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L’Italia è al collasso

Autore: . Data: martedì, 20 gennaio 2009Commenti (0)

Altro che Paese felice ed ottimista. L’industria è in coma, la spesa pubblica impazzita e si vive male. Mentre la poltica, nel suo complesso, è incapace di offrire risposte.

dubbioIn queste ore le notizie dal fronte della crisi sono allarmanti. Quel poco che resta dell’industria italiana è al tappeto. Fatturato e ordinativi fanno registrare a novembre i cali tendenziali più marcati dal gennaio del 1991. L’Istat comunica che il fatturato è diminuito del 3,9 per cento congiunturale (indice destagionalizzato a 112,7) e del 13,9 tendenziale e che in 11 mesi il fatturato è aumentato dello 0,5 per cento rispetto allo stesso periodo del 2007. Sempre a novembre gli ordini hanno registrato un calo del 6,3 er cento su base mensile (indice a 101,8) e del 26,2 annuo. Tra gennaio e novembre 2008 gli ordinativi hanno segnato un calo del 2,1 per cento rispetto allo stesso periodo del 2007.

La Banca d’Italia alcuni giorni fa aveva anticipato le previsioni, parlando di una contrazione del Pil del 2 per cento per quest’anno. Tremonti, il mago del bilancio di Berlusconi, aveva immediatamento definito “congetture” le valutazioni Via Nazionale e lanciato una polemica sull’”astrologia”, rivolgendosi senza troppi fraintendimenti a Draghi. Con la consueta arroganza il ministro aveva detto: “torneremmo al 2005-2006, mica al Medioevo!”.

In questo scenario fosco la politica, non solo il governo, persevera nel suo annaspare. Dibatte di riforma della Giustizia, litiga per la Commissione parlamentare di vigilanza, si prepara alle elezioni europee per comporre le liste elettorali, ma nulla accade di serio per fronteggiare una crisi senza precedenti, che rischia di travolgere migliaia e migliaia di famiglie.

I media, ormai appiattiti sul ‘pensiero unico’, raccontano un Paese che non c’è e contribuiscono nel costruire una sensazione diffusa di impalpabile ‘normalità’, senza mostrare in tutta la sua pericolosità una gestione dello Stato autoritaria e inefficiente.

Però la lettura attenta di un ultimo sondaggio sembra indicare che qualcuno si sta accorgendo di qualcosa, nonostante la cortina fumogena.

Ipr Marketing ha analizzato la fiducia dell’opinione pubblica nei confronti del governo, dei partiti e del premier Silvio Berlusconi.

A dicembre il governo di Silvio Berlusconi aveva un gradimento stabile, ma in pochi giorni ha subito una flessione di fiducia. I dati rilevano una tendenza al ribasso sia per il governo, meno 4 per cento, sia per il premier Berlusconi, meno 2 per cento.

Apparentemente si tratta di piccoli spostamenti, ma non è così. L’enorme apparato mediatico che sostiene il Cavaliere, il controllo quasi totale della televisione, l’egemonia culturale del modello berlusconiano, difficilmente possono essere messi in crisi. Il Paese ‘felice ed ottimista’ che piace all’Uomo della Provvidenza nasconde i problemi ed anche quelle fascie sociali che li subuscono e denunciano. Per questo la tendenza è importante.

Sul fronte dell’opposizione il dscorso non cambia. Il collasso del veltronismo è ormai senza ritorno ed appare incomprensibile che il Pd non corra rapidamente ai ripari prima di soccombere del tutto.

Il sondaggio vede il partito di Veltroni a meno 2 per cento rispetto a dicembre, ormai al 27 per cento. Sono 11 punti in meno rispetto allo scorso maggio. La crisi del Pd non appare assolutamente recuperabile, perchè trattandosi di una formazione politica nuova il non aver saputo intercettare le sensibilità del proprio giovanissimo elettorato ha di sicuro indotto un effetto ‘delusione’ senza ritorno. Il fatto grave è che neppure altre forze avversarie del centro-destra crescono.

L’Idv di Antonio Di Pietro scende di due punti, ma non solo per le vicende giudiziarie del figlio. Un Paese disorientato e privo di riferimenti certi non può vivere senza progetti e il partito dell’ex magistrato i non ha una stategia chiara per il futuro. Per cui catalizza le attenzioni di chi è fortmente contrario all’esecutivo, ma non ne cattura la fiducia e le speranze. Lega ed Udc rimangono stabili, ma anche in questo caso i motivi non confortano. La Lega ha ormai un radicamento basato su un mix di rozzezza e superficialità. I suoi elettori sono la parte più arretrata del Paese, con idee xenofobe e razziste, bassa cultura e scarsa capacità critica. Per questo, quale che sia la colocazione di Bossi, il Senatur controlla una massa di manovra molto pericolosa per i suoi alleati. Per Casini la rete ex democristiana funziona per affiliazioni e protettorati, per cui non stupisce la sua stabilità. Anzi potrebbe essere prevedibile una crescita dell’Udc, mano a mano che la tela delle articolazioni locali si allarga ai piccoli poteri decentrati.

L’influenza dei media è chiara se si osserva ol gradimento dei ministri. Quando i mezzi di comunicazione parlano d qualcuno il suo gradimento sale. Adesso è il caso di Alfano, titolare della Giustizia, che guadagna un punto.

Il castigamatti Brunetta è stato scoperto, si è capito che la tecnica delle urla e l’inesistenza di scelte efficaci per migliorare la qualità della Pubblica amministrazione sono demagogia allo stato puro e così l’antifannulloni perde due punti.

Il più ‘gradito’ è Maroni. Le campagne razziste, i richiami al pericolo, le allegorie contro scioperi, zingari, prostitute pagano. Se ne giovano anche Sacconi e Bossi, Calderoli, La Russa, Zaia.

E’ la contraddizione tra il reale e il rappresentato. Ma si tratta di risultati di cartapesta, perchè al primo inconveniente, se dovesse accadere un qualunque fatto in grado di smascherare la commedia dell’annucio senza concrete ed utili misure a corredo, i top di oggi potrebbero cedere consensi in poche ore. Come sta succedendo a Brunetta. 

La situazione, quindi è grave. Il bipolarismo, con numeri del genere, è destinato a vedere la nascita di un terzo partito, quello degli assenteisti. Ma costoro potrebbero essere, per paradosso i cittadini più accorti e consapevoli, quelli che hanno compreso lo stato delle cose.

L’unico rimedio, dare dignità alla politica e rinnovare le calssi dirigenti non è praticabile, fino a quando le liste elettorali saranno bloccate ed in mano alle segreterie dei partiti. Mentre il ritorno ad un sano proporzionale, per restituire alle idealità il ruolo che debbono avere in una società democratica, per liberare la forza dei progetti  non è all’orizzonte.

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