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Il regime di Veltrusconi

Autore: . Data: mercoledì, 4 febbraio 2009Commenti (1)

Un gesto riassume meglio di qualunque cronaca l’arroganza con la quale l’accordo Veltroni-Berlusconi vuole cancellare nel Paese l’esistenza di qualunque pensiero politico che non si riconosca in Pd e Pdl.
veltrusconiIl segretario del Pd, Walter Veltroni, commentando la votazione sulla riforma della legge elettorale per le elezioni europee approvata dall’aula della Camera si è rivolto al ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, ed al coordinatore di Fi, Denis Verdini, e stringendo loro la mano ha detto:”Almeno una cosa insieme in questa legislatura l’abbiamo fatta”.

Il segretario del Pd, che ormai sta conducendo la sua organizzazione verso posizioni integraliste e di ignota natura ideale, ha cancellato col contributo di Berlusconi oltre 7 milioni e mezzo di cittadini, che verranno ‘rottamati’. Alle elezioni del 2004 per il parlamento europeo il 23,4 per cento dei votanti, quasi un quarto delle preferenze espresse, erano in favore dei partiti che si vogliono cancellare dallo scenario italiano.

I componenti del Comitato per la democrazia, hanno sostenuto in qesti giorni che lo sbarramento al 4 per cento nasce da un ‘patto’ tra il Pdl e il Pd per fare piazza pulita dei partiti minori e per di più a pochi minuti dal fischio di inizio della partita elettorale. “Non si possono cambiare le regole del gioco a campionato in corso – ha detto Clemente Mastella – la legge non va cambiata. Si vuole ridurre la frammentazione? Se ne parlerà alle prossime elezioni, non di certo a quelle che si stanno avvicinando”.

NelIa mattinata di ieri i Socialisti di Riccardo Nencini, il Prc, fino ai Verdi e all’Udeur si erano dati appuntamento di fronte al Quirinale per manifestare silenziosamente il proprio dissenso e la preoccupazione per gli effetti di quello che è già stato ribattezzato come il ‘Veltrusconellum’.

Dario Franceschini, vicesegretario del Pd, nel suo intervento per la dichiarazione di voto, ha descritto la decisione antidemocratica di imporre lo sbarramento all’ultimo momento dicendo “Oggi stiamo scrivendo una buona pagina di politica parlamentare” perchè ”da avversari che intendono restare avversari” si è ”dimostrato che si possono scrivere assieme le regole”. Franceschini ricordando come maggioranza e opposizione abbiano alle spalle errori e fallimenti dovuti alla volontà di fare da soli ha voluto ribadire che ”si può collaborare da avversari a scrivere insieme le regole”.

”Lo sbarramento -ha aggiunto- non colpisce la democrazia. Se fosse così dovremmo dire che non c’è democrazia in quasi tutti i paesi europei!”. Lo sbarramento ”serve ad evitare la frammentazione, non ai partiti ma all’Italia”.

Con accenti demagogici e travisando i fatti il vicesegretario del Pd ha aggiunto che i 78 europarlamentari italiani attualmente in carica sono divisi in 15 partiti, mentre gli altri maggiori Paesi europei sono rappresentati da 6 o al massimo 8 partiti. Per nulla Franceschini ha descritto le storie parlamentari dei Paesi che citava e tantomeno lo ha fatto per la tradizione italiana

Denis Verdini, intervenendo per il Pdl, ha concordato pienamente con Franceschini. Oggi, ha detto, ”pur non essendo una riforma profonda, ma solo un correttivo, è comunque stato fatto un primo passo per regole comuni. Non è il funerale della democrazia, come dicono i partiti rimasti fuori dal parlamento, ma è il funerale della democrazia dello zero virgola e quindi è il battesimo della democrazia moderna. Non si vuole soffocare i piccoli partiti. Questa riforma non è una legge liberticida, è semplicemente una legge europea che corregge un’anomalia italiana. I cittadini non vogliono più la frammentazione e a chi oggi contesta l’introduzione di una soglia di sbarramento, ritenendola una lesione della democrazia, voglio ricordare che democrazia è anche ascoltare le richieste dei cittadini”.

Nelle ultime consultazioni il disagio degli elettori è stato palese. Le liste senza preferenze, con segreterie dei partiti che dividono tra correnti e potentati i seggi, la volontà di eliminare chiunque non si adegui ad un bipartitismo (che non è nella storia e nelle tradizioni italiane) nascondono con sempre minor successo un progetto autoritario che trova nel ‘pensiero unico’ il collante utile per congelare qualunque possibilità di critica, mentre due concentrazioni di interessi senza ideali e programmi concreti o prospettive per il futuro vogliono tutto il potere. Pdl e Pd si affermano ormai come i gestori dei propri interessi, in una concezione della politica che è “il regime del Palazzo”.

Sarà difficile per  partiti non omologati sopravvivere alla soglia del 4 per cento. La crisi della sinistra e la sua frammentazione difficilmente sarnno in grado di superare le divisioni di adesso e la probabile scomparsa, anche dal Parlamento europeo, di quella parte politica farà dell’Italia l’unico Paese europeo che non manda a Strasburgo nessun rappresentante progressista. L’espulsione dal programma politico del Pd della cultura delle riforme, sostituita da un ‘riformismo’ di cui nessuno ha capito il senso, porterà in ogni caso all’implosione della creatura di Veltroni. La quasi certa e pesante prossima sconfitta elettorale (sarà difficile convincere i cittadini con lo slogan del ‘voto utile’) riaprirà i giochi e le possibilità che la segreteria possa superare il terremoto sono scarsissime.

Solo in questo caso si spera che riemerga dalle ceneri di un partito senza identità un dibattito aperto, laico e socialista, in grado di premettere ad una importante corrente di pensiero di tornare a vivere in Italia.

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Commenti (1) »

  • enzo di mauro ha detto:

    Il voto utile è al tramonto ormai, mai piu’ricatti morali, il PD è diventato una lobby dei poteri forti ed omogenei ai peggiori costumi del paese.

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
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