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La speranza è alla Casa Bianca

Autore: . Data: mercoledì, 21 gennaio 2009Commenti (0)

Il nuovo presidente Usa, Barak Obama, ha giurato. Il cambiamento con la precedente amministrazione Bush è stato immediato e radicale.

giuramento“Siamo tutti uguali e liberi ed abbiamo tutti lo stesso diritto a raggiungere la felicità”, con queste parole il nuovo presidente degli Stati Uniti ha aperto una pagina nuova non solo per l’America, ma per il mondo intero. Due milioni di cittadini erano lì, ad asistere ad a guardare Bush il bugiardo andar via. Seppellito dai fischi della platea e dal canto di   “Goodbye Bush, Goodbye Bush”  il vecchio presidente lascia una situazione economica drammatica, la guerra in Iraq, un’odio crescente da parte di mezzo pianeta contro gli Usa.

E mentre la speranza arriva a Washington, la paura e la guerra preventiva tornano in soffitta, si spera per sempre.  “Al mondo musulmano diciamo che cercheremo una via per andare avanti, basata sull’interesse comune e sul reciproco rispetto” ha detto il presidente, ricordando che il suo Paese è costituito da gente che ha scelto degli ideali comuni, che è cattolica, islamica, induista, ebrea, atea, ma che prima di tutto è americana. “La forza delle idee è più forte di quella della paura”. “Il significato della libertà è che un uomo, il cui padre 60 anni fa non sarebbe stato neanche servito nei ristoranti, è diventato presidente degli Usa”.

“Change has come to America”, il cambiamento è arrivato in America è la nuova pagina del sito della Casa Bianca, immediatamente sotituito anche il più lontano ricordo della vecchia amministrazione Bush.

”Con i vecchi amici e gli ex nemici, lavoreremo instancabilmente per affrontare la minaccia nucleare e combattere lo spettro del surriscaldamento globale”, ha detto promettendo una vera e propria rivoluzione verde con l’energia rinnovabile. ”Ridaremo alla scienza il suo giusto posto e adopereremo le nuove tecnologie per migliorare la qualità della salute e ne abbasseremo i costi. Utilizzeremo il sole, il vento e il suolo per rifornire le nostre vetture e alimentare le nostre fabbriche. Trasformeremo le nostre scuole, i college e le università per andare in contro alle richieste della nostra era. Possiamo fare tutto questo e tutto questo lo faremo”.

L’incubo della guerra, le falsità legate al controllo delle fonti petrolifere e non certo la lotta per la democrazia che hanno portato Bush in Iraq e provocato la morte di 4229 militari Usa e di oltre 1.350.000 civili iracheni si avvia a conclusione: “Cominceremo a lasciare in modo responsabile l’Iraq alla sua gente” ha detto Obama e poi aggiunto che “l’America è amica di ogni Paese e ogni uomo, donna o bambino che sia alla ricerca di un futuro di pace e dignità”.

La drammaticità della crisi economica ha fatto dire al presidente parole chiare e preoccupate: “In questo giorno, siamo riuniti perchè abbiamo scelto la speranza contro la paura. Oggi io vi dico che le sfide che abbiamo dinanzi sono reali: che sono serie e che sono tante. Non le affronteremo facilmente nè in breve tempo. Ma sappiate questo: America le affronterà. Da oggi dobbiamo rialzarci e riprendere il lavoro per costruire l’America: c’e’ molto da fare, lo stato della nostra economia richiede azioni coraggiose e le faremo non solo per creare nuovi posti di lavoro, ma per rinnovare le infrastrutture”.

Il primo presidente afroamericano ha parlato delle ”false scelte” tra ”governo grande e piccolo” o tra ”sicurezza e ideali”, o ancora se il mercato ”sia una forza buona o cattiva”. ‘Quel che i cinici non hanno ancora capito – ha aggiunto – è che il terreno gli è franato sotto i piedi. Che gli argomenti politici stantii che ci hanno consumato tanto a lungo non valgono più. La domanda da farsi oggi non è se il governo è troppo grande o troppo piccolo ma se funziona’. Nè la domanda – ha continuato Obama – deve essere se il mercato sia una forza buona o cattiva: ”Il suo potere di generare ricchezza e espandere la libertà à senza rivali, ma questa crisi ci ha ricordato che senza un occhio attento i mercati possono perdere il controllo e una nazione non può prosperare quando favorisce solo chi à prospero”. Obama ha detto anche che in materia di difesa la scelta non può essere tra sicurezza e ideali: ‘Gli ideali dei Padri Fondatori sono ancora la luce del mondo, non ci rinunceremo per opportunismo”.

Il discorso di Obama è stato durissimo con la vecchia amministrazione, ma anche all’intera dottrina Reagan.

Da ora il 44esimo presidente è seduto nell’Oval Office. Ed insieme agli americani il mondo ha qualcuno in cui sperare.

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