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Alitalia, partite le prime assunzioni

Autore: . Data: lunedì, 15 dicembre 2008Commenti (1)

In una ormai costante confusione sono arrivate le prime mail di Cai ai lavoratori. Nessuno è in grado di capire secondo quali logiche. Un nuovo motivo di apprensione per migliaia di persone.

Nelle ultime ore sono arrivate le prime lettere di assunzione. Sembra riguardino prevalentemente città diverse da Roma, ovvero le altre basi della ‘nuova Alitalia’. Tuttavia nulla è chiaro, tantomeno i criteri di selezione. Cai si è ben guardata dallo spiegare in via preliminare ai lavoratori come ha deciso di operare e questo ha scatenato nuove preoccupazioni per il personale.

La miopia del nuovo management è senza giustificazioni, perchè  non tenendo conto della tensione che inchioda da mesi migliaia di persone, con questi comportamenti si accrescono malesseri profondi che saranno di difficilissima soluzione in futuro. Intanto, secondo alcune indiscrezioni, dopo la firma di venerdì scorso molti iscritti ad Avia stanno lasciando l’associazione.

Oggi e domani sarà più chiaro il quadro generale, perchè il numero di ‘offerte di lavoro’ della ‘cordata patriottica’ dovrebbe raggiungere le novemila unità.

Intanto all’indomani della definitiva vendita dell’Alitalia a Cai e dopo la conferenza stampa del presidente della nuova proprietà, Roberto Colaninno, e dell’ad, Rocco Sabelli, il presidente dell’Anpac, Fabio Berti, ha commentato i fatti.

Berti è stato subito chiaro: “Senza di noi il progetto Cai non ha futuro. Non basta che la Compagnia dica che le porte sono aperte, bisogna riaprire il dialogo e restituire dignità ad una categoria importante ma allo stato demotivata”.

Alcuni avevano intravisto nelle parole di Colaninno delle aperture ai piloti. La strategia di Cai, fin dall’inizio del tutto indisponibile ad accogliere le richieste dei lavoratori, oggi sembra cambiata. Probabilmente giocando sulla ‘fase assunzioni’ il management della nuova proprietà tenta di contrattare l’adesione degli ultimi ‘resistenti’. La firma di Avia ed Enav sembra dimostrare questa tesi. Inutile dire che quali che siano le concessioni promesse da Cai un dato rimane chiaro: la ‘cordata patriottica’, per le stesse cose ripetute nella conferenza stampa di venerdì pur con un notevole sforzo propagandistico, non ha in mente un progetto indistriale di espansione della Compagnia. Per cui tutte le rassicurazioni sul futuro e le garanzie di nuove assunzioni o altro restano promesse senza gambe solide. Non sarà difficile che dopo alcuni mesi di attività la cosidetta ‘nuova Alitalia’ sia più in difficoltà che in crescita.

Berti ha fatto notare che “una gestione condotta facendo pressioni non può funzionare: mentre si parla di aperture in Alitalia ci sono più di 10 contestazioni disciplinari a comandanti” e questo, secondo il presidente di Anpac, ha “creato un clima pesantissimo e una forma di pressione molto grave sugli equipaggi. Questo non è un clima utile a ricostruire quel progetto a cui pensa Cai”.

Mesi di ricatti e ritorsioni e con lo spettro della cigs senza alternative hanno ferito a fondo i lavoratori. Tra il personale, specialmente quello di volo, il morale è a pezzi e questo è il risultato di una condotta del tutto sbagliata da parte di Cai del governo. Ridurre la liquidazione e la successiva cessione di un’azienda al solo ragionare sul profitto futuro, senza tener conto delle individualità, degli equilibri storici, della tradizione e delle esperienze maturate nel tempo indica una cultura d’impresa vecchia, inadeguata, nella quale non si considerano i collaboratori indispensabili per il raggiungimento degli obiettivi, ma solo stumenti per costruire guadagno su un’idea di efficienza e funzionalità legate ad sistema di realazioni sindacali dell’altro secolo.

In questo il conservatorismo dello schieramento di centro-sinistra, l’assenza in Italia di imprenditori veri, specialmente nei campi dell’innovazione e del digitale, hanno giocato un ruolo determinante.

Fino a quando non si comprenderà come la crisi dei mercati finananziari, che sta travolgendo le economie più forti (e distruggendo quelle più deboli), debba portare all’individuazione di nuovi modelli di sviluppo il futuro sarà sempre più compromesso. Questo vuol dire ripensare al primato del profitto ed alla logica del sacrificio, per sostituirli con organizzazioni gestite in condivisione, nelle quali si pensi a proteggere i più deboli, a garantire nei limiti del possibile sistemi di rotazione in grado di garantire la maggiore occupazione possibile e quindi uno spirito di impresa positivo ed in grado di competere alla pari con chi ha ben altri sistemi di garanzie sociali.

Il bastone senza carota di Cai, dei ministri impegnati nella trattativa e la pessima prova offerta dai Media (tutti impegnati a raccontare privilegi in gran parte inventati) saranno i peggiori nemici degli stessi investitori della Compagnia aerea italiana. Forse la convinzione che ci sia ancora la possibilità di comprare a poco, gestire per la sopravvivenza e vendere dopo qualche anno per ricavare un bel profitto, ha spinto Colaninno e soci verso un errore di valutazione gravissimo. D’altra parte è andata bene in Olivetti e Telecom, perchè non riprovarci?

Il presidente dell’Anpac, infatti, ha sostenuto: “Cai ha ottenuto tantissimo, ha avuto un fortissimo supporto politico, ha potuto andare all’ affondo: ma è ovvio che a un certo punto le risorse umane devono essere reinserite nel progetto. Se questo non avviene lo stesso progetto avrà dei problemi. Se Sabelli e Colaninno dicono che le porte sono aperte è significativo, ma bisogna vedere se sono aperte per riaprire il dialogo e restituire dignità alle categorie o solo per controfirmare documenti stesi e decisi da altri e non conformi con quanto stabilito a Palazzo Chigi. ‘Bisogna che le aperture si concretizzino perchè tutta questa storia è fatta di accordi e comunicazioni che poi non sono stati onorati. Spero che sia veramente un’apertura e non un invito ad aderire a prescindere, perchè subito dopo l’apertura la Cai ha precisato che in ogni caso andrà avanti. Insomma c’e’ sempre la pressione sul ‘prendere o lasciare’. Ma se io fossi Cai starei molto attento a portare dalla mia parte le categorie e in particolare i piloti”.

Berti ha colto il punto, anche se come deve essere cerca di fare il suo mestiere e propone un incontro possibile. Eppure, se i gesti e le azioni hanno ancora un senso, appare difficile che chi senza batter ciglio ha utilizzato “il supporto politico” senza impegnarsi nella realizzazione di un piano industriale di grande respiro e senza investire di conseguenza, ma solo  ‘quello che è giusto’, possa cambiare orientamento.

Il comandante ha aggiunto: “Governo e Cai devono fare uno sforzo per cercare di riavvicinare tutte le categorie al progetto. Il buon senso di governo e di Cai dovrebbe spingerli ad interrompere un confronto con le categorie così conflittuale e pesante, aprendo invece una fase in cui i piloti vengano reinseriti con la giusta motivazione nel progetto di rilancio della compagnia”. Secondo il pilota ”il coinvolgimento non deve avvenire solo sugli aspetti contrattuali ma su tutta la partita della gestione degli esuberi e sui criteri di assunzione”. Non e’ possibile, ha detto ancora Berti, che questi criteri non passino per la valutazione di organismi che rappresentano il 95 per cento della categoria. ”E’ vero che Anpav e Avia hanno aderito alla proposta Cai, ma una firma non cambia l’approccio psicologico a questo progetto. Sono persone ancora frastornate, che hanno subito una trattativa molto pesante e, quindi, che non partono con la giusta motivazione”.

Gli auspici del presidente di Anpac non saranno accolti. Lo dimostra il modo in cui si sta procedento alle assunzioni, senza un minimo di comunicazione ai lavoratori, aprendo nuovi motivi di apprensione e nervosismo. Chiedere ragionevolezza a Cai sarebbe come chiedere ad un elefante di imparare a volare. Piuttosto, con la scadenza di gennaio e la necessità di ‘partitre’, la ‘cordata patriottica’ cerca di correre ai ripari, tentando inglobare centinaia di piloti ostili. Si vedrà se le lusinghe del caso, tradizionali in questi scenari, produrranno risultati.

Sarà il futuro a dire se la ‘nuova Alitalia’ potrà guadagnarsi i gradi di ‘impresa industriale areonautica’ o rimarra a testimoniare un nuovo episodio della infinita sequenza di speculazioni che hanno ucciso la tradizione e le capacità dell’industria italiana.

Intanto l’Antitrust è pronta a ”intervenire duramente” se ci saranno abusi di posizione dominante da parte della nuova Alitalia. Ad assicurarlo è il presidente dell’Autorità, Antonio Castricalà.

La legge, rileva il presidente ”non ci toglie potere sull’eventuale abuso di posizione dominante. Siccome io non sono servo di nessuno, sono il cane da guardia per gli italiani. Se ci saranno abusi, interverremo duramente e questa è una promessa solenne: la compagnia deve temere il nostro intervento”.

Quanto alla polemica su un possibile intervento dell’Autorità sulla fusione tra Alitalia e Cai, Catricalà ha spiegato che “l’Autorità non deve fare finta di niente, se c’è stato qualche malumore ognuno si assuma la propria responsabilità. Io sono abituato a ragionare con le leggi e la legge non dice che l’Authority deve autorizzare la fusione. Io non dovevo autorizzare proprio niente quello che poteva fare l’Antitrust è molto diverso: adottare entro 30 giorni dalla comunicazione della fusione le misure atte ad evitare che ci siano prezzi ingiustificati e misure gravose per i consumatori, ed è quello che abbiamo fatto. Non potevamo ribellarci al Parlamento se anche le istituzioni dello stato si ribellano allo stato andiamo verso la fine delle istituzioni”.

Anche in questo caso il miglior testimone sarà il futuro, anche se non cè da sperare in tariffe ‘leggere’. Quando si è comunque ‘padroni’ del mercato e, per di più, in situazioni di bassa redditività (i voli a corto raggio) non è il caso di farsi illusioni.

Pubblichiamo volentieri un comunicato dell’Sdl Intercategoriale che analizza l’intera vicenda e convoca i lavoratori per il 17 dicembre al varco equipaggi di Fiumicino per una manifestazione. il-momento-piu-brutto

La foto è di Annibale Greco

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Commenti (1) »

  • enzo di mauro ha detto:

    oltre ad esprimere gratitudine perenne ai giornalisti veramente indipendenti di Inviatospeciale.com una cosa voglio dire forte e chiaro: anche se anpav e avia hanno firmato con cai, al primo sciopero le stragrande maggioranza degli ass.nti di volo aderirà massicciamente. Siamo stanchi ma molto molto inc……!!

InviatoSpeciale è un quotidiano on line di Informazione, Politica e Cultura, pubblicato dall'Associazione Onlus The GlobalvillageVoice,
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