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L’eccidio di Gaza

Autore: . Data: domenica, 4 gennaio 2009Commenti (0)

Israele continua a devastare la Striscia di Gaza con bombardamenti aerei e attacchi di terra . Centinaia tra morti e feriti palestinesi, mentre le linee telefonche sono collassate e l’emergenza umanitaria è diventata drammatica

La Striscia di Gaza è un piccolo territorio, di 360 chilometri quadrati dove vivono oltre un milione e quattocentomila di persone. In queste ore l’esercito israeliano sta attaccando da terra, dopo giorni di durissimi bombardamenti da cielo. In queste situazioni è sempre molto difficile calcolare il numero delle vittime, ma alla vigilia del decimo giorno dall’aggressione secondo alcune fonti sanitarie potrebbero essere più di 500 i palestinesi uccisi.

Moawiya Hassanein, uno dei responsabili del pronto soccorso, ha detto: “Sono morte almeno 500 persone, tra cui 87 bambini mentre i feriti sono più di 2.450″, spiegando come la violenza dei combattimenti impedisce ai medici di controllare la situazione perchè “il numero delle vittime potrebbe essere molto più alto. Ci sono morti e feriti ancora nelle strade e che per il momento non possiamo recuperare”.

I cittadini europei più giovani per fortuna non hanno idea di cosa sia la guerra o, al massimo, riescono ad immaginare quello che hanno visto in qualche film al cinema. Ma i combattimenti nelle zone abitate sono non solo per i militari, ma ancora di più per i civili, un incubo. Barricati in casa i cittadini rischiano da un momento all’altro di vedere un muro crollare distrutto da un colpo di tank esploso a casaccio o i vetri delle finestre crivellati da una raffica di mitra. E facile morire stando nascosti nella casa propria, senza neppure sapere perchè o vederla invasa dai belligeranti, che utilizzano la finestra del salotto o della cucina per vedere meglio il nemico e colpirlo con più precisione.

Si spara isolato per isolato, incrocio per incrocio, metro per metro, senza curarsi affatto di bambini, donne, anziani.

L’invasione israeliana è irresponsabile perchè si configura come un inutile tentativo di smatellare un’organizzazione, Hamas, fortemente radicata a Gaza. Un risultato ‘positivo’ è possibile a patto di mettere in conto la distruzione quasi totale della città e l’organizzazione di rastrellamenti.

Anche un piccolo gruppo di persone, nelle strette viuzze di un centro urbano, è capace di fermare un mezzo corazzato e così i carristi non vanno per il sottile. Insomma una strage annunciata alla quale la politica internazionale non è in grado di porre rimmedio, anche per l’aiuto indiretto (sicuramente diplomatico) che il presiente americano George W. Bush, negli ultimi giorni del suo mandato sta dando al premier israeliano Ehud Olmert.

I Paesi dell’area, intanto, sono alle prese con forti tensioni interne. Imponenti manifestazioni contro Israele si sono svolte a Rabat, in Marocco, alle quali hanno partecipato secondo Al Jazira un milione di persone. A Istambul un altro grande raduno popolare ha chiesto la riapertura del valico di Rafah, tra Striscia di Gaza ed Egitto, chiuso dal presidente egiziano Mubarak e unico corridoio attraverso il quale potrebbero passare medicinali e aiuti alimentari per  i palestinesi assediati.

Un po’ in tutto il mondo si protesta, da Londra a New York, Milano, Parigi, Bruxelles, mentre dal Libano il movimento di Hezbollah ha lanciato proclami contro Tel Aviv ed il pericolo di un’estensione del conflitto che possa coinvolgere i combattenti del Paese dei cedri rischia di scatenare una serie di eventi devastanti.

Nella capitale egiziana sono arrivati l’Alto Rappresentante Ue, Javier Solana e la commissaria alle relazioni esterne, Benita Ferrero Waldner. Il ministro degli esteri egiziano, Ahmed Abul Gheit, ha riunito gli ambasciatori di Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti, Russia e Cina, i cinque paesi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, per per condannare l’ennesimo esempio di immobilismo dell’organismo internazionale che non ha saputo approvare una risoluzione per il cessate il fuoco e fermasse ”l’aggressione su Gaza”. Anche per il veto di Washington.

Ahmed Abul Gheit ha detto ai cinque ambasciatori che i loro Paesi hanno “il dovere” di ”assumersi le proprie responsabilità sulla base della Carta dell’Onu che prevede una reazione immediata agli eventi”. ”Il Consiglio di Sicurezza sta perdendo credibilità”, ha attaccato il ministro egiziano, mentre Barak, ministro della difesa di Israele ha detto che il suo Paese è determinato “al raggiungimento” della “calma” nella zona. Il Sudafrica definisce “inaccettabili” le coseguenze delle operazioni militari a Gaza e a Beirut la polizia ha lanciato lacrimogeni contro manifestanti contrari all’aggressione.

Sempre al Cairo circolano notizie sui combattimenti e si parla di un gran numero di palestinesi uccisi durante l’invasione israeliana. Si sa che la fornitura di energia elettrica è sospesa. Il quotidiano on line Haaretz, dal canto suo, parla di una vittima militare delle IDF (le forze speciali israeliane), il sergente Dvir Emmanueloff, di 22 anni e di un altro gravemente ferito. Hamas invece sostiene di aver rapito due soldati nemici e di averne uccisi cinque.

Il fronte palestinese, tradizionalmente diviso, sta cercando una unità politica ed Hamas cerca ”immediatamente” una riunione con tutte le altre forze politiche ”non importa dove e senza condizioni preliminari”, per organizzare azioni utili per far cessare ”l’aggressione israeliana”.

I nodi della questione sono tutti, però, legati all’atteggiamento di Holmert. Pare improbabile una sospensione dell’attacco, ma nello stesso tempo l’idea di ‘smantellare’ Hamas non sembra praticabile. Domani a Sharm El Sheikh, il presidente egiziano incontrerà con il presidente francese Nicolas Sarkozy con Solana e Ferrero Waldner. Ma l’esito della riunione non appare al momento in grado di fermare le Idf di Tel Aviv.

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