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Il mattatoio Gaza e la disinformazione

Autore: . Data: giovedì, 8 gennaio 2009Commenti (0)

Indecente comportamento dei Media italiani. L’adesione ‘politica’ ad una tesi ignora la sorte della popolazione civile, massacrata dall’aggressione di Tel Aviv.

gaza2La situazione a Gaza è drammatica e giornali e televisioni italiane continuano ad operare una gigantesca opera di disinformazione. L’aggressione israeliana prosegue con più violenza di prima e rischia di coinvolgere il fronte libanese. Secondo fonti non confermate tre razzi sarebbero stati lanciati dalla zona controllata Hezbollah, il Libano meridionale, contro il Nord di Israele. Tel Aviv ha reagito bombardando il versante libanese e questo è accertato.

Le informazioni provenenti dal comando militare israeliano sono in gran parte orientate a confondere l’opinione pubblica. Un esempio: si era diffusa notizia di un nuovo lancio di razzi nell’Alta Galilea, facendo subito gridare ad una seconda azione di Hezbollah, ma le esplosioni altro non erano che boati causati da caccia-bombardieri con la Stella di David in volo ad una velocità superiore a quella del suono.

Il pericolo di un incendio in Libano coinvolge direttamente l’Italia, perchè in quella zona opera un folto contingente militare del nostro Paese e la latitanza del ministro degli Esteri, Franco Frattini, non aiuta certo a diminuire i rischi.

Al momento nel Paese dei cedri tutte le unità dei ‘caschi blu’ dell’Unifil II, la Forza Interinale delle Nazioni Unite schierata nel sud del Libano dopo la guerra-lampo dell’agosto 2006 tra le forze israeliane e Hezbollah, sono state poste in stato di allerta “rafforzato”, almeno questo riferiscono fonti riservate del Comando francese del contingente Onu.

Come InviatoSpeciale aveva previsto la tregua di tre ore di ieri si è rivelata una farsa. Al di là delle notizie diffuse a piene mani da tv e quotidiani nazionali, una dichiarazione di Medici senza frontiere sgombra il campo da dubbi. Secondo l’organizzazione umanitaria francese l’annuncio israeliano di una tregua di tre ore al giorno dei raid aerei su Gaza per consentire gli aiuti umanitari “non ha alcun senso”.

Jessica Pourraz, responsabile dei progetti di Medici senza Frontiere sul territorio palestinese ha spiegato in teleconferenza da Gaza City le drammatiche condizioni in cui lavora la squadra di Msf, composta da 70 persone, di cui 6 medici. L’organizzazione conta tre cliniche nella Striscia, a Beit Lahya, nel nord, a Khan Younis e a Gaza City.

Ha detto l’esponente di Msf: “E’ difficile inviare le squadre sul posto a causa dei bombardamenti, così come è difficile lavorare. Abbiamo fornito infermieri e medici di kit di primo soccorso (…) e distribuito nell’ospedale di Shifa kit di cura per i feriti, gli ustionati, guanti, medicine”. Ma gli ospedali sono sopraffatti, in particolare quello di Shifa, che è il principale nella Striscia. Adesso vengono accolti solo quelli in gravi condizioni, i feriti lievi restano preferibilmente a casa. Altri feriti vengono trasportati in Egitto o a Rafah.

Secondo Pourraz, con l’intervento terrestre israeliano la situazione è decisamente peggiorata: “Ci sono ormai molti profughi, oltre 18mila. Molti cercano rifugio nelle scuole dell’Onu ma, come sapete, neppure quelli sono dei luoghi sicuri ormai. Sotto i nostri occhi si sta compiendo una catastrofe umanitaria. Nessuno può fuggire perché il territorio è sigillato da 18 mesi. Ci sono dei quartieri senza acqua potabile. Non c’è più elettricità, le scorte alimentari sono insufficienti. Davanti ai fornai ci sono file lunghissime. Tutti sono vittima dei bombardamenti. Non si dorme più, nessuno va a lavorare, manca tutto e l’insicurezza è ovunque. La popolazione non ne può più. La gente vuole solo che tutto finisca. Noi lavoriamo con i generatori d’emergenza 24 ore su 24, 7 giorni su 7. Cerchiamo di fare del nostro meglio, ma abbiamo paura anche noi, la notte, durante i bombardamenti”.

Il dibattito sulla ‘sicurezza di Israele’ e sulla ‘radicalità’ di Hamas è un esempio indecoroso dello stato della politica italiana. Perchè un conflitto colpisce la popolazione civile, la principale vittima dei combattimenti ed il silenzio sull’operato di Tel Aviv, che come rileva Msf da 18 mesi ha sigillato Gaza ed ora mette a ferro e fuoco la Striscia si confugura come una violazione di qualunque norma di diritto internazionale. E per il probabile uso di bombe al fosforo bianco potrebbe rasentare il crimine di guerra.

L’impotenza della diplomazia mondiale di fronte a questo eccidio che ormai non conta più i cadaveri è aghiacciante. Il bilancio supera i 700 morti palestinesi, mentre per Israele le vittime sarebero 11 e quattro di loro sarebbero morti per ‘fuoco amico’. I numeri sono illuminanti più del sole. Ed a tutti loro, di qualunque parte siano, dovrebbe andare il ricordo e l’impegno di tutti (governi e cittadini) per un immediato ed incondizionato cessate il fuoco.

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