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“Stranieri, circolate in Europa. Anzi no”

Autore: . Data: martedì, 3 febbraio 2009Commenti (0)

La protesta degli operai inglesi contro gli appalti ai lavoratori stranieri ha indotto il governo nostrano a difendere gli accordi di Schengen. Eppure Calderoli ne ha contestato, proprio ieri, l’applicazione in Italia… 

scioperoQuanto sta accadendo in Gran Bretagna e in Italia in seguito agli scioperi alla raffineria Lindsey Oil e in altri siti industriali contro gli appalti dati ad aziende e lavoratori stranieri è indicativo della capacità delle classi politiche di affrontare i problemi.

Ieri, per primo, ha parlato il premier britannico Gordon Brown che, nel corso di una conferenza stampa, ha definito “controproducenti” le mobilitazioni dei lavoratori britannici messe in atto in questi giorni.

“Capisco che le persone siano preoccupate per il loro posto di lavoro”, ha affermato Brown, aggiungendo che il suo governo sta facendo tutto il possibile per garantire un equo trattamento per i lavoratori britannici. “Ma non credo – ha aggiunto – che uno sciopero possa essere altro che controproducente”. Tanto più che la Total “ha detto più volte che non c’è alcuna discriminazione contro i lavoratori britannici” e che lo stesso governo “è impegnato a risolvere la controversia”.

La presa di posizione del governo inglese ha indotto il nostro esecutivo a sfoderare inizialmente la sua vena europeista. “La libera circolazione dei lavoratori – spiegava ieri mattina il ministro del Welfare Sacconi interpellato dai cronisti a margine di un convegno del Cnel – è principio fondante dell’Unione Europea che non può essere in alcun modo messo in discussione, pena la crisi del Patto comunitario”.

Nel caso specifico, ha aggiunto, “l’azienda si avvale di propri lavoratori specializzati non altrimenti sostituibili nel breve periodo, imposto dalla immediata esecuzione dei lavori”.

Se quindi “non se ne parla proprio di porre limiti” agli accordi di Schengen, alla domanda su come si possa rispondere ai problemi reali e alle preoccupazioni evidenziate dalla protesta delle maestranze britanniche, Sacconi ha risposto che “ovviamente la protesta può essere compresa anche se non condivisa. Si tratta di rispondere in termini di politiche del lavoro, e di sostegno al reddito per coloro che il lavoro non hanno; con misure mirate, tempestive ma, come dice l’Unione europea, anche provvisorie perché siamo nel vivo di una grande crisi di cui ancora non conosciamo gli sviluppi”.

Peccato che, pochi minuti dopo, le agenzie di stampa abbiano battuto una durissima presa di posizione del ministro per la Semplificazione normativa Roberto Calderoli, che ha sollecitato un ripensamento delle politiche di libera circolazione nell’Unione Europea sancite dagli accordi di Schengen.

“L’aggressione di Nettuno – ha sostenuto Calderoli – è un episodio da condannare radicalmente, così come è da condannare qualunque altro episodio di razzismo, ma questo non toglie che di fronte a una crisi internazionale che sta mettendo a rischio i posti di lavoro sia necessario valutare una sospensione di ingressi di nuovi immigrati e della libera circolazione in Europa”.

Per il ministro “nuovi ingressi, quando a rischio ci sono i posti di lavoro anche per i cittadini italiani, fanno prevedere non solo più disoccupazione ma anche la conseguente impossibilità di integrazione, con i conseguenti rischi per l’ordine pubblico, per la sicurezza e per eventuali episodi di razzismo che sono sempre figli della guerra tra poveri”.

Che fare, dunque? Difendere gli accordi di Schengen per tutelare gli interessi dei lavoratori italiani in Gran Bretagna, o affossarli per consentire agli italiani una corsia preferenziale nel mondo del lavoro nostrano, magari a scapito di un lavoratore indiano o romeno?

Diciamo che, dopo le dichiarazioni di ieri, siamo tutti ancora più confusi.

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