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Veltroni e il declino italiano

Autore: . Data: giovedì, 15 gennaio 2009Commenti (0)

Il Pd sta entrando nel tunnel, il centro-destra va avanti a slogan. Intanto il Paese affonda in una crisi senza soluzioni visibili e i cittadini sentono Berlusconi parlare di ottimismo.

veltroniLa parabola discendente di Veltroni è ormai nelle cose ed anche gli ascolti televisivi lo confermano. Nella puntata di Ballarò di martedì sera, il programma di Floris ha avuto il numero più basso di spettatori della stagione.

Il programma di Raitre ha raccolto il 12,15% di share, 3.219.000 telespettatori. Ballarò supera il 15 per cento quasi sempre, arrivando a toccare a volte anche il 17. Gli altri leader del Pd hanno tutti doppiato il segretario: D’Alema col 16,57 (9 settembre), Rutelli col 16,55 (25 novembre), Fassino col 15,12 (14 ottobre).

Il segretario dei democratici era stato ospite della stessa trasmissione nello scorso ottobre, raggiungendo il 16,72 per cento, con 4.035.000 telespettatori. Quasi un milione in più della seconda apparizione di martedì scorso.

Secondo un sondaggio reso noto durante il dibattito da Nando Pagnoncelli, il Pd è sceso al 25 per cento dei consensi tra gli elettori.

La crisi del Pd, a prescindere dal declino del suo leader, sembra inarrestabile. Le diverse correnti sono l’un contro l’altra armate, mentre il vuoto di proposta politica e la trasformazione di alcune aree locali in uffici clientelari sta producendo una percezione negativa del nuovo partito da parte dell’opinione pubblica e sarà quasi impossibile porre rimedio al problema.

La scommessa elettorale di Veltroni, legata al ‘dialogo’ con Berlusconi ed alla totale autonomia del Pd da chiunque altro non ha raggiunto alcun obiettivo, salvo quello di rafforzare l’Italia dei valori di Di Pietro.

Adesso sembra affacciarsi la fase due, quella della rottura interna. Più di un segnale lascia pensare che i cosiddetti centristi, quelli favorevoli ad una maggiore attenzione verso Casini, possano addirittura lasciare il partito. Si tratterebbe di Rutelli e Letta. Da un punto di vista numerico l’esodo dei due probabilmente non aggraverebbe di troppo la situazione, perchè si tratta di creature politiche artificiali e, nel caso dell’ex sindaco di Roma, il fatto è comprovato dalla sua bocciatura alle ultime elezioni. Da quello strettamente politico invece sarebbe l’apertura del recinto, con la conseguente successiva fuga di gran parte della mandria in tutte le direzioni.

Il mostro genetico che è nato dalla somma di Margherita e Ds potrebbe essere vicino al capolinea. Se l’Italia fosse un Paese normale il processo di ritorno alle naturali aree politiche (destra, centro e sinistra) sarebbe più rapido, ma da noi forse ci vorrà più tempo.

I partiti, non solo il Pd, sono collettori di interessi più che propulsori di ideali e per questo le catene umane dei notabili e dei clienti sono lente nel comprendere la velocità dei processi. I ‘cambiamenti’ per loro rischiano di mettere in crisi le posizioni di rendita e i vantaggi di gruppo, per cui la tattica migliore è considerata quella dell’attesa.

Le elezioni europee sono vicine e sarà lì che si scopriranno le carte. Per Strasburgo dovranno partire un buon numero di persone, lo stipendio è buono e le opportunità tante. La composizione delle liste ed il sistema elettorale, fino ad ora proporzionale e con preferenza, non permette agli apparati di decidere chi saranno gli eletti. Per lo meno non lo consente con matematica certezza. Così l’andamento del mercato deciderà la velocità di decomposizione del Pd.

Qualcuno poi guarda verso sinistra. Perchè anche da quella parte ci sono scossoni. Si tratta di numeri piccoli, ma pur sempre di spazi lasciati vuoti dalla scomparsa di Rifondazione e dei Verdi (il Pdci di Diliberto e Sinistra democratica sono percentuali irrisorie). Così qualcuno potrebbe voler offire una sponda a Vendola, Fava e a qualche verde, costruendo un satellite da quel lato.

La quasi certezza è che si tornerà un giorno allo schema classico prima della fine della legislatura. Ed il meccanismo dell’ingegneria genetica aplicato alla politica scatenerà guai anche a destra, nel Pdl, dove ancor prima di giungere al compimento della fusione a freddo si scoprono eguali inquietudini.

Nel frattempo il Paese è in balia di una propaganda governativa ormai fine a se stessa e senza nessuna idea chiara sul come affrontare una crisi drammatica. Il modello di plastica dell’Italia spa di Berlusconi è senza prospettive, mentre l’opposizione non ha neppure quello. Il successo di Di Pietro, oltre alla denuncia del regime berlusconiano, non suggerisce alcuna ipotesi sul come dovrebbe essere l’Italia del futuro prossimo.

I dati di volta in volta diffusi sull’economia nazionale fanno impressione, la qualità della vita è ai minimi storici, le scorribande degli affaristi sono senza freni, il lavoro è un rebus e le garanzie sociali non ci sono più.

La teoria del caos sostiene la presenza dell’imprevedibilità, cioè non si può prevedere in anticipo l’andamento del sistema. Ma si rifersice alla matematica. Speriamo si possa adattare non alla politica, ma almeno condizioni di vita dei cittadini, perchè altrimenti ci sarebbero poche cose in cui sperare.

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