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Massacri di Israele a Gaza

Autore: . Data: lunedì, 29 dicembre 2008Commenti (0)

I bombardamenti hanno provocato almeno 290 vittime, tra le quali molti civili. Possibile un’invasione di terra. Un morto israeliano per il lancio di un razzo. La stampa italiana in gran parte schierata con Tel Aviv trasforma i fatti.

gaza-shellingLa strage annunciata si sta compiendo e l’esercito israeliano sta devastando la Striscia di Gaza. InviatoSpeciale non terrà la contabilità delle vittime, perchè anche quando una sola persona muore in un’azione di guerra è una tragedia per tutti. Noi tenteremo in quest’occasione alcune brevi riflessioni sugli avvenimenti e sul comportamento di gran parte della stampa italiana che di nuovo sta offrendo uno spettacolo indecoroso.

Una cosa è importante, confondere il popolo ebraico col governo di Israele è un errore, come lo è pensare che gli italiani siano tutti berlusconiani, i francesi sostenitori di Sarkozy, gli americani di Obama. Le persecuzioni criminali ed inumane alle quali la follia e la mancanza del più vago rapporto con la civiltà che nazismo e fascismo hanno messo in atto contro gli ebrei dal 1933 al 1945 non possono essere dimenticate. E non solo in Germania ed Italia quel popolo ha subito l’oppressione. Dalla Russia agli Stati Uniti, passando per quasi tutti gli altri Paesi del pianeta, il popolo giudaico è stato per secoli discriminato.

La Shoah giustifica qualunque azione i governi di Tel Aviv intraprendano? Noi crediamo di no. Il governo di Israele si sta comportando, come decine di altre volte, non rispettando convenzioni internazionali e rispetto dei diritti umani. Se un qualunque altro Paese al mondo avesse messo in atto una rappresaglia di queste dimensioni qualcuno di sicuro avrebbe parlato di ‘stato canaglia’, di ‘strategia del massacro’, di ‘intollerabili crudeltà contro civili, donne o bambini’.

‘La Repubblica on line’ stamattina ha questo titolo con sommario: “Gaza, continuano i raid. Razzo su Ashkelon: un morto. Un israeliano ucciso da un Qassam. Decine di attacchi dell’aviazione sulla Striscia. Pronta l’offensiva di terra: “La frontiera zona militare chiusa”. L’Onu: almeno 280 morti. 900 feriti, fra cui il caporale Gilad Shalit, ostaggio dei palestinesi dal giugno 2006″.

La morte inaccetabile di un cittadino israeliano colpito da un razzo lanciato da Gaza conquista il titolo in caratteri grandi, le 280 vittime e i 900 feriti palestinesi arrivano dopo, con un risalto quasi minimo.

Il ‘Corriere della Sera on line” invece esce in questo modo: “Gaza, nuovi raid: 310 i morti, Amos Oz: “Cessate il fuoco”. Ferito il soldato israeliano rapito da Hamas nel 2006. Tank e soldati al confine: pronto blitz di terra. Nasrallah mobilita Hezbollah: «Presto attaccheranno in Libano». L’Onu: stop a tutte le attività.

Se i titoli appaiono più equilibrati, Piero Ostellino, probabimente poco esperto di politica estera scrive nel suo editoriale: “Con la decisione di ritirare le truppe israeliane da Gaza, Ariel Sharon aveva offerto ai palestinesi un’opportunità. Al tempo stesso, però, il passaggio della sua amministrazione nelle loro mani aveva creato obbiettivamente le premesse di una loro spaccatura. L’opportunità consisteva nella possibilità che le fazioni nelle quali il movimento era diviso abbandonassero la lotta armata, si unificassero sotto Al Fatah e partecipassero al processo di pace con Israele, voluto da Usa e Europa”.

Le cose in realtà erano un po’ diverse. Il radicamento di Hamas nella Striscia di Gaza è stato sempre molto forte, anche a causa della corruzione dell’Olp e dell’Autorità nazionale palestinese. Le continue vessazioni alle quali le truppe speciali di Tel Aviv sottoponevano la società civile, la mancanza di lavoro, di cibo e risorse hanno trovato un protagonista nella politica intelligente dei dirigenti dell’organizzazione radicale islamica, che ha sostenuto i più deboli con numerose attività di carattere sociale, la fondazione di ospedali, di sistemi di istruzione, biblioteche e altri servizi in tutta la Cisgiordania ed in particolare a Gaza. Da qui il consenso popolare, la fiducia conquistata tra i cittadini.

Le truppe israeliane lasciarono Gaza, ma la sigillarono, imponendo all’area un controllo eterno e punitivo. Le risorse umanitarie venivano fatte passare col contagoccie, dopo attese di ore, durante le quali in una specie di terra di nessuno i militari di Tel Aviv facevano sostare sotto il sole carne, verdura, pesce e rendendolo così inutilizzabile. Anche i riapporti con il ‘mondo eserno’ erano sottoposti al controllo israeliano, per cui l’accesso a Gaza era per chiunque molto difficile, anche per chi dall’estero voleva portare derrate alimentari o materiali di soccorso.

Questa posizione durissima era, secondo un fraintendimento, la conseguenza della forza di Hamas nella Striscia. Eppure, per chiunque conosca il Medio Oriente, appariva chiaro da subito quello che sarebbe successo. Il braccio militare dell’organizzazione palestinese avrebbe lanciato razzi sul territorio di Israele (missili di scarsa portata e bassissima potenza offensiva) per tenere alta la tensione, mentre in città la parte politica avrebbe continuato a conquistare popolarità, proprio per l’opposizione alle misure repressive di Tel Aviv.

L’unificazione con Fatah non era ed è possibile, perchè le differenze ideologiche tra le due formazioni sono insuperabili ed anche questo è ovvio per un chi conosce la situazione. Così l’intero articolo di Ostellino parte da una premessa di fantasia e continua seguendo un filo scombiccherato, ideologico, nel quale le cose non sono affrontate per quello che sono, ma per ‘posizione di parte’, insomma il solito esempio di giornalismo partigiano.

Per ultima, solo in ordine di esposizione, prendiamo ‘l’Unità on line’. Fedele alla convenzione il titolo a caratteri grandi è: “Gaza, colpita l’università, ucciso un israeliano”. Poi in piccolo: “Sono 310 i morti in tre giorni i morti fatti dai bombardamenti israeliani sulla Striscia di Gaza, quasi 1.500 i feriti. Tra questi ci sarebbe anche il caporale israeliano Gilad Shalit in mano ai miliziani di Hamas dal giugno del 2006. Nella notte presi di mira dai raid l’università di Gaza, il ministero dell’Interno e Rafah, al confine con l’Egitto. Un razzo colpisce la cittadina israeliana di Askelon e fa un morto e sette feriti. Tel Aviv autorizza il transito di cento camion di aiuti umanitari”.

Anche qui l’orrore della contabilità richiama alla vittima israeliana e solo dopo ricorda i tre giorni di bombardamenti i 310 morti e porta i feriti a 1.500, molti di più di quelli citati da ‘la Repubblica” ed ignorati dal ‘Corriere’.

Nell’articolo dell’Unità sono scritte cose diverse dal titolo, perchè le prime righe sono: “Sette palestinesi, fra cui sei bambini, sono morti nei raid aerei compiuti dagli israeliani sulla Striscia di Gaza la notte scorsa, secondo qunto comunicano fonti ospedaliere palestinesi. Bombe su Gaza City, sulla costa, su Rafah dove si ammassano gli sfollati della guerra nel tentativo di varcare il confine e riparare nel vicino Egitto. Colonne di ambulanze, auto e blindati sono ferme lì ma il valico continua ad essere chiuso, nonostante gli appelli dei leader di Hamas e di Hezbollah libanese al governo del Cairo che invece ha inviato circa 3mila soldati di rinforzo per proteggere i cancelli. Una situazione di forte tensione che domenica sera ha innescato una delle tante sparatorie con l’uccisione di due militari egiziani, un ufficiale e un sottoufficiale”.

Allora il titolo che c’entra, considerata la situazione?

Questo è il punto, i fatti non corrispondono ai titoli per alcuni, mentre gli articoli raccontano in modo superficiale i fatti per altri. In tutti i casi cosa comprendono i lettori?

Evitiamo di approfondire il lavoro della televisione, in tutti i canali in chiaro assolutamente inammissibile.

L’ennesima azione militare di Israele sta infiammando l’area, tanto che in Libano, Hezbollah, con una forza militare molto più efficace di quella di Hamas, è in preallerta. E non è detto che Tel Aviv non lanci una azione di terra, fino ad oggi secondo fonti militari e politiche del governo non in programma.

Il presidente Neven Jurica ha letto all’Onu un comunicato:”I membri del Consiglio di sicurezza esprimono seria preoccupazione per l’escalation della situazione a Gaza e chiedono un immediato stop di tutte le violenze. I membri chiedono alle parti di porre fine immediatamente a tutte le attività militari”.

Forse questa sarebbe la premessa per la cronaca, la richiesta dell’immediato cessate il fuoco e la condanna dell’aggressione israeliana. E per dommani la ripresa di un confronto politico e diplomatico in un quadro nessuno voglia decidere di scegliersi l’interlocutore, perchè ogni popolo elegge i governi che crede quando è in grado di votare. Se Israele continua a decidere anche per i palestinesi (si ricordi la ‘residenza coatta imposta al leader dell’Olp, Yasser Arafat) nulla sarà possibile. La Pace si fa in due, non alle condizioni del più forte.

Oggi il governo israeliano è responsabile di un crimine internazionale, non il popolo ebraico, e deve pagarne le conseguenze. Come tutti.

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