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Alitalia: la guerra di Malpensa

Autore: . Data: mercoledì, 7 gennaio 2009Commenti (0)

La discussione sulla scelta del partner straniero di Alitalia rimane in bilico e apre la ‘Campagna padana per Malpensa’.
alitalia-6-gennaioLa cosidetta ‘nuova Alitalia’ dovrebbe partire a giorni, ma del partner straniero si parla molto e capisce poco. Dopo aver annunciato come concluso l’accordo con Air France-Klm adesso si è riaperto il capitolo Lufthansa.

Al centro le pressioni di Lega e forze politiche lombarde (quasi tutte) impegnati a ricollocare l’aeroporto di Malpensa nel cuore della ‘cordata patriottica’.

Gli “eroi” di Berlusconi (alla disperata ricerca di qualcuno che immetta nell’impresa soldi freschi, capacità gestionali e relazioni internazionali)  ‘scegliendo’ i francesi finirebbero con l’accettare la predominanza di Fiumicino e col ‘tradire’ l’anima padana di un vasto schieramento partitico.

Che Malpensa sia una cattedrale inutile nel deserto non importa, la salvaguardia dell’immenso apparato finanziario e del bacino di potenziale consenso elettorale che gira intorno allo scalo milanese non permette cedimenti. Certo induce preoccupazione una crisi dell’ex hub della Compagnia di bandiera, perchè centinaia di lavoratori incolpevoli rischierebbero di perdere il lavoro.

Tuttavia chi immagina, per fare un esempio,  il trasporto aereo francese girare intorno a Lione e non a Parigi o quello inglese far capo a Glascow invece che a Londra?

Oggi era previsto un incontro sull’argomento ‘partner’ tra il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, ma è stato rinviato, forse perchè proprio Malpensa è chiuso per la neve.

Tuttavia in giornata il Governo ha incontrato i vertici della ‘cordata patiottica’. Intorno alle 8 di questa mattina il presidente della Cai-Alitalia, Roberto Colaninno, e l’amministratore delegato, Rocco Sabelli, hanno parlato con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, a Palazzo Chigi.

Al centro dei colloqui, secondo fonti di agenzia, gli sviluppi sulla scelta del partner internazionale e l’illustrazione del piano industriale definito dalla compagnia. Non è escluso si stia anche cercando di porre rimedio alla violenza con la quale Cai ha assorbito il personale Alitalia e che Letta debba spingere a più miti atteggiamenti i ‘capitani coraggiosi’.

Il fronte dei fedelissimi di Malpensa è ampio ed ora sono anche in competizione tra loro. I leader padani sono olte a Bossi anche il presidente della Regione, Formigoni (Pdl), il sindaco di Milano, Moratti (Pdl) e quello della Provincia, Penati (Pd).

Berlusconi, infastidito dal protagonismo di Bossi, ha commentato con fastidio alcune parole del leader leghista: “Gli interessi del nord stanno a cuore non solo alla Lega, ma anche a noi”.

I fan di Malpensa vorrebbero un’alleanza con Lufthansa, perchè i tedeschi intenderebbero rafforzare lo scalo lombardo a scapito di quello romano, mentre Air France-Klm concentrerebbe alcuni voli internazionali a Fiumicino, anche se poi tutti e due i vettori finirebbero col portare i passeggeri in partenza dall’Italia verso i propri hub per imbarcarli su loro aerei e portarli (guadagnandoci) in giro per il mondo.

Il dimensionamento della ‘nuova Alitalia’ non è tale, per dislocazione e tipo di areomobili, da lasciar immaginare uno sviluppo sul lungo raggio. Cai sta mettendo in piedi una (per altro non grande) compagnia nazionale.

I padani, se dovesse fallire l’accordo coi tedesch,i chiedono una liberalizzazione dei voli su Malpensa in grado di fare spazio ad un altro grande vettore straniero, che potrebbe essere la stessa Lufthansa, con un ruolo propulsivo per l’hub milanese.

Questa scelta, però, aprirebbe problemi per gli “eroi” di Berlusconi, che con l’acqusto di Alitalia hanno anche ricevuto in dote gli slot (le concessioni di arrivo e partenza). I ‘permessi’ hanno un forte valore commericiale e la loro perdita rappresenterebbe un danno economico non irrilevante. Un bel problema per il Cavaliere mettere tutti d’accordo.

Comunque rimane inqualificabile l’ingerenza della politica e dimostra quanto la ‘cordata patriottica’ ne sia un’emanazione.  I partiti e il governo vorrebbero essere  i protagonisti delle decisioni, ma la scelta in un mercato serio dovrebbe riguardare solo il management di Cai.

Sul frontre dei lavoratori la situazione rimane confusa. Non si dispone di un quadro generale che riassuma con certezza i numeri dei dipendenti assunti, di quelli in cassa integrazione, di quelli con contratti a termine o a tempo indeterminato. Insomma, ad oggi non si sa perchè alcuni sono stati assunti, altri no e se nei prossimi giorni qualcosa cambierà.

Pur ormai dissolto il ‘fronte del no’ e fiaccata la resitenza dei lavoratori, continuano alcune manifestzioni di protesta. Stefano Pedica dell’Idv ha annunciato che “il 12 continueremo a manifestare prima alla regione poi al Quirinale e a Palazzo Chigi, non ci fermeremo fino a quando non riassumeranno l’ultimo dipendente allontanato con sistemi di un regime che ricorda un passato difficile da dimenticare”.


La foto pubblicata è di Aldo Feroce

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