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Omicidio Sandri, blitz tra gli ultrà dell’Inter

Autore: . Data: mercoledì, 21 gennaio 2009Commenti (0)

Sette tifosi colpiti da ordinanza cautelare: è l’onda lunga dell’uccisione del tifoso laziale. Trovate, nelle case, mazze e svastiche: e i media fanno finta di stupirsi.

scontriPalle chiodate, coltelli, tirapugni, petardi e fumogeni, “un vero e proprio arsenale a disposizione dei sette tifosi dell’Inter colpiti da ordinanza cautelare di obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, comprese mazze con slogan inneggianti a Mussolini e bandiere con le svastiche”.

Alla fine di ogni perquisizione nelle case degli ultras di ogni latitudine italica, i mass media fanno finta di stupirsi. E riescono sempre a trovare il modo di enfatizzare la “notizia”.

Stavolta i fatti risalgono alla manifestazione non autorizzata dell’11 novembre 2007 a Milano, la sera del fattaccio accaduto nell’area di servizio di Badia al Pino sull’autostrada A1, direzione nord.

Quel giorno perse la vita il tifoso laziale Gabriele Sandri, in seguito a due colpi di pistola sparati dalla corsia opposta dall’agente Luigi Spaccarotella. A poche ore dall’omicidio si catenò il finimondo sia a Roma (nei pressi del Foro Italico, dove si erano radunati migliaia di ultras inferociti) sia a Bergamo (dove venne sospesa a furor di popolo la partita Atalanta-Milan) e anche a Milano.

Nel capoluogo lombardo gli ultras dell’Inter, dopo aver appreso del rinvio della partita per effetto della morte di Sandri, improvvisarono un corteo compiendo atti vandalici contro un commissariato di polizia, la sede Rai di corso Sempione e la caserma dei carabinieri in via Vincenzo Monti.

Tra i sette arrestati (di età compresa fra i 35 e i 19 anni) compaiono (come al solito) studenti, operai, disoccupati: persone “normali” che (manco a dirlo) “appartengono a formazioni di estrema destra, come Cuore nero, o fanno parte degli irriducibili della curva”.

Ecco. Bisognerebbe cominciare a stupirsi dello stupore. Nel senso che la commistione tra frange ultrà e formazioni di destra estrema è agli atti della Digos e degli osservatori del fenomeno da almeno quindici anni. Così come rituali sono le perquisizioni e le diffide ad accedere agli stadi, insieme alle immancabili condanne a mezzo stampa.

Eppure nessuno riesce a spezzare il nodo tra poche migliaia di persone e lo “spettacolo” del calcio. Non sarà che il circo Barnum pallonaro, al di là delle “condanne” vibrate, preferisce girare alla larga? Non sarà che i tutori dell’ordine considerano come un male minore la frequentazione del mondo-calcio da parte dei teppisti, contenti di poterli controllare in un ambito circoscritto?

Domande oziose. Ci aggiorniamo alla prossima perquisizione.








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