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Lavoratori ricattati

Autore: . Data: martedì, 16 dicembre 2008Commenti (0)

Sono i dipendenti e le dipendenti del settore del commercio: commesse dei supermercati, addette alle pulizie, vigilantes privati. Come si difendono dal tracollo economico? Risponde Franco Martini, segretario generale Filcams-Cgil

La “crisi” colpisce dovunque, figuriamoci in un settore come quello del commercio, più sottoposto a vessazioni e ai ricatti rispetto ad altri. Quale importanza ha rivestito lo sciopero del 12 dicembre per la Filcams-Cgil, categoria di frontiera? Ne abbiamo parlato con Franco Martini, il segretario generale.

“Abbiamo partecipato allo sciopero ed alle iniziative programmate portando la specificità di un settore che è pienamente dentro la crisi del Paese. Questi lavoratori pagano due volte la crisi, innanzitutto, come cittadini-consumatori con meno reddito a disposizione per vivere; poi, come dipendenti del settore che, per il calo dei consumi, vivranno seri problemi di tenuta occupazionale e di prospettiva delle imprese della distribuzione”.

“Già in questi ultimi mesi – continua Martini – il numero delle imprese che hanno cessato l’attività ha raggiunto livelli di guardia e se queste sono relative principalmente alla piccola e media distribuzione, la grande distribuzione vivrà l’ora della verità al termine delle vendite natalizie e le previsioni non sono delle migliori. L’occupazione ne risentirà e già la scrematura è iniziata con la mancata conferma dei contratti a termine”.

In che modo ha cercato di rispondere la Cgil?

La piattaforma con la quale la Cgil ha lanciato la sua mobilitazione ‘parla’ anche ai problemi del nostro settore in quanto, per l’emergenza, chiede una estensione degli strumenti di sostegno al reddito, soprattutto per i settori esclusi (ed il terziario ne comprende più di uno); per lo sviluppo, ripropone l’urgenza di mettere in campo politiche settoriali improntate ad una forte innovazione, all’investimento nei processi di qualità. Il settore della distribuzione, come quello del turismo ed altri del terziario, non è immune da questa esigenza: la destrutturazione del lavoro, la precarietà con la quale si caratterizzano i modelli organizzativi del commercio vanno nella direzione opposta. La nostra lotta, dunque, è innanzitutto contro la precarietà del lavoro e questa nostra priorità ha caratterizzato la presenza in tutte le piazze d’Italia il 12 dicembre.

Siete reduci da un accordo separato sul rinnovo del contratto. Come pensate di ritessere le fila con le categorie di Cisl e Uil?

Innanzitutto, occorre ribadire che la divisione non aiuta a sostenere le battaglie sindacali in realtà così difficili, come quelle del terziario. L’accordo separato nasce dal dissenso espresso dalla Filcams su punti significativi, come quello sull’apprendistato ed anche sul lavoro domenicale. Noi continuiamo a rivendicare una correzione dei testi, che accolga la sostanza delle nostre obiezioni, consapevoli che occorrerà trovare un equilibrio fra le diverse posizioni. Ma questa è una consapevolezza che deve appartenere a tutti i protagonisti dell’accordo separato. Credo, inoltre, che il mutamento del quadro congiunturale, la crisi che sta colpendo pesantemente anche il nostro settore dovrebbe consigliare pratiche unitarie, concertative, non divisioni e spaccature, per tutelare tutti gli interessi rappresentati. C’è una condizione di contesto nuova, purtroppo non positiva, che impone una maggiore attenzione alla necessità di ricomporre il quadro determinatosi con l’accordo separato. Dobbiamo rispondere uniti alla crisi. Certo, la diffusione della pratica separata anche a livello della contrattazione provinciale non è un incentivo a ricomporre. Spero prevalga un senso di maggiore responsabilità in chi se ne fa responsabile. Per quanto ci riguarda, noi agiremo attraverso tutti i livelli della contrattazione, aziendale e territoriale, per respingere i tentativi di peggioramento delle condizioni di lavoro.

La Filcams cerca di dare voce a vari settori, dalle commesse dei supermercati fino alle addette delle imprese di pulimento o agli agenti della vigilanza privata. Quali difficoltà incontrate nello sforzo di dare adeguata rappresentanza a queste tipologie di lavoratori?

La nostra categoria è composta da settori molto sindacalizzati, come quello delle imprese di pulimento, ad altri dove condizionamenti e ricatti sono pratica quotidiana. Ma il 15 novembre, giorno della manifestazione nazionale indetta dalla Filcams, abbiamo assistito ad una risposta nuova, ad un nuovo protagonismo della categoria, che cerca di affermare una propria identità nel panorama politico-sindacale tradizionale. E’ quella di un mondo del lavoro molto articolato sul piano delle professioni rappresentate, fatto di grandi opportunità e potenzialità e, contestualmente, di tanta distruzione di tale patrimonio professionale, attraverso il ricorso alla precarietà. Le difficoltà sono tantissime, ma è presente la consapevolezza che occorre farsi sentire, che nel Paese non può prevalere la rassegnazione.

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