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Energia: le centrali a carbone inquinano poco

Autore: . Data: giovedì, 19 febbraio 2009Commenti (1)

Questo tipo di impianto inquinana meno del traffico perché producono  “il 3 per cento delle polveri sottili presenti in atmosfera originate dall’uomo, dove invece i trasporti incidono per oltre il 42 per cento”.

centrale-a-carboneLe loro emissioni in atmosfera si disperdono in periodi molto lunghi “senza incidere sul contenuto dei metalli nel suolo circostante, con una convivenza con l’agricoltura difficile, ma possibile”.

È quanto sottolinea Nomisma Energia, nel volume, edito da Agra, ‘Centrali a carbone suolo e agricoltura’, che analizza il potenziale impatto ambientale delle centrali elettriche a carbone, approfondendo le emissioni in aria e il possibile inquinamento sui suoli agricoli.

Il sistema-trasporti in Italia, sottolinea il presidente di Nomisma Energia, Davide Tabarelli, annovera 32 milioni di autoveicoli, 42 milioni di mezzi se contempliamo anche il trasporto pesante. “Si tratta di piccoli motori a scoppio – afferma Tabarelli – su cui non si possono mettere abbattitori di emissioni. Come invece avvenuto dal 2000, in osservanza di una direttiva Ue, per le centrali a carbone, grandi impianti (12 in Italia) dove “l’ambientalizzazione delle polveri è ormai cosa fatta, con emissioni per ‘unità di energia resa utile al consumatorè che è la minima possibile. E con ‘zero impattò sui potenziali inquinanti, i metalli ad esempio, dei terreni agricoli”.

Nel mondo, i consumi di carbone sono in forte crescita in quanto rimangono la fonte più economica per la produzione di energia elettrica. In Europa sono 39 le grandi centrali in programma, di cui sei in costruzione. Nel pianeta il 40 per cento del fabbisogno energetico viene dal carbone, una scelta su cui primeggiano Cina, Germania, Stati Uniti e Regno Unito.

In Italia le centrali a carbone forniscono il 17 per cento del fabbisogno energetico, ma “potremmo portare in breve tempo questa quota al 20-25 per cento”, sottolinea il presidente di Nomisma Energia che auspica il completamento dell’impianto di Porto Tolle e la riconversione delle centrali di Rossano Calabro e Piombino.

Nel confronto poi con altre fonti rinnovabili “occorre pensare – continua Tabarelli – che il potenziale di una centrale a carbone equivale a quello di tutta l’Emilia Romagna coperta di pale eoliche. È vero che il rischio-incidente c’è sempre, ma tutte queste centrali – grazie a grandi investimenti – sono ambientalmente positive rispetto a singole unità fornite, non ancora nell’insieme”.

Ma l’Italia, osserva lo studio, è un Paese complesso dove convivono il più alto patrimonio culturale con l’industrializzazione e, al contempo, una grande tradizione agricola con produzioni agroalimentari di qualità riconosciuta. “La convivenza – ribadisce il presidente di Nomisma Energia – è difficile, ma può essere possibile, come già avviene a Bastardo in Umbria e nella città di Genova. La percezione del carbone resta però negativa, non pensando che persino in farmacia si dispensano i carboni attivi e nell’agricoltura tradizionale i contadini utilizzavano come fertilizzante le ceneri; è dunque lo scarto della combustione a concimare i terreni, non a degradarli”.

Del resto, come evidenzia il rapporto, la presenza di metalli nel terreno non dipende dall’esistenza di centrali limitrofe ma dalla natura del terreno stesso o dall’azione dell’uomo. L’agricoltura ha da sempre fatto ampio uso di agrofarmaci che modificano la composizione del suolo; i fertilizzanti, antiparassitari, diserbanti e fitofarmaci contengono metalli che impiegheranno molti anni prima di disperdersi.

Sull’inquinamento dell’aria, un monitoraggio del 2005 ha evidenziato che le province dove sono presenti centrali a carbone di grande dimensione hanno valori del particolato relativamente bassi; mentre le province con i problemi maggiori sono quelle della Pianura Padana per ragioni legate alle attività industriali, al traffico e al riscaldamento. La normativa sulla contaminazione dei suoli in Italia, osserva infine lo studio, una delle più stringenti in Europa, è prevista solo per i suoli ad uso residenziale ed industriale, mentre per i terreni agricoli non è stata stabilita alcuna normativa.


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Commenti (1) »

  • Luisa ha detto:

    bellissimo articolo fatto bene…mi è stato d’aiuto!

    Grazie Luisa

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