cronaca

I fatti senza distorsioni, opinioni o interpretazioni. Spesso la realtà è differente da come viene raccontata dai media.

esteri

Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

politica

In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

tu inviato

Gli articoli scritti dai cittadini e pubblicati dal nostro giornale. La libera informazione è libertà di espressione.

vivere

Diritti civili, convivenza pacifica, cultura, arte, spettacolo, salute, ambiente, sport, tecnologie, cucina: sono il cuore del millennio.

Home » esteri
Regola la dimensione del carattere: A A

Gaza, l’Onu parla e Israele spara

Autore: . Data: venerdì, 9 gennaio 2009Commenti (0)

Una risoluzione del Consiglio di Sicurezza chiede il cessate il fuoco. Ma Tsahal continua l’offensiva.

gaza3Nella notte il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato un risoluzione con cui si reclama un cessate il fuoco ”immediato e duraturo” nella Striscia di Gaza, che porti a un ”ritiro totale” delle forze israeliane dal territorio palestinese.  La risoluzione ”chiede la fornitura e la distribuzione senza ostacoli in tutta la Striscia di Gaza di assistenza umanitaria, tra cui cibo, benzina e cure mediche” e accoglie con favore le iniziative mirate a ”creare e aprire corridoi umanitari e altri meccanismi per la consegna prolungata di aiuti umanitari”.

La risoluzione, la 1860, condanna poi ”tutte le violenze e le ostilità contro i civili e tutti gli atti di terrorismo” ed esorta gli Stati membri a intensificare gli sforzi per arrivare ad accordi e garanzie ”per mantenere un cessate il fuoco duraturo e la calma, come il contrasto al traffico di armi e munizioni e la riapertura dei valichi”.

Quattordici dei 15 membri del Consiglio hanno votato a favore della risoluzione, gli Stati Uniti si sono astenuti.

La decisone delle Nazioni Unite non ha fermato le operazioni delle forze militari di Tel Aviv, che hanno continuato a bombardare l’area, mentre proseguono le azioni di terra. Un attacco aereo israeliano ha raso al suolo un edificio di cinque piani nella zona settentrionale della Striscia di Gaza, uccidendo almeno sette persone, compreso un bambino . Nelle prime ore di oggi gli aerei israeliani hanno colpito più di trenta obiettivi a Gaza, comprese le case di militanti di Hamas. Sul fronte opposto i palestinesi hanno lanciato razzi Grad che sono esplosi a Beer Sheva, senza provocare vittime. Altri razzi sono caduti ad Asqelon.

Allo stato dei fatti la 1860 non è detto produca risultati concreti. Il gabinetto di sicurezza israeliano si riunirà oggi per discutere la risoluzione, mentre secondo alcune fonti Hamas non condivide la decisione del Consiglio di Sicurezza Onu perchè l’organizzazione palestinese sostiene di non essere stata consultata e perchè non soddisfa le sue richieste.

Oggi la Corte suprema di Israele terrà una seduta di emergenza per ascoltare la petizione di alcune organizzazioni umanitarie e per i diritti civili che hanno denunciato l’attacco da parte delle forze armate di Tel Aviv a personale medico ed ambulanze mentre trasportavano ferti in un ospedale della Striscia di Gaza.

La petizione è stata presentata da Physicians for Human Rights-Israel (PHR-I), Public Committee Against Torture in Israel (PCATI), Gisha, Bimkom, Association for Civil Rights in Israel (ACRI), HaMoked e Yesh Din.

Le associazioni per i diritti civili di Israele dispongono, inoltre, di un blog “Human Rights in Gaza & Israel during the hostilities”. Il prezioso lavoro delle organizzazioni israeliane ha lo scopo “di informare il pubblico israeliano sulle condizioni della popolazione civile, in particolare per quanto riguarda gli eventi che non sono riportati dai mezzi di comunicazione”.

Il tema della disinformazione ricorre spesso in questa vicenda, ma segue analoghe strategie comunicative messe in atto in Iraq e Afghanistan negli anni passati. Dopo giorni di buio pesto sembra che anche qualche organo di stampa italiano si sia accorto delle violenze compiute da Tzahal, cosa che invece non sembra interessare le forze politiche italiane.

Nei documenti di tutti gli schieramenti non si fa cenno alla violazione dei diritti umani, per quanto poi si chiedano ‘azioni di sostegno umanitario’. Sebbene la stessa risoluzione 1860 nel suo testo ammetta che Israele non permette la distribuzione di “assistenza umanitaria, tra cui cibo, benzina e cure mediche”.

Robert Scheer, un giornalista americano ed editorialista del San Francisco Chronicle, insegnante di comunicazione nell’Università del sud California, considerato negli Usa un liberal ed ebreo ha pubblicato su ‘The Nation’ un interessante articolo.

La rivista è un mezzo di informazione della sinistra americana, ma nel tempo vi hanno collaborato Albert Einstein, Bertrand Russell, Gore Vidal, Ralph Nader, Franklin D. Roosevelt, James K. Galbraith, John Steinbeck, Frank Lloyd Wright, Jean-Paul Sartre.

Scheer scrive a proposito della “cecità della morale per Gaza” e si domanda “perchè siamo così indifferenti di fronte alla morte e alla distruzione a Gaza?”. Inviato in Vietnam, Cambogia, Cina, Corea del Nord, Russia e America Latina, il giornalsita statunitense conosce bene le tematiche che riguardano i reporter di guerra e insiste: “Le testate giornalistiche più importanti hanno accettato in modo remissivo il divieto d’ingresso  imposto da Israele per i giornalisti a Gaza e giustificato dalla scusa di non voler provocare altre vittime civili. Il nostro presidente-eletto Barack Obama ha detto poco su un’invasione che renderà molto complicati i suoi futuri sforzi per la pace in Medio Oriente ed un gran numero di commentatori hanno superficialmente definito le uccisioni come “l’occhio per occhio di Israele”

Poi ragionando sull’annosa vicenda della ‘sopravvivenza dello stato ebraico”,  Scheer aggiunge che “quella sopravvivenza è richiamata come giustificazione ad un uso eccessivo della forza da parte struttura militare israeliana e sono frequenti le allusioni all’Olocausto che perseguitò con violenza il popolo ebraico, ma che non ha nulla a che fare con palestinesi e musulmani, ma semmai riguarda i centro-europei che si definiscono cristiani”.

Il giornalista arriva quindi al punto. “Il fatto principale è che si descrivono i terroristi palestinesi rappresentati da Hamas come presi da un irrazionale odio per gli ebrei, tanto intenso da rendere poco credibile la proposta politica del loro movimento, anche quando vincono le elezioni. Eppure i servizi di sicurezza isrealiani avevano idee diverse quando appoggiavano Hamas in funzione anti OLP, a quel tempo molto temuta”. Ed ecco il nodo del ragionamento di Sheer: “Ora, la storia è piena di terroristi che poi diventano statisti, perfino tra le elite ebree che combatterono per la fondazione dello Stato di Israele. Tra loro c’era Menachem Begin, che arrivò ad essere eletto tra i capi del nuovo Stato. Però, prima che Begin fosse considerato rispettabile, quando nel 1948 visitò gli Stati Uniti, un gruppo di intellettuali ebrei famosi, fra i quali Albert Einstein, Sidney Hook e Hannah Arendt, scrisse una lettera al ‘New York Times’ per avvertire che Begin era un ex capo di “Irgun Zvai Leumi, organizzazione terroristica, di destra e sciovinista della Palestina”. La lettera spingeva gli ebrei a isolare Begin, argomentando: “E’ inaccettabile che chi si è opposto la fascismo ovunque nel mondo, se informato correttamente su qual’è l’esatta collocazione di Beghin e sulle sue prospettive, possa sottoscrivere e sostenere il suo movimento”.

Per concludere la sua disamina il giornalista liberal americano continua: “Il nuovo partito di Begin stava partecipando alle lezioni israeliane e Einsterin ed i suoi colleghi, alcuni dei quali (come il fisico) vittime del fascismo tedesco, affermarono: “Oggi parlano di libertà, democrazia e anti-imperialismo, però in tempi recenti erano aperti alla dottrina dello Sato fascista. E’ nelle azioni concrete che il partito terrorista mostra il suo carattere reale”. La lettera, poi, elencava con precisione le azioni concrete, che includevano la strategia sistematica atta a terrorizzare gli uomni, le donne ed i bambini palestinesi per indurli con la forza a lasciare i territori che secondo il partito di Begin chiedeva per il nuovo stato di Israele”.

Infine Scheer si chiede: “Dove sono finite le voci che riflettono la morale senza compromessi della generazione di Einstein e degli intellettuali ebrei disposti a riconoscere gli aspetti della natura umana e gli errori su tutti i fronti delle strategie politiche?”

Alla luce dei fatti una domanda che dovrebbe far riflettere molti.

Stampa articolo (o crea PDF)
Fai una donazione a InviatoSpeciale
Condividi o invia per e-mail


Informativa

Commenti disabilitati.

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
registrato al Tribunale di Bari, numero 1273, del 24 aprile 2008