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Bonanni: basta col sindacato rivendicativo

Autore: . Data: giovedì, 8 gennaio 2009Commenti (0)

La ricetta della Cisl contro la crisi: “Serve partecipazione nella responsabilità”. Vuol dire abbandonare chi sciopera?

sindacatoLa settimana corta e la riduzione contrattata dell’orario di lavoro “possono diventare gli strumenti negoziali per utilizzare meglio gli impianti ed evitare che i lavoratori escano dal ciclo produttivo per lunghi mesi”. Lo ha spiegato sul “Sole 24 Ore” il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, che sottolinea come “per superare questa fase difficile” ci sia bisogno del “giusto clima di cooperazione e di coesione sociale”.

La precondizione per arrivare a nuove misure di un certo impatto sociale, sostiene Bonanni, è data dalla corresponsabilità tra imprenditori e lavoratori: “Tocca alle aziende e al sindacato modificare il sistema produttivo, puntando su un modello partecipativo e di pari responsabilità nelle scelte di sviluppo”.

Occorre, inoltre, evitare le divisioni tra gli stessi lavoratori: “Non dobbiamo dividere i lavoratori tra chi è più fortunato, e resta al lavoro, e chi deve stare a casa”. E’ necessario, secondo Bonanni, che permanga uno spirito di collaborazione, perché “quando questa crisi finirà un Paese come il nostro che ha un forte settore manifatturiero, può essere il primo ad uscire dalla depressione, se le aziende avranno modificato il sistema produttivo. E’ decisivo redistribuire il carico di lavoro per evitare che le imprese delocalizzino gli impianti”.

Per perseguire tali obiettivi è necessario che il sindacato snaturi se stesso, e Bonanni lo dice piuttosto esplicitamente. Le confederazioni, infatti, dovrebbero assumere un ruolo “propositivo e non soltanto rivendicativo”, perciò è importante che “al tavolo di Palazzo Chigi si affronti e si chiuda anche la vicenda della modifica del sistema contrattuale già concordata tra Governo, aziende e sindacati”.

Perché “il baricentro delle contrattazione e delle relazioni sindacali deve spostarsi nelle aziende e nei territori e in tal senso sono assolutamente illogiche le posizioni di chiusura della Cgil”.

Accusata dalla Cisl di acuire lo scontro sociale con l’obiettivo di fiancheggiare l’opposizione al governo Berlusconi. E al sindacato guidato da Guglielmo Epifani, la Cisl chiede di “affrontare uniti la crisi”. Le azioni di protesta “pur necessarie non devono gravare sulle buste paga dei lavoratori e vanno canalizzate verso obiettivi concreti e non velleitari”.

Non è chiaro a quali azioni di protesta si riferisca Bonanni nel momento in cui deplora il ricorso agli scioperi (i quali gravano eccome sulle magre buste-paga). Ciò detto, “non potrà essere un governo seppur forte né una opposizione politica o sociale basata sulla forza della piazza, a risolvere i problemi su cui il Paese si dibatte da almeno un ventennio. Occorre – conclude – partecipazione nella responsabilità”. Un concetto, francamente, incomprensibile al cospetto della crisi economica che assilla i cittadini.

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