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Il mondo è un illustre sconosciuto e il Sud del pianeta è quasi del tutto ignorato. E molte cose sono diverse da come appaiono.

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In Italia ormai il Palazzo e la società civile sono pianeti separati. Si deve cercare di restituire ai cittadini trasparenza.

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Dov’è finita in Italia l’idea di libertà?

Autore: . Data: venerdì, 30 gennaio 2009Commenti (1)

Le critiche di Di Pietro a Napolitano, le discussioni, i titoli dei giornali. Mentre migliaia di lavoratori di Alitalia non hanno ricevuto la cassa integrazione, la Fiat è nei guai e la crisi dilaga
dirittiIn queste ore la crisi sta divorando decine di migliaia di posti di lavoro. Il dipartimento Settori produttivi della Cgil Nazionale nel ‘rapporto 2008 sulla Cassa integrazione guadagni’ ha rilevato che nel settore metalmeccanico, nelle province in cui sono presenti stabilimenti Fiat e di conseguenza dell’indotto, nell’ultimo quadrimestre dello scorso anno si è registrato un aumento di 21 milioni di ore di Cig rispetto alle 9,5 dei primi otto mesi, per un incremento del 54,6 per cento.

Solo osservando i numeri Fiat c’è da rimanere attoniti.  l’Isae, l’Istituto di studi e analisi economica, riferisce che la fiducia delle imprese manifatturiere peggiora e cala al 65,5 dal 66,8 di dicembre, confermandosi così ai minimi della rilevazione, inoltre il grado di utilizzo degli impianti produttivi, nel quarto trimestre, è sceso da 75,4 a 69,9 punti, attestandosi sui minimi storici, da quando esiste la rilevazione.

Il Sole 24 Ore, sulla base dei dati delle Camere di Commercio elaborati da Cribis.it. , ricorda che il 2008 ha visto raddoppiare il numero dei fallimenti, soprattutto fra le realtà più piccole. Le chiusure traumatiche di attività sono state quasi 13 mila, rispetto alle circa 6 mila del 2007. In testa Napoli, dove i fallimenti sono lievitati del 600 per cento. Seconda Roma, con un aumento dei fallimenti del 76,5 per cento, mentre seguono Milano, Brescia e Torino.

Una deriva drammatica, che i media raccontano, ma con uno strano distacco. Se esistesse un sistema per comparare i titoli dei giornali ci sarebbe da vedere quanti centimetri sono stati utilizzati per urlare di immigrazione e quanti per far comprendere ai cittadini la dimensione del disastro.

A piazza Farnese Antonio di Pietro rivolgendosi al presidente della Repubblica ha detto: “Noi la rispettiamo, abbiamo il senso delle istituzioni, vogliamo essere tranquilli. Oggi, un cittadino ha messo un manifesto, uno striscione, dove senza offendere nessuno dice “Napolitano dorme, l’Italia insorge”. Perché lo hanno sequestrato? Chi ha ordinato di sequestrare questo manifesto? Perché non c’è possibilità di manifestare senza bastoni, senza nulla? Stiamo semplicemente dicendo che non siamo d’accordo sul fatto che si lasci passare il lodo Alfano, che non siamo d’accordo sul fatto che si criminalizzino le persone che fanno il loro dovere, che non siamo d’accordo sull’oblio che hanno le istituzioni nei confronti di questi familiari delle vittime, che non siamo d’accordo nel vedere terroristi che vanno a fare gli insegnanti e informare a loro modo le cose, che fanno i saputoni e poi vediamo le vittime del terrorismo e della mafia che vengono dimenticate e abbandonate a se stesse. Lo possiamo dire o no Rispettosamente, ma il rispetto è una cosa, il silenzio è un’altra: il silenzio uccide, il silenzio è mafioso, il silenzio è un comportamento mafioso. Ecco perché non vogliamo rimanere in silenzio”.

Il leader dell’Italia dei valori ha aggiunto: “Tutto queste cose noi chiediamo alle istituzioni e per queste cose ci appelliamo a lei signor Capo dello Stato, lo faccia un discorso coraggioso, dica che devono andare fuori dal tempio i mercanti, dica che devono andare fuori dal Parlamento i condannati, lo dica e noi l’approveremo e troverà striscioni diversi. Non si lamenti se poi qualcuno vede nel silenzio un accondiscendenza”.

La parole di Di Pietro hanno scatenato un dibattito furibondo. Il Quirinale ha subito diffuso una nota: “La presidenza della Repubblica è totalmente estranea alla vicenda dello striscione nella manifestazione svoltasi oggi in Piazza Farnese a Roma a cui fa riferimento l’onorevole Di Pietro. Del tutto pretestuose sono comunque da considerare le offensive espressioni usate dallo stesso onorevole Di Pietro per contestare presunti “silenzi” del Capo dello Stato, le cui prese di posizione avvengono nella scrupolosa osservanza delle prerogative che la Costituzione gli attribuisce”.

Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha tuonato: “La Camera dei deputati ritiene, e non potrebbe essere altrimenti, che il Presidente della Repubblica sia garante dei diritti e dei doveri dei cittadini e rispettoso e solerte difensore delle prerogative del Parlamento. L’aula ha ribadito il fatto che è lecito, com’è più che naturale in una democrazia, il diritto sacrosanto alla critica politica, ma che mai quel diritto può travalicare il rispetto a chi rappresenta tutta la nazione, al di là del fatto che sia stato espressione di un voto unanime o meno del Parlamento che lo ha eletto”.

Walter Veltroni, segretario del Partito democratico, si è subito sentito in dovere di esternare: “Il ruolo e le parole del presidente della Repubblica non possono essere messe in discussione né essere oggetto di polemiche politiche strumentali. In un momento difficile per il Paese, il presidente Napolitano rappresenta un punto di riferimento per l’intero Paese per il suo ruolo di garanzia, per la saggezza e l’equilibrio dei suoi interventi. Quanto accaduto a piazza Farnese, le frasi pronunciate da Di Pietro, gli striscioni esibiti sono inaccettabili e inqualificabili. Torniamo a esprimere al capo dello Stato la nostra piena solidarietà e fiducia”.

Infine il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, l’inventore del famoso ‘lodo’, dopo l’approvazione alla Camera  della sua relazione sullo stato della giustizia ha detto: “Un risultato molto soddisfacente quello che viene oggi dall’Aula di Montecitorio sul tema delle riforme della giustizia. Ora il Partito democratico dovrebbe fare una profonda riflessione perché si è ritrovato da solo con Di Pietro per di più mentre l’Italia dei Valori era in piazza con striscioni contro il capo dello Stato”.

Nelle stesse ore il partito unico Veltroni-Berlusconi rilancia lo sbarramento al 4 per cento alle prossime elezioni europee, per eliminare anche dal Parlamento di Strasburgo chiunque non si allinei al ‘pensiero unico’ del Palazzo.

Così la domanda “dov’è finita la democrazia?” diventa necessaria.

Il diritto di critica è la base di un sistema libero. Critica a chiunque, in qualunque momento, sempre. Non è necessario per un democratico condividere le parole di chi denuncia cose a suo parere non accettabili, neppure è richiesta una forma particolare per essere autorizzati a dissentire su qualcosa.

Difendere la possibilità per tutti di esprimere il proprio parere, per altro, significa difendere se stessi. Perchè potrebbe arrivare il giorno in cui le parti si invertono e qualcuno, male educato alla libertà, potrebbe decidere di fare lo scherzetto che l’Italia ha già vissuto nel 1922.

Il polverone di queste ore contro Di Pietro, che se ne condividano o meno le opinioni (e noi quasi per nulla concordiamo con lui), descrive un naufragio vero e proprio. Un leader di partito, che si definisce democratico e afferma: “Il ruolo e le parole del presidente della Repubblica non possono essere messe in discussione” è un cittadino che ignora l’abc della democrazia.

“Noi condanniamo le parole contro il presidente della Repubblica” è il modo corretto di esprimersi, quello che garantisce la critica, in tutti i casi e per chiunque. Veltroni sta sempre di più diventando il rappresentante di una visione integralista della politica, nella quale prevalgono i contenuti autoritari della più antica tradizione di alcuni comunisti. Perchè in questo è il paradosso. L’idea del partito totalizzante e totalitario è rimasta intatta e basta guardare alla sistematica tendenza ad ‘essere unico’ del Pd, il non volere alleati, il non tollerare nessuno alla sua sinistra, la non realizzazione al suo interno di un processo decisionale condiviso (tanto da aver generato un numero incalcolabile di correnti e correntine).

Il centro-destra ha storicamente al suo interno aree che da sempre litigano con la democrazia, ma una volta, quando questo era un Paese normale, a sinistra insegnavano a ripettare le idee, quelle di tutti. Oggi in Parlamento quella sinistra non c’è più, sostituita con qualcosa che lascia attoniti.

Così l’Italia, forse unico tra i grandi Paesi occidentali, non discute più di diritti civili. Ha un ministro che impedisce l’esecuzione di una decisione della magistratura (caso Englaro) sulla base della propria appartenenza ‘morale’, un altro che nega la pericolosità del crimine organizzato e sostiene che la vera emergenza è l’immigrazione, perchè deve proteggere il suo elettorato un po’ razzista e dimentica convenzioni internazionali e principi di umanità, fino a chi nega la ricerca scientifica, i diritti degli omosessuali, la libertà di culto o di espressione del pensiero decidendo i confini del ‘lecito’.

Ci accorgiamo, verificando gli indici di lettura di InviatoSpeciale, che questi argomenti non sono graditi. Anche i nostri visitatori, pur molto attenti alle cose (altrimenti non verrebbero qui)  si annoiano (probabilmente) quando debbono interessarsi alla libertà. Tutto questo ci preoccupa, infinitamente. Perchè il Paese è in guai e seri ed invece di porre rimedio ad una crisi devastante il Palazzo e i media si occupano di stabilire se una critica sia lecita. Noi le parole di Di Pietro le abbiamo integralmente pubblicate, pensiamo saranno i cittadini a decidere se sono offensive o meno. A patto che abbiano voglia di sapere e su questo nutriamo dei dubbi.

Roberto Barbera

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Commenti (1) »

  • Sara ha detto:

    Ormai la tolleranza verso i soprusi e’ quasi assoluta con la conseguenza che il Paese regredisce di giorno in giorno. Gli stranieri sembrano non capire come mai ci teniamo cosi poco alle nostre citta’, ai nostri quartieri, etc. A me sembra che l’essere stati “educati” dai nostri governanti, non a interessarci alle problematiche che affliggono il Paese e a partecipare alla ricerca di soluzioni ragionevoli, ma a fare il tifo x questo o quel partito, x questa o quella posizione, ci ha anestetizzato tutti e portato ad ignorare le nostre responsabilita’ e l’importante ruolo di supervisione che ogni popolo ha verso chi lo governa. X quanto riguarda il fatto che “le prese di posizione di NAPOLITANO avvengono nella scrupolosa osservanza delle prerogative che la Costituzione gli attribuisce” Cosa significa che il protocollo impone il silenzio anke di fronte gravissime violazioni? Se ricordo bene “silenzi” simili qualche decina di anni fa hanno causato non pochi danni.

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