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Alitalia: i cassintegrati protestano in mensa

Autore: . Data: mercoledì, 28 gennaio 2009Commenti (1)

Ieri una contestazione spontanea dei lavoratori in cigs a Fiumicino. Intanto Sabelli spiega la strategia della Compagnia, ma ammette che gli aerei volano vuoti.

veritaI lavoratori di Alitalia in cassa integrazione non hanno ricevuto ancora alcun sussidio e per molti di loro la situazione economica comincia a diventare critica. Sebbene anche la regione Lazio sia intervenuta cercando di mettere in atto alcune azioni di garanzia al momento nulla accade. Un centinaio di loro ha deciso ieri di mettere in atto una singolare protesta. Dopo una consultazione avvenuta via internet i dipententi in cigs si sono organizzati spontaneamente e recati alla mensa aziendale di Fiumicino, alla quale non hanno più diritto di accedere, ed hanno preteso un pasto.

L’iniziativa voleva anche richiamare l’attenzione dei colleghi assunti in Cai sulla loro situazione. Tuttavia, il clima nella nuova Compagnia non è dei migliori e non è sembrato che i neoassunti fossero particolarmente solidali con i più sfortunati colleghi.

La scarsissima solidarietà tra i lavoratori, le divisioni tra gli appartenenti alle diverse sigle sindacali, la diffidenza del personale di terra e quello navigante sembrano mostrare la nuova Alitalia come un’azienda ‘normalizzata’.

Il termine, però, non indica un prototipo di efficienza realizzato dopo un’epoca di disfunzioni. Piuttosto decrive un ambiente in gran parte passivo, del tutto indifferente al mondo circostante, interessato a sopravvivere. La coscienza dei propri diritti, dopo alcuni mesi di speranze su un cambiamento, sembra narcotizzata. Uno scenario molto lontano da quello di settembre, dove sembrava essersi costruita tra i lavoratori di Alitalia una coscienza collettiva finalmente in grado di superare fratture storiche delle quali la maggior responsabilità è delle organizzazioni sindacali.

Un idea di sindacato ‘di utilità’, veicolo per la soluzione di problemi particolari e poco incline alle battaglie ideali alla fine ha mostrato i suoi limiti. Sarà interessante vedere cosa accadrà in futuro, se i lavoratori della nuova Alitalia saranno capaci di ricostruire consapevolezze in grado di intervenire su un’organizzazione del lavoro e su una concezione dell’organizzazione produttiva non certo definibile come ‘illuminata’.

A questo proposito ieri l’amministratore delegato della nuova Compagnia, Rocco Sabelli, in una audizione al Senato ha ripetuto che il progetto originario Cai non è mai stato modificato in nessun punto.

L’ad di Cai-Alitalia ha ribadito una chiara ”volontà di preservare il piano industriale da condizionamenti di varia natura, alcuni condivisibili altri no, che in questi mesi si sono verificati”. Sabelli ha quindi indicato ”i quattro o cinque motivi” per i quali il nuovo management è convinto che ”questa possa essere la volta buona per Alitalia”. La nuova Alitalia è stata disegnata ”non su quello che sarebbe bello fare, ma su quello che è realistico poter fare”, eliminando così dalla strategia industriale i condizionamenti esterni che ”in passato” ne avevano caratterizzato la gestione: la compagnia rinasce in una nuova azienda con ”un prodotto disegnato sulla struttura della domanda”, in modo da riflettere opportunità e caratteristiche di ”un mercato” che ”nel nostro Paese è del tutto particolare”, anche nella scelta che verrà fatta sul ruolo degli aeroporti principali e sul numero dei voli intercontinentali. Il progetto industriale ”è tarato su quello che il mercato consente”, così ”non è un piano di ridimensionamento. E’ invece un piano di sviluppo. Mira a trasportare più passeggeri, ad aumentare i ricavi. I giudizi vanno misurati in termini di obiettivi”.

Secondo Sabelli ”i punti chiave che segnano una netta discontinuità con il passato” c’è il risultato di un ”consolidamento del mercato domestico: senza l’integrazione con Air One non avremmo fatto questo progetto”. Integrare nella nuova azienda anche la compagnia di Carlo Toto è stato ”un prerequisito necessario” perchè ”la dimensione sul mercato domestico sarebbe stata incompatibile con un posizionamento solido sul mercato internazionale”.

Così oggi la quota di mercato ”è del 55-56 per cento”. E’ previsto ”un continuo rinnovo della flotta nei prossimi anni”. Un ”punto chiave” dell’operazione è anche il risultato di poter ”finalmente” avere una flotta moderna e omogenea: si è passati da sette diverse tecnologie a quattro, ma con in realtà due sole preminenti”. Pesava, in termini di impatto sui costi, l’utilizzo di diverse famiglie di modelli di aerei: ”Alitalia era nota per essere, dal punto di vista della flotta, una sorta di Arlecchino.” Si è puntato ad ”un modello operativo efficiente ”anche sul fronte del personale, ha aggiunto: ”Anche le pietre sapevano che Alitalia ha subito una politica dissennata che ha portato ad organici che non poteva sostenere”. Sabelli ha anche ricordato il forte impatto positivo, in termini di sinergie, atteso dall’alleanza con Air France-Klm.

Le dichiarazioni di Sabelli si scontrano frontalmente con le valutazioni di numerosi esperti del settore che hanno più volte specificato come una dimensione prevalentemente domestica della nuova Compagnia e la sua assoluta fragilità sul piano internazionale ed intercontinentale non sono in grado di garantire una redditività tale da permettere la sopravvivenza dell’impresa.

La fusione con Air One, poi, spesso definita come un sistema per salvare una compagnia proporzionalemente più indebitata di Alitalia e con un coefficiente di riempimento tra i più bassi d’Europa ha generato un monopolio su alcune tratte nazionali non compatibili in un sistema maturo.

Gli errori di gestione di Alitalia non hanno mai riguardato il personale, come insiste Sabelli, ma la gestione di tutte le parti del bilancio che riguardavano manutenzioni, acquisti, comunicazione, consulenze esterne, acquisto carburante, insomma la gestione.

L’accordo con Air france-Klm, poi, ha un senso chiarissimo, come ha con più obiettività sottolineato la stampa francese, ringraziando Berlusconi per la conclusione dell’affare. Alitalia servirà a portare i passeggeri a Parigi, il nuovo vero hub internazionale ed intercontinentale della Compagnia, lasciando alla piccola Alitalia il respiro sufficiente a sopravvivere per pochi anni, fino alla totale integrazione nel colosso francese.

A riguardo della crisi nella quale a pochi giorni dalla partenza già versa Alitalia, la conferma delle voci diffuse da ambienti vicini ai piloti. Sabelli ha infatti affermato: ”Il nostro primo obiettivo era far partire gli aerei, ora li riempiremo”. Insomma, al momento sono vuoti.

Anche Colaninno, presidente di Cai-Alitalia sembra parlare un’altra lingua. La necessità di offrire un’immagine scintillante della Compagnia ha fatto dire all’imprenditore: “Sono molto soddisfatto di questi primi quasi 5 mesi di lavoro che hanno portato Alitalia ad essere un operatore, un’infrastruttura di trasporto aereo rispetto a una situazione di sostanziale fallimento. A settembre era difficile pensare che si riuscisse a concretizzare quello che si è poi concretizzato, con l’assunzione di 14mila persone”.

Ma se la vecchia Alitalia, ben più grande dell’attuale, aveva un numero di assunti  “che non poteva sostenere” come si spiega che Colaninno dichiara 14mila assunti. Se nel numero è compeso anche il personale Air One il numero non torna, se si tratta solo degli ‘assorbiti’ dalla ex compagnia di bandiera non dovevano essere 12500?

Il tempo chiarità le cose, sarà in grado di confermare le perplessità di tanti esperti sul piano industriale di Cai-Alitalia. Intanto Sabelli è contento per aver aver eliminato i cndizionamenti, tra i quali si deve leggere il peso dei piloti. Ma si può costruire un’azienda contro i propri dipendenti?

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Commenti (1) »

  • MissMcGonegall ha detto:

    Ciechi, presuntuosi, egoisti, menefreghisti, tutti quelli che stanno seduti a guardare, tutti quelli che credono di saper fare ma non hanno proprio capito nulla. Alitalia fallirà…di nuovo… ah…chiaramente è un opinione personale…una farneticazione di una mente fuori dal mondo….

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