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Il Papa e la fame nel mondo

Autore: . Data: venerdì, 12 dicembre 2008Commenti (0)

Un messaggio di pace 

I guadagni facili con una finanza del brevissimo termine “sono pericolosi per tutti”, anche per chi riesce a beneficiarne durante la “euforia finanziaria”. E la crisi alimentare nasce non tanto dal poco cibo quanto da “fenomeni speculativi e da carenza di un assetto di istituzioni politiche ed economiche capaci di fronteggiare le necessità e le emergenze”. Sono parole che il Papa ha pronunciato nel suo messaggio per la 42esima giornata mondiale per la pace, intitolato “Combattere la povertà, costruire la pace”.

 

Gli esperti ritengono che la parte più originale del testo, collegata ai temi finanziari e della crisi economica mondiale, anticipi parti significative della enciclica sociale di Benedetto XVI che, auspica il cardinale Renato Martino, arriverà “agli inizi del 2009″.

 

“Il dramma della miseria – ha ricordato Ratzinger nel messaggio rivolto ai cattolici, alle persone di buona volontà e che per tradizione viene inviato ai capi di Stato – calpesta i diritti di centinaia di milioni di persone, favorendo o aggravando i conflitti. È un dramma che si impone alla coscienza dell’umanità per cui si costruisce la pace solo combattendo la povertà mondiale. Ma per farlo bisogna cambiare gli stili di vita, i modelli di produzione e di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reggono la società.

 

Secondo il Santo Padre, ”è necessario abbandonare la mentalità che considera i poveri come un fardello e come fastidiosi importuni che pretendono di consumare quanto altri hanno prodotto. Perchè l’avidità e la ristrettezza di orizzonti creano quei sistemi ingiusti che prima o poi prestano il conto a tutti. Solo la stoltezza può indurre il mondo globalizzato a costruire una casa dorata, ma con attorno il deserto o il degrado”.

 

Tra le parrti più rappresentative del documento, quella in cui si ritiene “che l’aumento della popolazione non sia necessariamente un fattore di povertà, ma possa invece esserlo di sviluppo”. Benedetto XVI lo afferma “a proposito delle implicazioni morali della povertà, laddove critica le politiche di controllo delle nascite – con lo sterminio di milioni di bambini non nati nel nome della lotta alla povertà – e i ricatti ai Paesi poveri, per le cure contro Aids e pandemie, ricatti che condizionano gli aiuti economici alla attuazione di politiche contrarie alla vita”.

 

Nel messaggio c’è anche una rinnovata denuncia dei fondi spesi in armi, distolti dai progetti di sviluppo dei popoli, specialmente di quelli più poveri e bisognosi di aiuto. “Quasi la metà di coloro che vivono in povertà assoluta oggi è rappresentata da bambini”, sottolinea Papa Ratzinger, chiedendo “vaccini, cura per le madri, politiche per le famiglie”. Il Papa invita gli Stati “a una severa riflessione e una coraggiosa autocritica sia sul riarmo che sul commercio internazionale”, con un appello perché tutti i Paesi abbiano le stesse possibilità di accesso al mercato mondiale.

 

Contro la povertà “serve un nuovo ed efficace quadro giuridico, legalità, lotta alla criminalità, servono corretta logica economica, corretta logica politica e corretta logica partecipativa. Ma sviluppo e cooperazione, non sono solo »questioni tecniche: “la lotta alla povertà ha bisogno di uomini e donne che vivano la fraternità e accompagnino persone, famiglie e comunità in percorsi di autentico sviluppo umano”.

 

La globalizzazione va governata, dice il Papa, affermando “che l’amore preferenziale per i poveri, è tra i principi da ricordare in modo particolare”.


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