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Disastro Pd, ora il riscatto della sinistra

Autore: . Data: mercoledì, 18 febbraio 2009Commenti (0)

Il risultato delle elezioni sarde non lascia spazio ad interpretazioni: il Pd fa i conti con il suo tracollo e Veltroni ne trae le conseguenze. E la sinistra? Riparta con convinzione dai contenuti. Un articolo per “Tu Inviato”

pensieriSono in sintonia con il direttore di “InviatoSpeciale”, che oggi (ieri, ndr) ha scritto che le ragioni del tracollo del Pd in Sardegna vengono da lontano.

Vengono dall’abbandono (nemmeno tanto “progressivo”) delle radici di provenienza di entrambi i partiti che hanno dato vita alla fallimentare formazione guidata (finora) da Veltroni.

Pensare di tenere assieme la storie e i vissuti del socialismo democratico e del cristianesimo progressista senza mantenere lo sguardo fisso sui problemi delle persone, pensare di superare la serie di sconfitte e di erosioni elettorali ricorrendo alle abiure del passato e al confezionamento di partiti sempre “nuovi” e immancabilmente poveri di idee, per giunta confuse, si è rivelata una gigantesca e drammatica fuga dalla realtà.

A furia di scappare, Veltroni ha imboccato un vicolo cieco: tutte le magagne sono esplose e il leader ha gettato la spugna, nell’impossibilità finanche di mettere assieme i cocci.

Del resto, lui stesso non ha avuto la forza politica di schierarsi apertamente con l’unico sindacato (peraltro il più rappresentativo del Paese) sceso in piazza contro il governo e la sua inadeguatezza nella gestione della crisi. Al punto che un dirigente del calibro di Francesco Rutelli si è potuto tranquillamente smarcare da Epifani dichiarando la sua vicinanza con la Cisl.

Il segretario del Pd non ha peraltro avuto il coraggio di condannare apertamente la campagna denigratoria di un ministro livoroso nei confronti dei lavoratori pubblici, che erogano servizi al cittadino ricevendo in cambio insulti o maldicenze.

Il suo partito è rimasto pressoché silente di fronte alla lucida scelta del ministro Gelmini di distruggere la scuola pubblica portando alla disperazione i precari rimasti ad attendere la regolarizzazione, e ha mostrato pesanti responsabilità nella devastante gestione della vicenda-Alitalia.

Detto questo, anch’io penso – come il Direttore di questo giornale – che il problema vada oltre e investa in pieno il terreno etico-politico. Il caso Englaro, da questo punto di vista, è esemplare.

Dinanzi all’attacco senza precedenti al Capo dello Stato, dopo una sentenza della Cassazione in merito ad una vicenda drammatica e privatissima, il Pd ha dapprima difeso i valori di laicità per poi annunciare “libertà di voto” sul decreto-legge del governo nel pieno rispetto di una malintesa idea di pluralismo.

Qui non si tratta di inneggiare al partito-caserma. Si tratta di intendersi su un principio: la più grande forza di opposizione fino a che punto vuole spingersi per difendere la laicità e la Costituzione repubblicana? Fino al voto della senatrice Binetti? O ritiene al contrario che, su certi princìpi, si stia giocando il futuro della nostra fragile democrazia?

Purtroppo il Pd ha già dato la sua risposta, per nulla incoraggiante. Proprio per questo non mi ritraggo al cospetto dell’ultima sollecitazione polemica del Direttore, quella che riguarda me e tutti coloro che si riconoscono nella cosiddetta “sinistra radicale”: “Non si vedono – scrive Barbera – sia nel centro-sinistra sia a sinistra leader e tanto meno un pensiero forte capaci di coniugare l’idea di un modello sociale e politico per il progetto del nuovo millennio”.

Ritengo in primo luogo che nessuno possa chiamarsi fuori dal tracollo del mondo progressista, non certo i comunisti e neanche chi da mesi cavalca l’opposizione giustizialista: è forse nelle condizioni l’Italia dei Valori di esultare per il 5% ottenuto in Sardegna, tanto più che generosi sondaggi le assegnavano percentuali in doppia cifra?

Il punto cruciale è ripartire dai contenuti, da un progetto forte in grado di rappresentarli e di renderli credibili agli occhi dell’opinione pubblica. Che non è un’entità indistinta, bensì è composta anche da milioni di cittadini che non si vergognano di definirsi “di sinistra”.

Eppure questi ultimi, da un lato non ne possono più di liti intestine e di chiacchiere al vento, dall’altro pretendono che una classe politica rinnovata si riveli più forte non solo di chi spaccia egoismi e paura sociale ma anche di chi vorrebbe far pagare la crisi ai soliti noti.

Nessuno dispone di ricette. Se mi è consentito, “parto da me”, come faceva il movimento femminista negli anni 70. Penso che la costruzione di una forza di sinistra e comunista capace di mettere al centro della propria pratica politica la difesa coerente dei diritti sociali e civili, riconoscendo un primato alla lotta contro precarietà, disoccupazione, carovita e crisi generale dei “valori”, rappresenti la strada giusta.

Una forza capace di dare risposte alle preoccupazioni che assillano la povera gente, di offrire una sponda a chi esige di difendere il lavoro, la dignità, i diritti.

Quando mi riferisco al “lavoro” non penso soltanto alla necessità di sostenere chi lotta per non perdere il posto in fabbrica, in ufficio, al call center o in aeroporto. Penso anche al “lavoro da fare”: dal basso, con serietà, con moralità, con grande rispetto per le sofferenze e le delusioni dell’elettorato di sinistra.

Ce la stiamo mettendo tutta. E non ci nascondiamo dietro ad un dito: l’appuntamento delle elezioni europee ci indicherà se abbiamo imboccato la corretta direzione di marcia.

Gianni Pagliarini
Responsabile Lavoro Pdci

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