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Nigeria: centinaia di morti

Autore: . Data: lunedì, 1 dicembre 2008Commenti (0)

Il Paese africano è un grande produttore di petrolio, ma i giacimenti sono tutti i mani straniere. I governi sono corrotti, l’influenza estera condiziona la vita politica e così la situazione è sempre più grave.

Dopo due giorni di indicibile volenza la calma è tornata a Jos, una cittadina nel centro della Nigeria. Le donne si avventurano con secchi di plastica alla ricerca di acqua e molte delle persone uccise durante gli scontri sono state seppellite.

La città è situata nella ‘zona centrale’ del Paese, dove convivono decine di gruppi etnici, stretti tra il nord a maggioranza musulmana e il sud prevalentemente cristiano.

Secondo stime non ufficiali le vittime degli scontri, che hanno origini sociali e solo di riflesso religiose, sono stati più di 300 e mentre truppe di fanteria e mezzi corazzati governativi cercano di mantenere l’ordine in città, si spera che gli incidenti più sanguinosi dal 2004 siano cessati.

Le strade sono deserte, ma qualcuno si avventura fuori di casa per cercare cibo e acqua.

Venerdì scorso, dopo la contestazione delle elezioni amministrative, erano cominciati gli scontri. Sebbene i risultati del voto siano ancora ignoti sembrerebbe che il ‘All nigerian’s people party’  (Anpp) di opposizione abbia subito una durissima sconfitta, battuto dal People’s democratic party (Pdp), al potere.

Hawa Ismailah, una casalinga di religione islamica ha detto: “Non c’è acqua in casa. I nostri bambini piangono ed hanno sete e tutti i negozi sono chiusi. Abbiamo ancora un po’ di cibo, ma non siamo in grado di cucinare, perché non abbiamo acqua”. La donna ospita 24 sfollati nella sua casa.

Hava ha guidato un corteo di donne e giovani ragazze che recipienti di ogni tipo hanno tentato di raggiungere un tubo dell’acquedotto per approvvigionarsi.

Jennifer Emmanuel, una studentessa cristiana, è partita per il sud con un autobus scortato da un distaccamento di polizia armato fino ai denti.

“Da quando siamo scappati non abbiamo mangiato nulla”, ha detto. “Eravamo alla fame e abbiamo dovuto fuggire”.

Migliaia di altri nigeriani hanno abbandonato le loro case durante i disordini e si sono rifugiati in caserme, stazioni di polizia e altri edifici pubblici. Sani Ibrahim, un nigeriano ufficiale della Croce Rossa, ha dichiarato che 6mila persone sono state ospitate in una scuola.

Nella giornata di ieri, secondo alcune testimonianze, sono state seppellite, forse in una fossa comune, 238 vittime.

La battaglia è stata tra i sostenitori dei due partiti politici dopo le prime elezioni locali a Jos in più di dieci anni. La violenza ha coinvolto le diverse componenti etniche e quindi per riflesso le appartenenze religiose del distretto. Almeno 300 corpi sono stati portati nella moschea principale della città.

Nella zona convivono diversi gruppi etnici con una forte identità, per cui le crisi sociali attraversano anche le appartenenze religiose, ma sarebbe un grave errore indicare nei credo religioso l’origine del conflitto. I politici corrotti utilizzano di volta in volta la popolazione in scontri causati dal disaccrodo sulla divisione delle risorse.

L’esplosione di violenza mette in crisi l’amministrazione del presidente Umaru Yar’Adua, che ha preso il potere nel 2007 dopo voto definito dagli osservatori internazionali non regolare.

In pochissimi casi, dopo l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1960, le elezioni nigeriane sono state giudicate non inquinate da brogli e i militari sono intervenuti continuamente esautorando i governi civili. Inoltre, dal 2000 a oggi, dodici Stati del Nord a maggioranza musulmana hanno instaurato la sharia.

Più di 10mila nigeriani sono morti nelle violenze tra clan da quando nel 1999 le amministrazioni civili hanno ricevuto dai militari la possibilità di governare, ma comunque ‘sotto tutela’.

Il Paese africano è un grande produttore di petrolio, ma il controllo dei giacimenti è completamente straniero. La corruzione dell’apparato statale non distribuisce la ricchezza proveniente dallo sfruttamento dei giacimenti, anzi la tiene per sè e ed il paradosso è che la Nigeria importa a caro prezzo la benzina raffinata.

Di questa tragedia dimenticata la stampa occidentale parla solo quando si verificano scontri violenti. Eppure i veri padroni del Paese sono Shell, ExxonMobil, Agip, Total e Chevron, compagnie americane, francesi ed una anche italiana, mentre i cinesi stanno lavorando per inserirsi anche loro, semmai a spese di qualche concorrente.

Le responsabilità, insomma, non sono tutte ad Abuja.

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