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Al via il World Social Forum

Autore: . Data: martedì, 27 gennaio 2009Commenti (0)

E’ un World Social Forum che dovrà affrontare la crisi globale e le prospettive della presidenza di Barack Obama, ma dove ci sarà anche un dibattito sul dissidio tra Italia e Brasile per l’asilo politico a Cesare Battisti.

guatemalanordsudComincia oggi nella città amazzonica di Belem do Parà l’edizione 2009 dell’anti Davos, giunto al suo nono anno. Con una presenza notevole di capi di stato sudamericani, che ha provocato le critiche di chi teme una “ufficializzazione” dell’evento.

Nella pacata città portuaria alla foce del Rio delle Amazzoni giungeranno in questi giorni circa 120 mila persone da 150 Paesi del mondo, che parteciperanno alle oltre tremila attività tra seminari, workshop, assemblee e manifestazioni in programma dal 27 gennaio al primo febbraio, ad un ritmo di oltre cento eventi al giorno.

Il Social Forum torna quindi quest’anno in Brasile, dove è nato a Porto Alegre nel 2001 e dove è rimasto fino al 2003, per trasferirsi nella città indiana di Mumbai nel 2004. Nel 2005 la sede è di nuovo Porto Alegre, nel 2006 l’evento si scinde in tre tra Venezuela, Pakistan e Mali, poi si riunifica di nuovo nel 2007, questa volta a Nairobi. L’anno scorso il WSF è stato sostituito dalla ‘Giornata di azione globalè, che si è svolta il 26 gennaio con proteste e incontri in cento Paesi.

Il Forum apre con una manifestazione fiume che percorrerà la città di un milione e mezzo di abitanti, alla quale dovrebbero partecipare, secondo le stime degli organizzatori, almeno 80 mila persone. Sono previste misure di sicurezza imponenti: tra polizia locale e agenti federali inviati dal governo di Brasilia, saranno almeno settemila i membri delle forze dell’ordine che vigileranno sull’evento.

Giungeranno a Belem cinque capi di Stato: Luiz Inacio Lula da Silva per il Brasile, Evo Morales per la Bolivia, Hugo Chavez per il Venezuela, Rafael Correa per l’Ecuador e Fernando Lugo per il Paraguay (Michelle Bachelet per il Cile ha dato forfait).

La presenza massiccia di capi di Stato – tutti peraltro invitati dall’organizzazione – ha suscitato molte critiche tra quelli che temono “l’ufficializzazione” del Forum, o semplicemente che l’edizione attuale si trasformi in una specie di vertice della nuova sinistra sudamericana.

Al centro dei dibattiti ci sarà ovviamente la crisi globale, che molti partecipanti vedono come una grande occasione per rilanciare l’attualità dei principi di base del Forum, il dissenso nei riguardi del capitalismo, del neoliberismo e dell’imperialismo, e lanciare un’agenda alternativa per la “ricostruzione del sistema globale”.

Non mancheranno le domande e le critiche anticipate al neopresidente americano Barack Obama, come hanno già annunciato pensatori del calibro di Tariq Ali e Noam Chomsky. Altro tema di dibattito importante sarà il profilo stesso del WSF, tra coloro che sostengono che il Forum deve adesso trasformarsi chiaramente in una specie di “partito globale” con un intervento diretto e pratico nei destini del mondo, e coloro che invece vogliono far restare il Forum un laboratorio di idee e diversità di esperienze, preservandolo come punto di riferimento teorico del pensiero alternativo.

Infine, nell’ambito dei seminari sui diritti umani, avrà luogo giovedì prossimo un dibattito su Battisti.


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