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Muore Patrick McGoohan, prigioniero geniale

Autore: . Data: lunedì, 19 gennaio 2009Commenti (0)

Agente 007 mancato per un soffio, attore teatrale, regista, produttore. Ma soprattutto eminenza grigia della storica saga de Il Prigioniero. Breve commiato per uno dei padri delle odierne serie tv.
prisoner3Se volessimo improvvisarci poeti, potremmo aprire questo articolo dicendo che non è più prigioniero di alcuna pena terrena; ma il nostro mestiere è un altro, per fortuna, quindi ci limitiamo a segnalare con vivo dispiacere la scomparsa – avvenuta martedì 13 gennaio – del grande Patrick McGoohan, storico protagonista della televisione anglosassone che i più assoceranno alla serie de “Il Prigioniero”.

Ottant’anni, americano di nascita ma cresciuto nell’Inghilterra delle nascenti televisioni private, proprio in queste ultime – dopo una grande attività teatrale che lo porterà ad interpretare anche la riduzione per il palcoscenico del Moby Dick ad opera di Orson Welles – troverà la propria casa: interpreterà per sei anni il protagonista della fortunata serie “Danger Man”, ideata nel 1960 dallo sceneggiatore Ralph Smart per la ITV di Lew Grade. Nel serial McGoohan veste i panni di uno 007 ante litteram, restìo ad usare la pistola e piuttosto disinteressato alle mille donne che cercavano di sedurlo. Ed il telefilm fu talmente ben accolto che l’attore fu persino chiamato ad impersonare il vero agente al servizio di Sua Maestà in quell’“Agente 007 – Licenza di Uccidere” che poi consegnerà alla storia del cinema il grande Sean Connery.

McGoohan, invece, aveva altri progetti: con la generosa partecipazione – soprattutto economica – del proprietario della ITV stava ideando quel Prigioniero che ancora oggi fa brillare gli occhi agli appassionati di fantascienza. Nel 1967, decenni prima di X-Files e di Twin Peaks, l’attore newyorchese riuscì a stupire il pubblico, creando un telefilm che univa ad un impianto spionistico di stampo classico molte idee futuribili: un luogo (il ‘Villaggio’) da cui non si poteva scappare, sorvegliato da temibili bolle bianche; una società fatta di cittadini senza nome, contrassegnati solo da numeri; un sistema orwelliano di perenne ed ineludibile sorveglianza.

“Il Prigioniero” rimane un concept immaginifico e geniale che, oltre quarant’anni dopo, continua ad affascinare il pubblico: ne siano prova tanto il prestigioso Prometheus Award, assegnato alla serie nel 2002, quanto soprattutto l’attesissimo remake, in uscita per l’emittente Sky One – ironia della sorte – proprio nel corso del 2009.
McGoohan non fu solo Il Prigioniero: personaggio instancabile e poliedrico, fu anche nel cast di capisaldi quali Fuga Da Alcatraz (1979) e Braveheart (1995).

Ma la tv fu sempre la sua compagna preferita: anche il tenente Colombo ha beneficiato delle sue mille virtù, dato che fu al fianco del grande Peter Falk in qualità di regista, interprete, sceneggiatore e persino produttore.

Carlo Crudele

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