cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » politica, primo piano
Regola la dimensione del carattere: A A

Perchè Obama può far piangere

Autore: . Data: mercoledì, 21 gennaio 2009Commenti (3)

Ieri le immagini del guramento del nuovo presidente americano erano trasmesse da tutte le tlevisioni del mondo. Si poteva piangere a Washington e a Roma. Ma per motivi diversi.capitol hillLa cerimonia di insediamento di Barak Obama alla Casa Bianca dovrebbe indurre tristezza tra i cittadini italiani.

Quando le trombe hanno annunciato l’arrivo del primo afroamericano alla presidenza degli Usa, le telecamere inquadravano i volti degli squali di Washington. Il potere americano era lì, a testimoniare l’avvenimento. Non si trattava di angioletti, perchè la politica da quelle parti non fa sconti a nessuno, è dura, costosa, impegnativa e non sempre lineare.

Poi le immagini hanno mostrato la folla oceanica di Capitol Hill, le facce di uomini, donne e bambini reduci da una campagna elettorale durata due anni, cattiva e faticosa, ma che ha riportato le lacrime di commozione sui volti dei cittadini, la voglia di esserci, di partecipare, di crederci.

Veniva malinconia a guardare quella gente consapevole e felice, impegnata ad ascoltare un discorso serio ed illuminato, pieno di speranza ed responsabilità. Un discorso aperto, dove non si parlava di esclusione, pericolo, fannulloni, clandestini da cacciare ed intercettazioni da proibire.  Obama ha pronunciato persino la parola ateo, che forse non si registra nelle cronache italiane da decenni.

Anche gli squali della capitale statunitense erano belli in tv, sembravano principi eleganti e gentili, carini i bambini, deliziose le figlie del nuovo presidente. Tutti differenti dai nostri rappresentanti arruffati, generici, inutilmete rissosi, perchè poi alla fine trovano sempre il modo per non cambiare nulla ed andare a cantare in tv.

Le bandiere a stelle e striscie sventolavano, l’orgoglio e l’appartenenza agli Stati Uniti trasudavano  dallo schermo, ma il banale patriottismo italico, quello che si ostenta ormai in tutte le manifestazioni ufficiali non c’era, sostituito da un orgoglio talmente consapevole da non dover essere venduto a folle inebetite dalla demagogia un tanto al chilo.

Parole d’Obama: “Il mondo è cambiato, dobbiamo cambiare anche noi”, e parlando al mondo islamico “Cerchiamo un modo nuovo per andare avanti basato sul rispetto reciproco e sul reciproco interesse”. Poi rivolgendosi ai popoli della Terra: “L’America è amica di ogni nazione e di ogni donna, di ogni uomo e di ogni bambino che vuole un futuro di pace e di dignità”.

E si pensava a Berlusconi che fa cucù al cancelliere tedesco da dietro una colonna, alle trovate di Maroni per ributtare la gente in mare, alla legge elettorale definita dal suo estensore “una porcata”, al ricordo dei repubblichini fascisti fatti dal ministro della Difesa, la Russa, al presidente della Commissione parlamentare di vigilanza che si riunisce da solo e non si vuol dimettere e veniva da piangere.

E pure, per essere equaninimi, si pensava alla banalità di Veltroni, a quello che vorrebbe essere l’omologo nostrano del Partito democratico americano, alle reticenze italiane ed alla paura di dire al passato (Berlusconi) che la porta va chiusa e non si dovrà riaprire mai più (cosa che era il senso stesso del discorso di Obama, diretto senza fraintendimenti alle bugie folli di Bush e alle teorie economiche Reagan)  e davvero prendeva lo sconforto.

In queste ore nessun commentatore ha avuto voglia di osservare le differenze. La cosa stupisce, perchè le tv hanno considerato il giuramento degno di una copertura a tappeto, durannte la quale si è discusso di tutto, persino del colore della sciarpa dell’ex presidente Bill Clinton.

Forse perchè sfiorare le ferite fa male, forse perchè a molti conviene la deriva. Se si dovesse cambiare sarebbero in molti a tornare a casa.

E davvero c’è poco da aggiungere. Il regista Steven Spielberg ha commentato “Incredibile, sorprendente e bellissimo vedere così tanta speranza in una sola inquadratura”. Da noi avrebbero dato la parola ai pur simpatici fratelli Vanzina.

Roberto Bàrbera

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Commenti (3) »

  • IlariaG ha detto:

    Se mi è consentito, vorrei inserire qui una lettera aperta al Sig. Walter Veltroni, indirizzata in realtà un po’ a tutta la sinistra italiana :

    20 gennaio 2009 : tutti i riflettori sono puntati sull’America.
    Barack Obama pronuncia il suo discorso, due milioni i presenti con il fiato sospeso: lacrime, speranze, passato – presente – futuro nelle parole di un uomo di colore che segna la storia, partendo dal basso. Emozioni, ideali, prospettive, responsabilità… Termini che colpiscono tutti e ciascuno, sogni che fanno vibrare la mente ed il cuore della gioventù italiana e che – inevitabilmente- rappresentano fruttuosi spunti di riflessione.
    Riflessione sul disordine, la scarsa capacità di cooperare, costruire, guidare ed incitare un Paese che relega al precariato giovani acculturati e volenterosi e che si trincera dietro il silenzio e le divisioni interne. Mi chiedo perché la sinistra italiana non riesca a decollare, perché le certezze di pochi mesi fa inizino a sfumare, alimentando le convinzioni della maggioranza.
    “I have a dream” tuonava Martin Luther King…
    “Yes, we can” ribatte oggi Obama…
    “Me too, but I think we can’t” è la mia replica disincantata.
    Forse non ho voce in capitolo, sono solo una neo-laureata che fatica a trovare un lavoro, sono un nome tra tanti, una flebile voce in un mare di strepiti.
    Ma perché in Italia la sinistra non può?
    Caro Walter, (perdona il mio approccio così diretto) mi auguro che il vento che soffia dagli Stati Uniti possa davvero spronarci al cambiamento, non solo verbalmente con slogan e promesse disattese… bensì con azioni concrete, con prese di posizione ma soprattutto di coscienza.
    Perché la coesione, l’unione, la somma delle forze può e deve prevalere.
    Risolleviamo la nostra politica, abbiamo il diritto ed il dovere morale di contribuire al miglioramento di questo Paese, se pur in veste d’oppositori – almeno nell’immediato.
    Vorrei sentire un coro di giovani e meno giovani esultare ed emergere in tanta quotidiana mediocrità. Un in bocca al lupo a noi tutti, inguaribili sognatori ed irriducibili attivisti del pensiero.
    Dunque, animo Walter! Con grande stima,

    Ilaria G.

  • lucaanedda ha detto:

    Purtroppo non possiedo un giornale e non ho potuto scriverlo,ma a me è venuto un groppone alla gola ascoltando il discorso di Obama.Mi è anche venuto immediato “il paragone”.Quello che mi consola è che oggi parlando con piu’ persone tutti hanno detto”che popolo gli Americani”a noi purtroppo tocca berlusconi.Chissa’ forse anche per noi c’è speranza.Parlando ieri con mia figlia, ventitre anni, mi ha detto:mamma quello che deve cambiare in Italia è la mentalita’.Ha ragione ,poverina,tocchera’ a loro far si’ che questo accada, sperando che non vengano abbattuti da un tubo catodico.
    Mamma depressa per il futuro dei figli italiani Tiziana Baragli

  • MissMcGonegall ha detto:

    L’Italia è una zona geograficamente meravigliosa, e su questa terra sono insiediate mille contrade, litigiose e fanatiche. L’indolenza, la pigrizia la fanno da padrone, perciò in Italia si buon dire che il motto sia MORS TUA VIS MEA, e per favore chiudere gli occhi davanti alle altrui tragedie è un obbligo ormai scritto nel manuale dell’italico galateo, mica siamo un popolo eh!

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008