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Europee: sbarramento o ghigliottina?

Autore: . Data: venerdì, 30 gennaio 2009Commenti (0)

Rabbia e sconcerto. Un mix di sensazioni agita la sinistra “radicale”, i socialisti e la destra di Storace. Se passerà lo sbarramento per il Parlamento di Strasburgo la loro sopravvivenza sarà messa a rischio

ghigliottinaI giornali ne parlano poco: preferiscono scovare tra le possibili ragioni che hanno portato cinque uomini a stuprare una ragazza alla periferia di Guidonia, piuttosto che spiegare ai lettori i motivi di uno “sbarramento” elettorale.

D’altra parte, un certo distacco è cinicamente comprensibile: non sono forse i due principali partiti (Pd e Pdl), con l’avallo di Casini e Di Pietro, ad aver partorito la volontà di precludere l’accesso all’elezione al Parlamento europeo a chi non raggiungerà il 4%?

In un altro articolo, su questo giornale, entriamo nel merito del tasso di democrazia insito in tale proposta.

E’ utile, in queste righe, provare a raccontare quel mix di sensazioni angoscianti vissute nei partiti che rischiano di scomparire dal Paese per effetto di una legge.

Cominciamo da destra. Se passasse la nuova legge elettorale, i tre spezzoni collocati oltre Gianfranco Fini avrebbero risicatissime possibilità di approdare a Strasburgo: la Fiamma Tricolore alle Europee del 2004 aveva ottenuto lo 0,7%, così come il suo alleato alle ultime elezioni politiche, La Destra di Francesco Storace (insieme, il 14 aprile, avevano ottenuto il 2,4% dei consensi). La terza formazione è Forza Nuova, anch’essa con percentuali di consenso al di sotto dell’1%.

A sinistra si rischia una vera e propria ecatombe. Alle Europee del 2004 Rifondazione comunista aveva sfiorato il 6%, il Pdci quasi il 2,5%, idem i Verdi. Il punto è che l’unico esperimento unitario tentato finora (proprio a causa della legge elettorale delle Politiche, che costringe a coalizzarsi) e risalente ad aprile, si è rivelato un autentico flop. Tutti assieme – i due partiti comunisti, con i Verdi e la Sinistra democratica di Fabio Mussi e Claudio Fava – hanno raggranellato un misero 3,1%, insufficiente ad entrare nei due rami del Parlamento italiano.

Dunque, che succederà? E’ ancora presto per dirlo. Ma le manovre di posizionamento tra i leader delle rispettive formazioni sono iniziate. Nel frattempo, manco a dirlo, uno di questi partiti si è scisso (Rifondazione), anche se la maggior parte dei dissidenti alla linea del segretario Paolo Ferrero sono rimasti, da separati in casa.

Uno di questi (ex deputato e sindacalista Cgil) ieri ha aperto le danze: si chiama Augusto Rocchi e ha rivolto “un forte e accorato appello ai quattro segretari dei partiti della sinistra (Ferrero, Prc; Diliberto, Pdci; Francescato, Verdi; Fava, Sd) affinché si muovano subito, di fronte alla sempre più consistente ipotesi che venga introdotta una soglia di sbarramento al 4% per le prossime elezioni europee, per dare vita a un cartello unitario di tutte queste forze politiche”.

Rocchi ha rivolto lo sguardo anche “al popolo della sinistra sociale, laica, ambientalista e democratica affinché sostenga questo cartello, al fine di poter dare voce a tutte le lotte della sinistra sociale, politica, ambientalista che avvengono nella società e portarle dentro le istituzioni”.

Lo psicodramma è soltanto iniziato. A Rocchi ha risposto un dirigente del suo stesso partito, Claudio Grassi, che ha bocciato la proposta “di andare alle elezioni europee con un cartello elettorale che comprenda Sd, Verdi, Movimento per la sinistra, Prc e Pdci. Si tratta – ha sostenuto – di una riedizione della Sinistra arcobaleno, fatta con la stessa motivazione: cercare di non sparire, ma senza nessuna seria condivisione politico-programmatica”.

Grassi è stato molto esplicito: “Se mai questo ‘accrocchio’ dovesse superare il 4% – ha argomentato – i suoi parlamentari a Strasburgo si dividerebbero subito in tre gruppi diversi: quello verde, quello socialista e quello comunista. La sfida è un’altra. E’ quella di rilanciare Rifondazione comunista nelle lotte per ricostruire quella connessione sentimentale con il nostro popolo che due anni di governo Prodi hanno compromesso e unire quelle forze, costruendo con loro anche una convergenza elettorale, che condividono con noi un programma politico e la collocazione nel gruppo comunista e anticapitalista del Parlamento europeo”.

Un cartello comunista, dunque? Di certo piacerebbe al leader del Pdci Oliviero Diliberto che, in realtà, lo invoca dall’estate: “Non propongo per ora il partito unico – ha spiegato – ma sarebbe grottesco trovare sulla scheda due diversi simboli con la falce e martello”. Eppure a questo riguardo il leader di Rifondazione non si è ancora espresso.

Tale soluzione, comunque, risulterebbe indigeribile per gli altri “nanetti”. I quali si sono riuniti (con gli stessi Verdi e con Rifondazione ma senza il Pdci, che ha rifiutato di farvi parte) in un “Comitato per la democrazia”, che comprende tutti: da Clemente Mastella a Marco Pannella, fino a Riccardo Nencini del Partito socialista, ai rappresentanti di ciò che resta di Pli, Psdi e Partito d’azione. Insieme hanno deciso un calendario di iniziative di protesta contro la proposta di riforma elettorale, a cominciare dalla presentazione di un ricorso alla Corte di giustizia europea.

Perché, sostengono, la democrazia non è un optional.

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