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La crisi vista dai “fannulloni”

Autore: . Data: mercoledì, 17 dicembre 2008Commenti (0)

Precarietà, attacco ai diritti, difficoltà nella contrattazione: la grave situazione economica colpisce anche i pubblici dipendenti. Parla Carlo Podda, segretario generale Funzione pubblica Cgil.

Che significa “crisi” per i lavoratori pubblici, vale a dire per una categoria da anni senza rinnovo di contratto?
Significa che tutti quei lavoratori pubblici che hanno però contratti privati (ad esempio nel settore dell’igiene ambientale, nella sanità, nell’assistenza all’infanzia) subiranno pesantemente la crisi. La stretta che regioni e Stato centrale stanno mettendo in atto sul fronte del contenimento della spesa, colpirà loro come nessun altro. Il precariato in particolare subirà un taglio poderoso, 57.000 licenziamenti, con tutto quello che ne consegue in termini di offerta dei servizi. Inoltre gli aumenti salariali, 40 euro, pari alla Social Card, non coprono la forte riduzione del potere d’acquisto che ha colpito i lavoratori della PA. Se leggiamo in maniera organica le iniziative portate avanti dal governo, dal “Libro Verde” del Ministro Sacconi al modo in cui questo governo ha portato avanti ed intende portare avanti la contrattazione collettiva, fino al DDL Brunetta, comprendiamo come tutto sia indirizzato al ridimensionamento dei servizi, al loro impoverimento. I cittadini inizieranno a pagare un numero sempre maggiore di servizi, e l’introduzione dei ticket nella sanità pubblica è solo l’inizio.

In una fase in cui sarebbe necessario un forte investimento sul welfare, questo governo che si dichiara keynesiano, sembra voler disinvestire sui servizi pubblici: qual è la sua opinione?
E’ così. Inoltre non è in grado di mettere insieme un progetto credibile sul fronte degli ammortizzatori sociali.

La Cgil ha scioperato da sola, venerdì scorso, mentre la stessa Funzione pubblica non ha firmato il Protocollo sottoscritto da altre organizzazioni sul contratto. Qual è il vostro contributo per la ricomposizione del mondo del lavoro pubblico?
Innanzitutto il nostro contributo è tentare di ristabilire la verità partendo proprio da quel Protocollo, che non è stato firmato da ben 8 organizzazioni sindacali, e che inoltre è stato sottoscritto da organizzazioni che non rappresentano la maggioranza dei lavoratori. Noi tentiamo di ricomporre il nostro mondo ripartendo dai lavoratori, ed a loro chiediamo di sostenere la nostra campagna “diritto di parola”, con cui chiediamo una cosa molto semplice, ovvero che siano i lavoratori, tramite lo strumento referendario, a decidere se sottoscrivere o meno un contratto. Nei soli primi 10 giorni di campagna abbiamo raggiunto quota 150.000 firme, ma puntiamo a raccoglierne 600.000, andando così ben oltre i nostri iscritti e puntando a sensibilizzare anche lavoratori non vicini al nostro sindacato.

Il sindacato del pubblico impiego è sotto attacco da mesi, basti pensare alle sortite di Brunetta ai cosiddetti “fannulloni”. Come stanno reagendo i lavoratori? Sono più spaventati o indignati?
Crediamo che sia necessario rompere l’accerchiamento a cui sono sottoposti i lavoratori del pubblico impiego che, con le campagne denigratorie lanciate dal ministro Brunetta, hanno visto ridimensionare il loro ruolo sociale, la loro funzione e la loro stessa utilità.  Chiaramente tutto ciò è avvenuto con un intento strumentale: attaccare i lavoratori pubblici dandogli dei “fannulloni”, riuscire a far passare l’idea che nella PA non si produca benefici per i cittadini, ma solo burocrazia e privilegi, serve a mimetizzare le azioni del governo, i tagli, il ridimensionamento generale dei servizi pubblici. La campagna “anti-fannulloni” è servita solo a rendere socialmente “sostenibile” il taglio dei servizi. Non nascondiamo alcune disfunzioni del sistema e le sacche di inefficienza presenti in alcune zone del Paese. Ma possiamo dire con certezza che non è attaccando i pubblici dipendenti e riducendo il loro numero ed il loro salario che si risolve il problema. Di fatto la qualità dei servizi, dall’avvento del Ministro Brunetta, non è mutata di una virgola.

L’impressione è che il sindacato abbia reagito in ritardo alla campagna antifannulloni del governo. Non è così?
Diciamo che il peso e la gravità di questo attacco non è stato compreso da tutti con tempestività, anche dentro il nostro sindacato. Adesso cerchiamo di superare la separazione creata tra lavoro pubblico e  quello privato. Abbiamo chiesto il supporto delle categorie del lavoro privato, partendo dal fatto che l’attacco al mondo del lavoro è complessivo, e ad essere messo in discussione è il modello di concertazione ed il ruolo stesso del sindacato. Le questioni legate al contratto nazionale ed al reddito colpiscono tutte le categorie.

Che risposte avete avuto dalle altre categorie?
Risposte positive, in particolare dalla Fiom, alla quale sono grato per l’appoggio che abbiamo ricevuto in questi mesi, e con la quale stiamo lanciando diverse iniziative nazionali e sui territori, partendo dalla mobilitazione comune che avevamo messo in cantiere per dicembre e che è poi saltata in seguito alla convocazione dello sciopero generale in sede confederale, scelta che condivido e che ho apprezzato. La Fp e la Fiom riprogrammeranno comunque uno sciopero per l’inizio del 2009, puntando su quei temi che ci trovano uniti in questa battaglia: lotta alla precarietà ed ai licenziamenti, difesa del modello di contrattazione.


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