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Alitalia, Cai e Air France

Autore: . Data: martedì, 9 dicembre 2008Commenti (0)

La gestione della Compagnia è caotica, i problemi insoluti largamente di più di quelli risolti, il silenzio dei media assoluto. Intanto si riparla di Air France-Klm, mentre Sdl denuncia alcune scelte di ieri del Commissario.

Secondo alcune indiscrezioni di stampa venerdì 12 dicembre sarà annunciato l’ingresso di Air France-Klm in Cai. Fonti diverse indicano in 200-250 milioni di euro ed in circa il 20 per cento delle quote di capitale della cordata, a questo punto ‘ex patriottica’, l’investimento francese.

Come sempre in questi casi le informazioni sono contraddittorie, non si comprende infatti come la compagnia d’oltralpe possa intervenire se ancora non è chiaro il destino di Air One. E’ evidente che i soci di Cai non sono tutti d’accordo sulla valutazione della Compagnia di Carlo Toto, in un primo momento valutata 300 milioni di eruro. Una cosa comunque appare certa e cioè che per l’imprenditore abruzzese si tratterà di un affare, perchè attualmente Air One è fortemente indebitata e con la cessione delle linee aeree Toto azzererà le perdite e porterà a casa un bel gruzzolo, poichè è del tutto escluso voglia reinvestire l’intero capitale in Cai.

Su Air France-Klm la possibilità di un intervento potrebbe concretizzarsi dopo che, nei giorni scorsi, il concorrente tedesco Lufthansa ha acquisito l’Austrian  e quindi si è rafforzato sul mercato europeo. Le voci, tuttavia, secondo le quali i francesi sarebbero ‘semplici’ investitori non coincidono con la cultura imprenditoriale di quel Paese, poco incline ad accettare situazioni nelle quali non è garantito l’accesso alla stanza dei bottoni.

In ogni caso l’azienda guidata da Spinetta sarebbe il maggior azionista della ‘cordata ex patriottica’ e l’assoluta incompetenza di tutti i soci della nuova Alitalia nella gestione di linee aeree oggettivamente metterebbe i transalpini in condizione di fornire non pochi servizi ‘di assistenza’ ai meno esperti ‘colleghi’ italiani. Insomma se dovesse affetturarsi l’ingresso di Air France-Klm la italianità tanto sbandierata comincerebbe a ridimensionarsi, fino ad una probabile liquidazione nel giro di qualche semestre. Insomma, l’operazione finanziaria e non industriale da alcuni sospettata.

Per chi sostiene poi la centralià di Malpensa nelle intenzioni dei francesi (73 destinazioni, di cui 14 intercontinentali, contro 44, di cui solo 4 intercontinentali a Fiumicino) c’è da considerare sempre la cultura francese che, pur tendente alla forte autonomia delle ‘periferie’, considera la centralizzazione un aspetto fondamentale nelle strategie di gestione. Così relegare una capitale (Roma) ad un ruolo subalterno rispetto ad una città (Milano) inserita in un contesto territoriale (il nord) nel quale sono operativi numerosi altri scali, anche internazionali (Orio al Serio, Linate, Bologna, Brescia, Genova, Torino, Venezia, Verona e Pisa) appare certo possibile, ma poco probabile.

Sul fronte Alitalia a Fiumicino la situazione rimane caotica e sembra che la gestione del personale sia in una fase di delirio. Il personale da un’ora all’altra è prima assegnato in riserva e poi messo in cassa integrazione, rendendo la vita dei lavoratori ancora più difficile.

Intanto Cai, secondo il Sole 24 Ore, rimane con un capitale sociale di 160mila euro, perchè nessuno dei soci ha conferito nulla alla società. Atteggiamento che la dice lunga sulla serietà di tutta l’operazione. Il 12 prossmo si dovrebbe procedere, ma i continui ritardi ad aprire il portafoglio consigliano cautela nelle previsioni.

Dovrebbero entrare Antonio Angelucci, imprenditore del ramo sanità, parlamentare del Pdl e tirato in ballo in alcune vicende giudiziarie; Edoarda Crociani, in passato fornitrice di assistenza per la manutenzione dei radar negli aeroporti, proprietaria di Vitrociset e moglie dello scomparso Camillo, ex presidente di Finmeccanica e Tirrenia, coinvolto nel 1976 nello scandalo Lockheed; Achille D’Avanzo, immobliarista napoletano a capo di Solido spa, che raccoglie un gruppo di società con un capitale immobiliare di 600 milioni di euro.

Poichè Cai è una compagnia aerea, insieme agli arrivi ci sono le partenze. Dovrebbero andar via  Gianluigi Aponte, 100 milioni previsti, il fondo Clessidra con 50 milioni e Marco Fossati con 10 milioni.

Alla fine l’assetto potrebbe essere: Intesa Sanpaolo, Immsi (Colaninno) e Atlantia (Benetton), con 100 milioni ciascuno. Poi Riva, Ligresti, Equinox, Toto, i fratelli Fratini, Maccagnani, Acqua Marcia, Gavio, Pirelli e Marcegaglia con circa 60 milioni. Infine sei annunciati il 28 ottobre: Ninni Carbonelli D’Angelo, con 35 milioni, Maurizio Traglio con 15 milioni, Giuseppe Fontana, Vincenzo Manes, Antonio Orsero, il fondo Atlantis. Infine Angelucci, Vitrociset di Edoarda Crociani con 30 milioni e Achille D’Avanzo.

Nella giornata di ieri l’Sdl, uno dei protagonisti del ‘fronte del no’, ha diffuso un comunicato che riportiamo integralmente.

“All’interno di una situazione già confusa e caotica, durante il ponte per l’8 dicembre il Commissario Fantozzi ha messo in atto due operazioni che creano ulteriori dubbi rispetto alla gestione complessiva della vicenda.

La prima riguarda l’invio delle prime lettere di messa in Cassa Integrazione a zero ore ad Assistenti di Volo. 

Su questa operazione gravano molti dubbi: infatti, ad una prima verifica, il numero di lettere inviate appare insufficiente a coprire il numero degli esuberi previsti, mentre ci sono state segnalate molte incongruenze rispetto alla popolazione che ha ricevuto o che non ha ricevuto la missiva aziendale. E’ previsto quindi un ulteriore invio di lettere a breve da parte di Alitalia.

Inoltre, risulta che lo stesso Fantozzi stia mettendo in cassa integrazione il personale non necessario a mantenere l’attuale operativo aziendale che è di circa 200 voli giornalieri (a fronte di 800 circa espletati fino a poche settimane fa).  Se consideriamo che CAI ne opererà circa 350, potrebbero essere interessati da questa Cigs più personale di quello che invece dovrebbe essere escluso dalle assunzioni.

Alla luce di quanto sopra, invitiamo quindi tutti i colleghi a mantenersi aggiornati ed a non considerare questa prima ondata di cassa integrazione definitiva in alcun senso per il proprio futuro.

La seconda operazione riguarda invece la notifica da parte del Commissario di un diverso sistema d’impiego, basato sulla normativa EU-OPS, valido a partire dal 9 dicembre.

Come avevamo già comunicato, allo stato nel quale ci troviamo e con i contratti ampiamente scaduti, questo atto appare essere nelle facoltà del Commissario, il quale è invece tenuto a non modificare in alcun modo la parte economica di quanto valido fino ad oggi.

E’ chiaro che questo ha effetti importanti su molti istituti contrattuali, tra i quali vale la pena sottolineare la Riserva, le soste fuori sede del L/R e le composizioni equipaggio in operativo.

Abbiamo già inserito nel nostro sito un primo vademecum per comprendere bene tale normativa; sarà nostra cura implementare tutte le informazioni necessarie per evitare ulteriori sfracelli ai danni dei naviganti.

Alla luce di quanto sopra, sembra che qualcuno abbia intenzione di far scoppiare l’operativo Alitalia e di danneggiare ulteriormente i valori umani e materiali della nostra Azienda. Non riusciamo a trovare altra ragione per giustificare il modo con il quale si sta gestendo un’operazione già molto delicata, gettando benzina sul fuoco di un malcontento generale e profondo.

Il commissario, il Governo, la CAI e il sindacato confederale, letteralmente scomparso dai luoghi di lavoro, devono assumersi tutte le responsabilità del caso, mentre l’opinione pubblica deve conoscere a fondo e con tutti i mezzi a nostra disposizione ciò che sta accadendo in un bene ancora pubblico”.

Il comunicato sindacale prefigura un aggravamento ulteriore della situazione Alitalia, anche se non appare chiara la strategia del Commissario staraordinario. I ritardi nell’acquisizione da parte di Cai e questa fase di incertezza stanno in ogni caso compromettendo il valore del marchio Alitalia sul mercato nazionale ed internazionale. Vedremo nelle prossime ore gli sviluppi di questa situazione.

Infine, sull’unico tra i soci Cai ad avere avuto rapporti col settore areonautico c’è, come abbiamo scritto, Toto di Air One. In un paziente lavoro di ricerca InviatoSpeciale ha trovato un vecchio articolo dell’Espresso, del 22 dicembre 2006, nel quale si legge tra l’altro: “Appena superato il traforo del Gran Sasso, a due passi da Teramo la strada si restringe e si vedono i cantieri con la scritta ‘Toto costruzioni’. Fino a due mesi fa, quando sono arrivati gli ispettori della Asl di Teramo, gli operai che lavorano per la società di Carlo Toto al freddo e in condizioni disagiate erano costretti a usufruire di baracche senza servizi. “Nei cantieri di Villa Vomano non c’era un armadietto per riporre i vestiti, una sedia e nemmeno un bagno. Gli operai dovevano fare i bisogni all’aperto come gli animali. Abbiamo denunciato tutto alla Asl che è intervenuta e ha imposto all’azienda di montare le baracche nuove”, racconta Amedeo Marcattili il segretario generale della Fillea-Cgil di Teramo. Marcattili è molto arrabbiato con Toto perché il principale imprenditore della zona non rispetta i contratti provinciali: “Toto è un padrone vecchio stampo: chiede a tutti un’ora di straordinario al giorno, non paga il 16 per cento che spetta per il lavoro in zone disagiate e non accetta i normali rapporti con le organizzazioni sindacali”. Marcattili ha scritto a tutte le autorità di Teramo, a guida centrosinistra, per riportare Toto all’ordine. Invano. Eppure Toto è ben visto a sinistra. Ottimo amico del leader della Margherita abruzzese, il sindaco di Pescara Luciano D’Alfonso (che usa spesso il suo aereo personale) Toto può contare anche su un buon rapporto con i Ds. “Sono passati tre mesi da quando ho scritto una lettera al presidente della Provincia di Teramo, Ermino D’Agostino dei Ds”, racconta Marcattili, “e non mi ha mai risposto”. [...] Nella vicenda di Villa Vomano c’è tutto il nocciolo del Toto pensiero: grandissima attenzione ai risparmi, buoni rapporti con i politici e allergia al sindacato [...] Tutto fila liscio fino al 1981, quando lo arrestano con un funzionario Anas in una delle poche indagini pre-mani pulite. L’accusa per falso riguarda l’appalto del ponte sul fiume Comano (crollato nel giugno del 1980). Nel 1988 arriva la condanna in appello con i benefici di legge”.

Quante cose si capiscono ad aver la pazienza di cercare.

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