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I numeri delle intercettazioni

Autore: . Data: sabato, 31 gennaio 2009Commenti (0)

Nel mese di giugno dello scorso anno, quando si cominciò a parlare di intercettazioni, InviatoSpeciale pubblicò un articolo sul fenomeno. Lo rilanciamo  perchè ci sembra ancora attuale.

intercettazioniL’attuale Ministro della Giustizia, Angelino Alfano, ha dichiarato: “Grandissima parte del Paese è intercettata… il numero delle intercettazioni non può essere giustificato né in base al numero degli abitanti, né in base al nostro ordinamento giuridico…la spesa è ormai alle stelle: un terzo del bilancio”.Come sarebbe giusto aspettarsi, i telegiornali e i quotidiani italiani si sono occupati della vicenda, riportando le parole del ministro. Tutti quelli che potevano lo hanno intervistato, ne hanno ascoltato il pensiero sull’argomento. Alfano diceva la verità, perché altrimenti avremmo avuto il piacere di sapere che durante gli incontri con la stampa qualcuno lo aveva interrotto per dirgli: “Signor ministro i suoi dati sono inesatti”:

Eppure i dati di Angelino non sono del tutto corretti.

Veniamo prima ai numeri assoluti. Secondo i dati del Ministero, nel 2007 i telefoni controllati erano 124mila 845, la spesa sostenuta 224 milioni di euro.

Ora, pensiamo ad un indagato che faccia il panettiere, per fare un esempio. Ha una casa, il negozio, un telefonino. Se, poi, è attento alle tariffe dei cellulari, forse di portatili ne ha due, per risparmiare in base alle fasce orarie o alle diverse condizioni contrattuali offerte dai gestori. Scegliamo l’ipotesi più semplice, ha tre utenze a disposizione. 124mila845 diviso tre fa 41mila615. Per dare un numero a caso, per nulla indicativo, ma in grado di proporre una riflessione, solo con l’indulto sono uscite dal carcere 26mila 609 persone.

Un fatto, però, è certo. Gli italiani sono 58.145.321. Non consideriamo gli stranieri che vivono sul territorio nazionale da irregolari. Se calcoliamo la percentuale tra numero di abitanti e persone sottoposte alle intercettazioni il risultato è 0,07 per cento.

Considerando che siamo l’unico Paese europeo ad avere tre organizzazioni criminali ramificate sul territorio ed in grado di controllarne una parte, mafia, ‘ndrangheta e camorra, il dato non appare tanto sconvolgente. Ancora un numero: 33mila 292. Cosa rappresenta? Secondo fonti accreditate il numero di utenze controllate per reati gravissimi, definiti di ‘criminalità organizzata’, supera l’ottanta per cento del totale dei controlli, appunto 33mila292 intercettati. Rimangono, allora, all’appello ottomila323 individui che compiono altri reati. Per esempio corruzione, concussione, stupro, omicidio, ecc.

Nel nostro Paese, senza voler fare allusione alcuna, ci sono ottomila101 Comuni e 60mila228 tra località e frazioni. Tralasciando le Regioni e le Province. Per non parlare di Asl, Comunità Montane e altro. Negli ultimi anni non abbiamo avuto certo l’impressione di vivere in un Paese nel quale l’illegalità negli enti pubblici fosse un fatto considerato estraordinario. Lasciamo al lettore le deduzioni sul numero “enorme” di cittadini spiati da una Magistratura invasiva.

Perché quasi nessuno ha ricordato al ministro Alfano questi numeri?

Ora veniamo alla spesa, alla frase: “Le intercettazioni si mangiano un terzo delle spese di giustizia”.

Nel 2007 il bilancio del Ministero della Giustizia è stato di circa sette miliardi di euro. Il trenta per cento del budget è, quindi, due miliardi e cento milioni. Secondo il ministro ogni telefono tenuto sotto controllo costerebbe allo Stato 16mila820 euro circa.

Una piccola digressione. Come si realizza una intercettazione? Prima di tutto si noleggia il macchinario necessario. Registratore, strumenti tecnici. Quindi si paga la linea telefonica al gestore. Come, si paga il gestore? Per ascoltare si occupa una linea e quindi si deve considerare il costo per le compagnie telefoniche.

Verso la fine del secolo scorso, per dirla meglio e non apparire demagogici, nel 1998, gli organi statali preposti hanno stabilito coi gestori telefonici dei piani tariffari. Naturalmente in fascia business. Mai quel protocollo è stato ridiscusso, anche se nel frattempo le tariffe sono sensibilmente calate.

A questo proposito, nel resoconto della seduta pomeridiana della Commissione Giustizia del Senato di mercoledì 13 settembre 2006, si legge: “Rispondendo ad una domanda del senatore D’Ambrosio (Ulivo), il dottor Guindani (Amministratore delegato della Vodafone n.d.r.) fa presente che Vodafone è assolutamente consapevole dell’improponibilità di qualsiasi ricerca di margini di profitto sulla remunerazione delle prestazioni obbligatorie; tuttavia non vi è dubbio che il listino introdotto negli ultimi anni, se appariva effettivamente remunerativo dei costi sostenuti dalla società all’atto della sua adozione, appare oggi del tutto inadeguato, in particolare in quanto non tiene conto della rapida obsolescenza degli strumenti tecnologici necessari al controllo del traffico telefonico per finalità di giustizia e dunque della necessità di dover prevedere un ammortamento adeguato per gli indispensabili investimenti. Egli osserva altresì come non si possa ignorare la circostanza che in Italia vi sia un ricorso notevole alle intercettazioni telefoniche, che determina indubbiamente costi per le società di gestione superiori a quelli che si registrano all’estero. In ogni caso egli si impegna, su richiesta del senatore D’Ambrosio (Ulivo), a fornire una valutazione comparativa degli oneri per i gestori nei vari paesi, che tenga conto anche dei differenti regimi giuridici delle intercettazioni. Egli si impegna altresì, su richiesta del senatore Casson (Ulivo), a fornire dati articolati sugli oneri che Vodafone deve affrontare per gli investimenti”.

Lasciamo al lettore le conclusioni, ma gli consigliamo di leggere anche tra le righe.

Torniamo adesso ai numeri. Due miliardi e cento milioni. Eppure sappiamo che la spesa per le intercettazioni, nel 2007, è stata di 224milioni. Allora non si tratta del trenta per cento?

Perché il ministro ha sbagliato i conti? Chissà?

Sappiamo però che il costo per ogni intercettazione è stato, lo scorso anno, di mille794 euro, non di sedicimila820. Nel 2005 si spendevano trecentotto milioni, nel 2006 duecento229. Nel 2002 il costo per controllo era di cinquemila382 euro, mentre nel 2005 era di tremila588. Sappiamo anche che il numero di intercettati dello scorso anno è stato il più alto degli ultimi sei. Insomma, i conti davvero non tornano. Perché, nonostante tariffe alte pagate ai gestori, materiali a noleggio, spese varie, il costo per ogni intercettazione è calato.

Perché il ministro lo ha dimenticato? Chissà?

Poiché non vogliamo apparire critici solo col ministro Alfano, vogliamo ricordare alcune dichiarazioni del signor Mastella, quando era ministro nel governo di centro sinistra.

Il guardasigilli considerava “improcrastinabile” la necessità di affrontare un intervento normativo in materia di intercettazioni telefoniche e aggiungeva: “Per rafforzare gli aspetti di garanzia individuale dei soggetti coinvolti in uno strumento probatorio molto invasivo”. Concludeva con la seguente indicazione: “Vanno considerate adeguate sanzioni pecuniarie a carico di testate giornalistiche che illegittimamente pubblichino documenti coperti dal segreto d’indagine”.

Insomma si il centro sinistra che il centro destra non amano le intercettazioni. Ancor meno amano che siano pubblicate dai giornali. I giornali, dal canto loro, volentieri le propongono ai lettori, anche quando si tratta di notizie prive di qualunque interesse per le indagini, ma indubbiamente ‘ghiotte’ per chi adora il gossip. Intanto i cittadini si fanno un’opinione su dati non esatti.

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