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La Guinea nella confusione

Autore: . Data: mercoledì, 24 dicembre 2008Commenti (0)

Un golpe in corso

La Repubblica di Guinea, dove all’annuncio della morte del presidente Lansana Contè un gruppo di militari ha sciolto le istituzioni e sospeso la Costituzione, è un tipico esempio del paradosso africano: un Paese ricchissimo di risorse naturali, con una popolazione affamata da corruzione interna e sfruttamento postcoloniale.

La ricchezza principale è la bauxite: la Guinea possiede più di un terzo delle riserve mondiali di questo minerale, da cui si ricava l’alluminio, ne è il secondo produttore mondiale (20,1 milioni di tonnellate la previsione per il 2008, fonte Reuters) e il primo esportatore.

Ha grandi giacimenti di ferro, di oro e di diamanti; più recentemente è stato trovato l’uranio. Ha terreni fertili adatti alle coltivazioni, ma insufficientemente sfruttati, legnami pregiati, risorse ittiche. Il prodotto pro capite è di 400 dollari Usa secondo i dati della Banca Mondiale del 2007, l’aspettativa di vita è di 54 anni per gli uomini e 58 per le donne, secondo l’Onu. Insufficiente istruzione, scarsità di manodopera qualificata e soprattutto corruzione endemica e capillare frenano lo sviluppo e lo sfruttamento delle risorse.

La Repubblica di Guinea (capitale Conakry) è una ex colonia francese di quasi 246.000 kmq (all’incirca quanto il Regno Unito), con una popolazione di quasi 10 milioni di persone, divisa in numerose etnie. Le tre principali sono i Peul (o Fulani), i Malinke e i Soussou, ciascuno con la propria lingua che si affianca al frencese. La religione di gran lunga maggioritaria è l’Islam (oltre 80%); seguono cristiani e animisti. È una repubblica presidenziale, con un Parlamento (Assemblea nazionale) di 114 membri, eletto ogni quattro anni.

Le forze armate sono come accade spesso in Africa arbitro e giocatore nello stesso tempo, fin dall’indipendenza dalla Francia nel 1958. Dal 1958 al 1984 è stata governata da Sekou Tourè, ‘Padre dell’indipendenza’, che avviò un esperimento socialista sfociato in una dittatura responsabile di gravi violazioni dei diritti umani. Nel 1984 salì al potere con un colpo di Stato il generale Lansana Contè, che ha governato il Paese con un regime autoritario e violento.

Al momento il quadro appare quanto mai confuso, anche se appare evidente che i golpisti stanno cercando di trovare una mediazione in grado di proporre il nuovo uoo forte del Paese.

Intanto il presidente dell’Assemblea nazionale della Guinea, Aboubacar Somparé, ha reso noto in un’intervista che gli autori del tentativo di colpo di Stato sono una “minoranza di soldati e ufficiali”: la maggior parte delle forze armate è ancora lealista. Somparé, che si è detto “preoccupato”, ha auspicato che l’iniziativa non abbia seguito, perché sarebbe “un passo indietro” per il paese, e che i lealisti facciano “sentire la loro voce”. Sarebbero in corso negoziati tra gli ufficiali.

Il presidente della Commissione dell’Unione Africana, Jean Ping ha condannato “la presa di potere da parte di elementi delle forze armate e la decisione di sospendere sia la Costituzione che le diverse altre istituzioni”.


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