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Il mostro è servito. Romeno e pregiudicato

Autore: . Data: giovedì, 19 febbraio 2009Commenti (0)

Arrestati la scorsa notte i presunti autori dello stupro nel parco della Caffarella a Roma. Vivevano in una tenda. La deriva forcaiola ha ormai contaminato mass media e buona parte della politica

statuaboccaSono stati acciuffati entrambi i presunti stupratori della ragazzina 14enne aggredita a Roma nel parco della Caffarella, a sud della città. A quanto pare sono gli stessi che si erano resi protagonisti della violenza sessuale ai danni di una donna, svariati giorni prima, in un’altra zona della Capitale, a Primavalle.

Infatti erano già stati identificati in quell’occasione. Si tratta di un 36enne e di un 20enne, entrambi di nazionalità romena e senza fissa dimora. Vivevano in una tenda e sono stati individuati grazie all’aiuto delle vittime, con un’indagine classica della polizia a cui hanno collaborato anche investigatori romeni.

Uno dei due “stava per scappare”, ha spiegato in conferenza stampa il capo della squadra mobile Vittorio Rizzi. “Durante l’interrogatorio nel corso della notte, durato diverse ore – hanno spiegato i dirigenti della polizia – l’uomo ha prima ammesso solo che stava tentando la fuga, ma poi ha capito di non poter evitare l’esame biologico ed ha confessato lo stupro”.

“Erano soliti andare in giro per i parchi, in questo caso a scopo di rapina”, ha continuato Rizzi. “Il 20enne romeno – ha aggiunto – ha raccontato che avevano avvicinato la coppia per rapinarla ma che poi avevano trovato la ragazza molto carina. Da qui sarebbe nato il proposito di abusarne”. Secondo il capo della Mobile “non si rendeva conto dell’accaduto”. “Perché l’ho fatto? Per dispetto”, avrebbe detto il 20enne agli inquirenti.

Rizzi ha sottolineato l’importanza dell’archivio fotografico (“Decisiva risorsa della squadra mobile”) per fare luce sullo stupro di sabato al parco della Caffarella. Gli investigatori della polizia – ha ricordato Rizzi – hanno lavorato su “un album dei frequentatori dei parchi, anche con l’aiuto della forestale”, riuscendo così a selezionare i soggetti sospettati e ad affinare la ricerca su due romeni indicati dai ragazzini vittime dell’aggressione.

“A collaborare alle indagini è stato anche un gruppo di poliziotti romeni specializzati – ha detto il funzionario della polizia di Bucarest – ma se bisogna aumentare il numero la Romania è disponibile. La cooperazione non finisce qui”.

Purtroppo non finirà qui neanche la crescente campagna forcaiola alimentata da settori politici che soffiano abitualmente sulla paura dei cittadini per trarne vantaggi elettorali. In queste settimane si è discusso con grande leggerezza di castrazioni chimiche, di leggi d’emergenza, di ricorso all’esercito.

Come se la politica e le istituzioni fornissero un contributo preventivo contro l’incuria, attraverso una progettualità capace nel medio periodo di disinnescare le mine più pericolose del degrado sociale.

Ovviamente, nulla di tutto ciò è stato mai preso in considerazione. Anzi. Mentre dai Palazzi si blatera di soldati nelle strade, si scopre che le “volanti” della polizia sono inutilizzabili nelle autorimesse perché senza benzina. E i soldi per comprarla non ci sono.

Perciò meglio concentrarsi sui particolari scabrosi che hanno portato alla rocambolesca cattura del 20enne. Apprendiamo che era stato espulso grazie al “decreto Prodi” (che permette di allontanare anche i cittadini comunitari) dopo che era stato bloccato a Bologna.

Ma il tribunale locale non aveva convalidato il provvedimento. L’uomo era stato fermato per accertamenti il 24 gennaio scorso, tre giorni dopo lo stupro di Primavalle, e rilasciato perché a suo carico non risultavano procedimenti giudiziari o ordini di custodia.

“Un lavoro fatto in strada, di pura investigazione, di intuito e senza l’aiuto di supporti tecnici. Un lavoro da veri poliziotti”, ha detto soddisfatto il questore Caruso. Il Paese finalmente tira un sospiro di sollievo. Ma conserva il cappio nel comodino, in attesa del prossimo fattaccio.

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