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Edilizia, la trincea del sindacato

Autore: . Data: venerdì, 27 febbraio 2009Commenti (0)

Parla Domenico Pesenti, segretario generale Filca-Cisl: dai nodi della prevenzione e delle sanzioni fino alla necessità di far rispettare i contratti di lavoro in un settore troppo spesso deregolamentato

ediliCgil, Cisl e Uil hanno recentemente denunciato i ritardi del governo nell’applicazione del nuovo Testo Unico sulla sicurezza. Entriamo nel merito?
Siamo in presenza di ritardi nella definizione dell’impianto complessivo, dettati da resistenze rispetto al tema delle sanzioni e non solo. Parallelamente a tali ritardi, infatti, si inseriscono anche altre valutazioni come quelle frutto degli emendamenti proposti dalla Lega per eliminare la figura dei Rappresentanti dei lavoratori alla sicurezza nelle aziende sotto i 16 dipendenti. Noi spingiamo affinché si possa arrivare al completamento della normativa e chiediamo, in particolare per l’edilizia e in merito al tema delle sanzioni, che vengano escluse dalla produzione tutte le imprese che non rispettano le normative sulla sicurezza. Perché se vogliamo realmente tutelare la vita delle persone, e la stessa attività degli imprenditori seri, bisogna punire drasticamente quelli che, al contrario, non applicano le regole sulla sicurezza e anche sul rispetto delle regole contrattuali.

Accennava prima agli emendamenti della Lega per “tagliare” gli Rls nelle piccole imprese: di che si tratta?
Si è trattato del tentativo di ridurre ulteriormente il sistema delle tutele nei luoghi di lavoro. La Cisl è dell’idea che, al contrario, si debba sostenere con particolare vigore, nelle realtà fino a quindici dipendenti, la figura del cosiddetto “Rlst”, cioè il Rappresentante per i lavoratori alla sicurezza territoriale. Perché nelle imprese più piccole il lavoratore è spesso impossibilitato a svolgere compiutamente la sua funzione di Rls; a volte quel ruolo è addirittura ricoperto da un parente o da un uomo di fiducia dell’imprenditore. Valorizzare invece l’Rlst è il modo per investire su una figura a tempo pieno, dotata di una sua specifica professionalità, che non subisca pressioni dall’impresa e che possa favorire al meglio la prevenzione. Puntare su questo aspetto non significa, ovviamente, tollerare la presenza di imprenditori che non conoscano o non applichino le normative sulla sicurezza.

A questo proposito, va sottolineata l’insufficienza cronica degli organismi ispettivi incaricati dei controlli. La politica ha grande responsabilità su questa materia. Che tipo di impegno chiedete al governo?
Innanzitutto va detto che fare prevenzione nei cantieri non è come farla nelle fabbriche. Perché i cantieri sono luoghi di lavoro che si aprono e si chiudono. E ogni giorno vivono un’evoluzione: ciò richiede una costanza di verifiche. Dunque auspichiamo in primo luogo il rafforzamento dei controlli, perché il senso di impunità che troppo spesso si vive dentro i cantieri non aiuta neanche gli imprenditori a stare nelle regole. Ma soprattutto rivendichiamo una maggior formazione dei lavoratori. Non a caso abbiamo chiesto e ottenuto che venisse sancito nel contratto l’obbligo di ricevere sedici ore di formazione obbligatoria alla sicurezza per chiunque entri a lavorare in cantiere. Inoltre la richiesta del sindacato è l’introduzione di una “patente” per poter avviare l’attività imprenditoriale: perché non è possibile che chiunque di noi possa aprire un’impresa senza neanche dover conoscere almeno gli obblighi nei confronti dei dipendenti. Da qui la necessità di sostenere un esame. I controlli, infine, vanno organizzati in modo tale di evitare di destinare eccessivi sforzi verso imprese conosciute, tralasciando così la miriade di piccole o piccolissime imprese mai visitate dagli organismi ispettivi. Serve dunque un raccordo tra gli stessi ispettori e gli organismi bilaterali di settore, utile ad effettuare uno screening per poter identificare chi rispetta o meno il contratto di categoria.

Infine, una domanda sul rapporto tra sicurezza e informazione. Possibile che i riflettori sul tema si debbano accendere solo dopo fatti eclatanti o in seguito ai richiami del Presidente Napolitano?
E’ possibile, purtroppo. Nonostante ogni giorno nei cantieri perda la vita un lavoratore, non registriamo l’attenzione adeguata al fenomeno. La tragedia della Thyssenkrupp ha acceso i riflettori, ma ciò è accaduto in relazione alla gravità di quanto accaduto. In edilizia assistiamo invece ad uno stillicidio quotidiano, perciò siamo grati al Presidente della Repubblica che alza la voce contro queste tragedie. Ma vorremmo maggiore impegno da parte dei mass media e soprattutto da parte di chi è chiamato ogni giorno ad occuparsi dei cantieri: vale a dire le altre istituzioni e le imprese. Mi permetto di aggiungere che la tutela della salute nel nostro settore è legata anche alle condizioni fisiche di chi sale ogni giorno su un ponteggio: non è la stessa cosa salirci nel pieno dell’efficienza fisica o dopo che è subentrata l’usura dell’età. Perciò stiamo sostenendo la necessità di una normativa previdenziale particolare, destinata a chi svolge lavori edili.

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