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Genova, l’ateismo viaggia sul bus

Autore: . Data: giovedì, 15 gennaio 2009Commenti (0)

Eclatante iniziativa dell’Uaar: da febbraio gli autobus segnaleranno che Dio non esiste. La città scelta per sfidare “in casa propria” Bagnasco. Ma qualche non credente protesta.
article_busGenova è da sempre crocevia di insperati incontri, con un mare che porta con sé contaminazioni a volte stridenti. Tra i tanti, ha dato i natali a due personaggi come Fabrizio De André ed il cardinal Angelo Bagnasco, due personaggi antitetici nel modo di intendere ed approcciare ciò che c’è sopra di noi (o, se preferite, oltre noi): tanto l’autore de Il Testamento di Tito fu ironico e pungente in merito ad una religiosità che pure i suoi testi non negavano, quanto l’attuale presidente della Cei appare dogmatico e conservatore, pronto a fulminare col sorriso del giusto chiunque metta in discussione la parola di Dio.

Ma i due, in questi giorni, sono legati dalla coincidenza di essere sotto i riflettori senza averlo richiesto: del grande Faber ricorre il decennale dalla scomparsa, e fioccano speciali più o meno sentiti sui più disparati canali televisivi e c’è chi afferma, tra l’ironia ed il rammarico, che la sua arte è stata più presente nei palinsesti di queste due settimane che nell’intero arco della sua carriera. Bagnasco, invece, viene chiamato in causa nella vicenda dei “bus atei” che, se tutto dovesse andare bene, dovrebbero circolare proprio nel capoluogo ligure a partire dal 4 febbraio.

La vicenda è presto riassunta: la Uaar, Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti, avrebbe comprato degli spazi pubblicitari su un paio di autobus genovesi per pubblicizzare “l’opzione ateista”. Chi si troverà a Genova vedrà sul retro dei mezzi pubblici un cielo terso ed uno slogan quantomeno ingegnoso: “La cattiva notizia è che Dio non esiste. La buona è che non ne hai bisogno”. Non è comunque una invenzione tutta italiana: già Londra, Washington e Barcellona hanno i loro bravi bus atei, sui quali campeggiano slogan simili a quello che avranno i pullman genovesi. Ed anche da loro, specialmente nella cattolicissima Spagna, le proteste fioccano ed hanno spinto i cattolici ad una controcampagna. Sono tutti contenti, però, perchè dicono: “Ecco la vera democrazia”.

L’Uaar, che solitamente porta avanti le proprie battaglie senza un tale battage mediatico, si prepara a difendere la propria scelta dalla controffensiva ecclesiastica – che ovviamente non si è fatta attendere, con monsignor Ravasi che l’ha bollata come “una carnevalata” – spiegandone le ragioni attraverso una nota del segretario generale Raffaele Carcano: “Dopo le polemiche sul gay pride di Genova, reo di essere stato fissato per il 13 giugno, giorno del Corpus Domini, e dopo le parole di Bagnasco per ostacolare lo svolgimento della manifestazione, dopo le frequenti uscite del cardinale in materia di scienza, diritti, riproduzione, l`Uaar ha deciso di riprendersi un po’ di par condicio. E di fare pubblicità all`incredulità”.

Rimangono però, oltre allo sconcerto dei fedeli più convinti, molti dubbi legittimi anche da parte dei seguaci dell’associazione. I quali sul forum del sito criticano tanto lo slogan, che non comprenderebbe gli agnostici, quanto la stessa iniziativa, che per le caratteristiche dell’Italia parrebbe votata più ad uno sterile ed infantile anticlericalismo che non all’effettiva diffusione dell’alternativa razionalista.

Carlo Crudele

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