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I carrelli della spesa sempre più vuoti

Autore: . Data: lunedì, 23 febbraio 2009Commenti (0)

È un carrello della spesa che va al rallentatore, quello delle famiglie italiane alle prese con la crisi economica. Nel 2008 gli acquisti di alimentari sono cresciuti in volume appena dello 0,5 per cento.

supermarketInvece gli acquisti in ipermercati, supermercati e grandi negozi alimentari erano aumentati del 2,4 per cento nel 2006 e dell’1,6 per cento nel 2007, con un forte ridimensionamento dei prodotti di marca a vantaggio di quelli più ‘anonimi’ ed economici. A rilevarlo è la consueta ricerca realizzata con dati Infoscan Census, inviati a Iri da un sistema di 7.070 tra ipermercati, supermercati e i grandi negozi detti ‘superette’ (che rappresentano una proiezione del 100 per cento della distribuzione organizzata italiana).

Il largo consumo confezionato (in pratica, tutto quello che finisce nel carrello della spesa tra alimentari, prodotti per la cura della casa e della persona) ha totalizzato nel 2008 vendite per 59,2 miliardi di euro, con una crescita in valore del 4,4 per cento: aumento sul quale, tuttavia, pesa ovviamente l’inflazione, che lo scorso anno, complici le impennate del prezzo del petrolio e degli alimentari, è stata del 3,3 per cento, il massimo dal 1996. Il settore più in affanno è quello della cura della casa (meno 0,2 per cento in volumi, più 1,6 per cento in valore), seguito dagli alimentari (più 0,5 per cento e più 5,3 per cento) e dalla cura per la persona (più 1 per cento e più 2,4 per cento).

Il 2008, spiega la ricerca, può comunque essere diviso in tre fasi, specchio dell’evoluzione della crisi globale: quella fino ad aprile, con una crescita in linea con il 2007; una seconda, da maggio a ottobre, in cui la domanda reale ha oscillato in una banda compresa tra il più 0,5 per cento e il meno 1 per cento, “esprimendo una repentina debolezza”; e la terza relativa agli ultimi due mesi, in cui è acuito il rallentamento degli acquisti a volume con cali superiori al 2 per cento.

Le famiglie, insomma, con il passare del tempo hanno ridotto sempre più gli acquisti, ma hanno anche assunto comportamenti sempre più all’insegna del risparmio: basti pensare alla flessione dell’industria di marca, con volumi in rosso per nove mesi consecutivi (a dicembre il picco negativo con meno 3,9 per cento) e fatturato a crescita zero alla fine dell’anno (meno 0,2 per cento nell’ultimo mese). Oltre tutto chi ha comprato ‘griffato’ in un caso su quattro lo ha fatto approfittando di una promozione di prezzo.

Mentre i brand famosi arretrano, ad avanzare sono le cosiddette ‘private label’, vale a dire i prodotti che espongono come marca il nome del negozio nel quale vengono venduti: l’aumento dei volumi rispetto al 2007 è di circa il 7 per cento, con una crescita della spesa tra il 7 e il 10 per cento. A segnalare la gravità della crisi non è solo il fatto che si compra poco e spendendo il meno possibile, ma anche che il calo dei prezzi non convinca le famiglie ad acquisti più decisi.

A partire da settembre, infatti, con il crollo del prezzo del petrolio l’inflazione ha tirato il freno, ma non si sono viste conseguenze sul carrello della spesa. Anche se, spiegano i ricercatori, esiste un’inerzia di alcuni mesi tra i due indicatori. Inoltre, a partire da luglio, “si è ampliata la tendenza degli acquirenti a ridurre l’inflazione del proprio carrello rivedendo verso il basso il mix degli acquisti”.

Il 2008 è stato dunque un anno da dimenticare per il commercio, ma qualche speranza per il 2009 c’è. Secondo la ricerca, infatti, gennaio è cominciato bene, con un “trend particolarmente positivo sia per i volumi di vendita sia per la spesa a valore”.

Non è chiaro, però, se si tratta di una inversione di tendenza o di un’anomalia, tanto che la ricerca afferma che “date le attuali situazione e informazioni disponibili, è verosimile prevedere un livello dei volumi di vendita simile a quello del 2008″.


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