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Le amnesie del Partito democratico

Autore: . Data: lunedì, 22 dicembre 2008Commenti (0)

Il Partito democratico è in una crisi forse senza soluzioni. La politica non è solo calcolo tattico, ma prima di tutto slancio ideale e il partito di Veltroni lo ha dimenticato.

Nel fine settimana la Direzione del Pd ha discusso, analizzando le proprie difficoltà e non riuscendo a cavare un ragno dal buco. Il 25 ottobre scorso, ovvero poche settimane fa, in occasione della megamanifestazione organizzata dai ‘democratici’ al Circo Massmo, nella capitale, per ‘salvare il Paese’, InviatoSpeciale, commentò: “Veltroni, nel giorno della sua occasione, con un comizio grigio e senza idee forti, ha forse firmato la sua sconfitta. L’opportunità era immensa, quella di offrire al Paese il nuovo ’sogno italiano’, l’idea di una società moderna, laica, libera ed egualitaria, innamorata della diversità, sensibile, appassionata ed alla ricerca di un futuro per i suoi ragazzi”.

Il problema era che oltre la plastica, l’impronta pubblicitaria dozzinale e dilettantistica, la leadership di Veltroni non mostrava di avere un progetto politico e il suo partito un’identità. La Direzione, nella dibattito, ha mostrato fino in fondo le divisioni interne, l’assenza totale di idee, quello che D’Alema ha definito “un amalgama mal riuscito”.

Il sindaco di Torino, Chiamparino, ha ricordato: “Se non si fa nulla non arresteremo le difficoltà in cui versa il Pd e alle prossime elezioni temo esiti negativi e non solo in senso elettorale”. Massimo Cacciari ha chiesto una “fase congressuale”. Pur non vedendo alternative a Veltroni, il sindaco di Venezia parla di innovazione: “O si fa davvero o è il fallimento”. Franco Monaco, poi si è risentito per il voto unanime finale della direzione: “Non nasce così un partito vero. Dopo una valanga di critiche, evidentemente, tutto è negoziabile”.

Poi c’è Bersani, ministro ombra dell’Economia, che a chi gli chedeva di Veltroni ha sostenuto: “Nessuno sta cercando una alternativa e io il problema non me lo pongo”. I’influente ex ministro del governo Prodi però aveva detto durante i lavori della Direzone: “Innovazione si, ma un partito è un meccanismo politico che produce iniziative politiche. Allora intendiamoci su qualche elemento basilare. Da dove è venuta fuori l’idea di un partito in automatico in presa diretta con la società?. La ritengo un’utopia distruttiva che contraddice l’etimo perchè un partito è un partito e non si riflette nella società. Noi siamo condannati a fare un partito che è nella società, ma che è anche altro dalla società, senza cadere nel giacobinismo e nel burocratismo degli apparati”.

Uno dei più stretti collaboratori del segretario, Goffredo Bettini, ha sintetizzato: “Ci sono state critiche, ma non una proposta politica alternativa portata avanti in maniera unitaria. L’unico punto unificante di quanti hanno mosso rilievi a Walter è la nostalgia per i partiti d’appartenenza, la Dc e il Pci, eccezion fatta per Rutelli, ovviamente, che non appartiene a quelle tradizioni”.

Insomma, un quadro surreale, dove nessuno è d’accordo con nessuno, ma lo stesso si tiene in piedi un simulacro, rimandando scelte che invece sono improcrastinabili.  L’errore di considerare la cosidetta bufera giudiziaria che ha investito il Pd l’elemento critico del momento ha portato il segretario a dire: “Dirò una cosa che in politica non si dovrebbe dire, ma io preferisco perdere voti ed avere un partito sano e perbene piuttosto che avere dei capibastone che portano voti. Voglio un partito sano e perbene, gli altri fuori”.

Già alle scorse elezioni di aprile il presumere di poter affrontare il centro-destra da solo, puntanto su un bipolarismo che non è nel Dna della cultura politica italiana, aveva portato ad una sconfitta durissima. Poi la catastrofe dell’Abruzzo, nella quale alla perdita di voti si è aggiunto un astensionismo fortissimo, non riesce a far capire a Veltroni che il problema non sono le soluzioni tattiche, ma l’identficazione di un retroterra ideale che giustifichi l’esistenza stessa del Partito democratico. Ma non sempre i parti dell’ingegneria genetica generano soggetti più evoluti, a volte possono nascere anche mostri.

Come sono le donne e gli uomini del Pd? Chi sono, cosa immaginano, sognano, desiderano? Dove pernsano di andare, in che società vorrebbero vivere? Domande alle quali nessuno può rispondere con la parolina magica ‘riformismo’. Perchè nessuno può supporre che il metodo sa il progetto. Il riformismo è solo un sistema di pensiero che ha per principio l’intento di favorire un’evoluzione degli ordinamenti politici e sociali attraverso la realizzazione di riforme.

Ma quali riforme? La crisi finanzaria sta travolgendo le economie, ma non deve distogliere dalla visione globale di come si vuole che sia il mondo e la società nazionale del futuro.

Alcune domande. Un mondo ed un’Italia che lascino Eluana Englaro finalmente libera di trovare la pace, di potersi conquistare una morte che la Natura ed il destino hanno ingenerosamente deciso per lei? Un mondo ed un’Italia nei quali chi vuol vivere insieme, a prescindere dal sesso, e possa trovare garanzie e protezioni? Un mondo ed un’Italia nei quali la ricerca scientifica possa essere svincolata dai dogmi imposti da religioni e credi e sia libera di evolversi per accrescere la conoscenza ed il benessere dei cittadini? Un mondo ed un’Italia dove le grandi migrazioni per bisogno prescindano da una visione da ‘ordine pubblico’ e portino ad una vera propria ‘rivoluzione’ delle forme di equilibrio sociale? Il Pd ha risposte unitarie a queste domande?

E per i giovani Veltroni e colleghi pensano o no ad un sistema produttivo che la smetta di parlare di ‘mobilità’, di ‘precarietà’, di ‘modernità’, per riaffermare il principio ineludibile della redistribuzione della ricchezza, favorendo l’allargamento delle chances, per trovare un ruolo reale ed un lavoro stabile per le nuove generazioni?

Perchè la cosiddetta ricchezza nel nostro Paese, a fronte di una media di 143mila euro pro capite, distibuisce le risorse in modo ineguale. Per la Banca d’Italia “alla fine del 2007 la ricchezza netta per famiglia ammontava complessivamente a circa 360mila euro: la distribuzione della ricchezza, però  è caratterizzata da un elevato grado di concentrazione e molte famiglie detengono livelli modesti o nulli di ricchezza mentre poche dispongono di una ricchezza elevata. Le informazioni sulla distribuzione della ricchezza, desunte dall’indagine sui bilanci delle famiglie italiane, indicano che nel 2006 la metà più povera delle famiglie italiane deteneva meno del 10 per cento della ricchezza totale, mentre il 10 più ricco deteneva quasi la metà della ricchezza complessiva. Il numero delle famiglie con una “ricchezza negativa”, vale a dire con debiti superiori agli attivi, è invece pari a circa il 3 per cento”.

Dati inquietanti, che riassunti ci dicono come i ricchi siano più ricchi ed i poveri più poveri. Su queste cose cosa pensa il Pd, quali riforme vuol costruire, è disposto a dire a Confindustria, alle banche, ai poteri forti che si ‘collabora’ quando tutti sono disponibili a far sacrifici e non solo i più deboli?

Nel Pd non scioglieranno mai questi nodi, quali che siano le decisioni per il futuro. Le diverse componenti interne, gli apparati del partito o i ‘capobastone’ non rinunceranno facilmente ai propri interessi, perchè non hanno aderito al Pd in virtù della sua piattaforma ideale, ma per calcolo di schieramento, mantenimento di quote elettorali, consolidamento d potentati locali che per questo hanno portato alla fase ‘giudiziaria’ di oggi.

Il destino del Pd è segnato e per questo saranno dispiacuti i suoi estimatori e militanti. Il problema è con la sua crisi il Pd priva il Paese di un progetto di opposzione, regalando al centro-destra uno spazio pressocchè illimitato. Come è stato in questi otto mesi d governo Berlusconi, pieni di annunci, vuoti di fatti.

E il declino avanza e nessuno ha il coraggio di fermarlo per davvero.

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