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Sulla nuova Alitalia il buio è fitto

Autore: . Data: lunedì, 5 gennaio 2009Commenti (0)

Il partner straniero sembrava esserci ed invece non c’è ancora, delle assunzioni non si capisce molto e per l’operatività sarà meglio aspettare.

alitalia-soloI primi giorni del 2009 dovevano essere quelli dell’assestamento, in attesa della partenza prevista per il 13 gennaio (ma in questa vicenda bisogna sempre ricordare che nulla è mai certo) ed invece sotto la cenere non si sa bene cosa ci sia.

I punti aperti rimangono tre. Il processo di assunzione dei dipendenti Alitalia nella nuova Compagnia, la scelta del partner straniero, l’operatività.

Per le assunzioni, a guardar bene, sembra di trovarsi in un girone dantesco. In situazioni del genere, quando si stratta di gestire la posizione di migliaia di persone, è comprensibile che possano essserci ‘disguidi’ o ‘errori’. Ma qui la strategia stessa con la quale si è pianificato il ‘trasferimento’ del personale è stata incomprensibile. La ‘cordata patriottica’ non ha pensato per un solo momento a costruire con il personale della ex Compagnia di bandiera un rapporto diretto. Nessuna informativa per tranquillizzare le persone, nessun comunicato per definire i criteri generali, nessun feedback con i nuovi assunti. Così ognuno ha dovuto cavarsela da solo, tutti abbandonati  a sè stessi, anche se i sindacati trattavano in riunioni infinite, che si concludevano puntualmente con la convocazione della successiva e dopo aver deciso di ‘monitorare’ il susseguirsi degli eventi. Probabilmente qualcosa si è fatto, alcune scelte estreme di Cai sono state ridimensionate, ma il quadro generale lascia perplessi.

Sia Cai che sindacati firmatari sembrano aver dimenticato i fondamenti della democrazia, da applicarsi anche e naturalmente alle relazioni sindacali. I vertici, ‘quelli che sanno i fatti veri’, a questionare in segrete stanze e gli altri, i lavoratori, come mandria lasciati al pascolo. Tutti si sono sgolati nel dire di aver profondi rapporti coi propri associati, ma nei fatti il popolo di Alitalia era in fibrillazione, incerto e spaventato, in angoscia e demotivato. Personale di terra, assistenti di volo e piloti via via spinti a dividersi, a pensare di dover pensare al proprio destino e non a quello collettivo. A prima vista un’azienda costruita ad immagine e somiglianza della vecchia Alitalia, dove sindacati e management cogestivano il potere e trovavano consenso nell’amministrazione delle pratiche individuali dei singoli dipendenti, fornendo ‘assistenza’ e qualche volta vantaggi.

Sperare di poter recuperare la demotivazione dei lavoratori assunti nella nuova Alitalia appare illusorio e sarà interessare vedere come la volontà di Cai di far crescere la produttività (senza far troppi complimenti) coinciderà con la qualità del servizio, la sicurezza, la nascita di una coscienza di appartenenza, tutti elementi fondamentali per gestire un’azenda competititva.

Sul fronte del partner straniero InviatoSpeciale è rimasto sempre sulle stesse posizioni, perchè l’analisi dei fatti non forniva un qualsiasi elemento concreto per dire “Accordo fatto con Air France-Klm”, come hanno affermato tutti gli altri Media in almeno tre fasi diverse della trattativa e senza neppure un condizionale.

Infatti stamattina ci risiamo. Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, dice: “I giochi non sono ancora fatti” e aggiunge di aspettarsi “molto” dall’incontro tra i presidente di Cai e Lufthansa, che a suo parere non sarà “formale”.

L’esponenete del centro-destra ha dichiarato: “So che Lufthansa avanzerà proposte molto serie e concorrenziali” e “so che Mayrhuber è pronto a gettare sul tavolo un forte impegno di sviluppo in favore di Malpensa e di Fiumicino. Una proposta molto interessante dal punto di vista economico”.

Formigoni ha rivelato ad alcuni quotidiani che “il presidente Berlusconi si è espresso più volte per Lufthansa: non ho dubbi che il governo faccia valere il suo peso, pur sapendo come sia rispettoso della natura privatistica di Cai” e conclude: “Dobbiamo aspettarci un passo forte da parte del governo” che “farà di tutto per convincere Cai”.

Altri organi di stampa hanno diffuso una notizia secondo la quale Air France-Klm sarebbe pronta ad alzare da 250 a 300 milioni di euro l’offerta per una partecipazione del 25 per cento nella nuova Alitalia. La genesi della indiscrezione è da ricercasi in un articolo del quitidiano economico francese Les Echos. Una domanda però viene spontanea: ma un paio di giorni fa non si era scritto di un accordo fatto ed anche siglato? L’abitudine della stampa italiana a ‘dimenticare’ sta davvero diventando un problema ed il controllo e la verifica delle fonti un esercizio quasi per tutti superfuo.

Una sola cosa è certa. L’intervento in Alitalia sarà, per chi dovrà decidere di intervenire, più determinato da un principio di interdizione del concorrente che da una reale volontà di impegno. Per quanto interessante il mercato italiano è troppo condizionato da fattori ‘esterni’ (invadenza della politica, relazioni sindacali, fragilità della ‘cordata patriottica’, efficienza delle strutture, ecc) per essere davvero appetibile.

In questo la vicenda Malpensa è indicativa. Un aeroporto da sempre contestato, monumento alla voracità della politica, divoratore di risorse finanziarie pubbliche inquantificabili, è un problema che il Palazzo ha prodotto per logiche clientelari e non di necessità industriale, oggi impiega migliaia di persone e deve esser tenuto in vita, ma non si sa come e forse, oltre la demagogia, perchè.

Sull’operatività, infine, il mistero è fitto. Si parla di voli cancellati, di trasferimento di personale Alitalia si aerei Air One (con relativi corsi degli assistenti di volo per ottenere nuove abilitazioni), di tariffe difficili da decifrare. Sarà meglio vedere cosa accadrà dopo la partenza della nuova Compagnia.

Domani, alle 11, davanti al Quirinale si terrà una manifestazione dei lavoratori Alitalia. All’iniziativa parteciperà il senatore Stefano Pedica, dell’Italia dei valori.

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