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Good Morning, and Good Luck

Autore: . Data: martedì, 20 gennaio 2009Commenti (1)

Oggi Barak Obama, il 44esimo presidente degli Stati Uniti, giura. Il primo afroamericano alla Casa Bianca e il mondo cambia.obamaOggi non saranno solo gli Stati Uniti a scrivere una pagina storica nel libro dei diritti civili. Per tutto il mondo il segnale che arriva da Washington è forte è chiaro e conclude un processo storico cominciato in America da Abramo Lincoln con la ‘Proclamazione dell’Emancipazione’ nel 1863.

“Tutti gli uomini nascono liberi ed eguali” recita la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo. E’ facile capire che questo non accade, che il Pianeta è sconvolto dalla violenza arrogante dei forti e dalla tenerà fragilità degli oppressi. Eppure alle 18 ora italiana, le 12 laggù, un uomo nero, un figlio dell’Africa, diventerà il capo della più importante potenza economica e militare del mondo.

Nulla cambierà davvero e tutto cambierà in quel momento, quando Barak Obama giurerà. E’ il paradosso della storia, la necessità di trovare un attimo per fissare nella memoria un fatto, di per sè ininfluente, ma esemplificativo.

Il lungo percorso di guerra che ha portato un afroamericano alla Casa Bianca non libererà gli altri neri dalla povertà, dall’emarginazione, dai ghetti di Chicago, Los Angeles, Detroit. Non renderà la vita a Sean Bell, ucciso il 25 novembre del 2006, là, vicino alla Jamaica station della Long Island Rail Road, all’angolo del Kalua Cabaret, Queens, New York City. Era disarmato e cinquanta colpi esplosi da uomini del NYPD, la polizia della metropoli tentacolare, lo hanno fatto secco. Al processo gli assassini sono stati ritenuti ‘negligenti’ e non ‘criminali’, forse per risparmiare alla municipalità milioni di dollari di risarcimento. E Sean aveva 23 anni, era andato con gli amici a festeggiare l’addio al celibato, era ubriaco si, ma del tutto innocente. E non libererà le decine di migliaia di suoi fratelli che riempiono  le carceri a stelle e striscie, raccontando come la terra delle opportunità offre chances, ma con chi è scuro di pelle è meno generosa.

Ed alle 12 ed un minuto, ora di Washington, la crisi economica ed i milioni di disoccupati saranno esattamente nelle stesse condizioni delle 11,59.

Nei mesi che seguiranno l’arrivo di Obama nell’Oval Office, però, l’aria pesante e reazionaria della presidenza Bush sarà sostituita dal più intenso desiderio di cambiamento dell’America dal dopoguerra, forse ancor più forte di quello ispirato da JFK e da Bobby Kennedy.

Nella capitale statunitense, per quello strano modo che hanno gli americani di festeggiare anche a volte in modo eccessivo, ieri abbondavano feste, cerimonie, pranzi, cene e concerti. E lo stesso sarà stasera.

Noi vogliamo ricordare un episodio solo, ci pare educativo per gli italiani, per il nostro presidente del Consiglio dalle tante ville e dai mille mestieri, per i paladini dell’opposizione, per tutti.

The President-elect of the United States, Mr. Barak Obama ieri era in maniche di camicia, a verniciare le pareti di un centro per adolescenti senza tetto di Washington. L’ha fatto per ricordare l’importanza del volontariato e lo spirito di servizio per la comunità. Sarà forse un po’ demagogico, ma come vorremmo vedere in questo nostro Paese qualcuno raccogliere la spazzatura napoletana non per apparire il più bravo del reame, ma solo per autare i cittadini a vivere meglio.

Roberto Bàrbera

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Commenti (1) »

  • MissMcGonegall ha detto:

    Il “nostro” presidente del consiglio non si fregia di alcun atto, nemmeno sibolico, che dia il buon esempio o, almeno, speranza.

    Bisogna che si smetta però di lamentarsi, bisogna prendersi le proprie responsabilità, se oggi la situazione è questa è perché la “collettività” l’ha permesso, e la “collettività” è fatta da ognuno di noi. Quanto fondo del barile dovremo ancora raschiare per passare dalle parole a fatti concreti, che permettano un sano cambiamento?

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