiche nel mondo in questi ultimi anni ha causato, inoltre, un considerevole aumento del costo dell’Uranio, che difficilmente tornerà a scendere. Il nucleare è dunque molto costoso, anche nel lungo periodo”.

Le parole di Rubbia non lasciano molto spazio ai dubbi. Ma il famoso fisico italiano ha detto anche altro: “Io penso che se davvero noi volessimo adottare il nucleare in Italia lo potremmo fare, ma dovremmo organizzare procedure di contorno per supportare questa iniziativa. La quantità di energia richiesta dall’Italia è paragonabile a quella francese. Se dunque volessimo produrre il 30 per cento dell’energia elettrica con il nucleare, come succede anche in Spagna, Germania e Inghilterra, ci servirebbero 15 – 20 centrali nucleari. In pratica una per regione. Ciascuna di queste centrali produrrà una certa quantità di scorie, un problema estremamente serio. In America la questione è di stretta attualità. Sia Obama che Clinton hanno affermato chiaramente che Yukka Mountain – il più grande deposito di scorie in USA – andrebbe eliminato per trovare un sito più adatto per lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi. La soluzione di isolarli e sotterrarli non è infatti efficace come si vorrebbe”.

Altro problema, quello dello stoccaggio, senza aggiungere che gli impianti italiani dovrebbero essere solo quattro e non 15-20 come indica Rubbia.

Il fisico ha concluso: “Mi chiedo dunque: se non si riesce a risolvere il problema della costruzione di un inceneritore per riuscire a bruciare l’immondizia, come riusciremo a sistemare queste grandissime quantità di scorie nucleari che nessuno al mondo sa ancora smaltire? In realtà, la risposta tecnicamente c’era per recuperare le scorie e renderle innocue. Io avevo un bellissimo programma per implementare questa tecnologia, per bruciare le scorie con gli acceleratori di materia. Il programma è stato bocciato e non finanziato dall’Italia, tanto da spingermi ad emigrare in Spagna”.

In realtà la scelta nucleare del centro-destra ha una valenza prettamente ideologica. La necessità di ‘restaurare’ nel Paese una cultura che spazzi via qualunque ‘vecchia’ influenza ‘sessantottina’, ‘rivoluzionaria’, ‘trasgressiva’, ‘referendaria’ , ‘di sinistra’ o ‘ambientalista’ rende il nucleare, come le polemiche sulla magistratura, le invocazoni all’ordine contro la barbarie prodotta dagli stranieri, un perfetto motivo di indottrinamento di massa.

Attualmente alcuni Paesi hanno deciso una moratoria sulla costruzione di nuove centrali: la Svezia nel 1980, la Spagna nel 1983, l’Italia stessa nel 1988 con un referendum popolare, il Belgio nel 1999 e la Germania nel 2000.

Altri Paesi hanno preparato strategie per dismettere centrali nucleari e l’Austria, le Filippine e Corea del Nord hanno centrali nucleari mai messe in funzione. Negli Stati Uniti alcuni impianti sono stati chiusi dopo alcune consultazioni popolari, come quella di Rancho Seco in California, dotata di reattore PWR da 913 MWe e spenta nel 1989 dopo 12 anni di operatività. Il presidente Usa, Barak Obama, non ha nascosto di essere favorevole alla ricerca nel campo delle fonti energetiche alternative, ma non è contrario al nucleare, a condizione di risolvere in modo definitivo il problema dello stoccaggio delle scorie e quello della scarsità del combustibile nucleare e purché siano garantiti la sicurezza degli impianti e il finanziamento privato dei costi per la loro costruzione e del loro smantellamento. Tutte cose che secondo gli esperti del settore sono al momento però impossibili da rispettare.

Così ieri l’ennesimo spot è andato in onda a reti unificate, senza che fosse immediatamente chiarito ai cittadini che gli elementi di costo e sicurezza lasciano aperte voragini e che la scienza non può essere valutata a seconda dell’appartenenza politica o religiosa, come le polemiche prestestuose sul testamento biologico dovrebbero far capire in modo inequivocabile.

Grazia Francescato, portavoce dei Verdi, ha commentato: ‘Il governo Berlusconi sul nucleare continua a prende lucciole per lanterne ed il rischio è che a pagare per i suoi errori di valutazione siano i cittadini com’è già avvenuto per l’Alitalia. Il nucleare è, infatti, costosissimo sia dal punto di vista economico che sociale e continua ad essere pericolosissimo sia sotto il profilo della radioattività che della proliferazione”.

Francescato ha aggiunto: ”Non è vero il nucleare eviterà i rischi per la sicurezza energetica del nostro Paese perchè l’uranio, per le stime delle organizzazioni internazionali, durerà solo per pochi decenni e come tutti sanno non si trova di certo in Italia ed il suo costo è cresciuto a dismisura: nel 2000 un chilogrammo di uranio costava 7 dollari mentre oggi ne costa 120. Restano invece certi e pericolosamente attuali i rischi per la salute e per l’ambiente connessi alla radioattività e nessuno tra i tanti sostenitori del nucleare ci dice cosa vuol fare delle scorie radioattive che ancora nessuno al mondo è riuscito a smaltire. Di sicuro la scelta del governo Berlusconi rischia di avere effetti disastrosi sull’efficienza energetica e sulle rinnovabili sui quali il nostro Paese, purtroppo, ha smesso di investire ”.

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Commenti (1) »

  • MissMcGonegall ha detto:

    hi paura che sia ora divendere casa, chi ce l’ha, e di fare le valigie…l’aria sta diventando irrespirabile..

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